Modica, solidarietà ai marinai prigionieri in Libia

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Modica – Medinea e Antartide, i pescherecci con i loro 18 membri dell’equipaggio, vengono sequestrati il primo settembre dalle milizie libiche. Sul perché la Guardia Costiera Italiana non sia arrivata a fermarli c’è un alone di mistero. Forse necessità obbligata di condurre in maniera diplomatica la questione spinosa? La Libia dice che in quelle acque non si doveva stare: è spazio libico, ma la comunità internazionale dice che si tratta di acque fuori dai confini libici, assolutamente internazionali. Sullo
sfondo della guerra del pesce per la caccia al pregiato gambero rosso si
muove la quotidianità angosciante delle problematiche dei pescatori e
delle loro famiglie, che di questo lavoro vivono. Lavoratori che la
Libia vuole usare adesso come merce di scambio, per liberare gli
scafisti, che sembra siano quattro calciatori professionisti,
responsabili della strage in mare del ferragosto 2015 con 49 morti.

Che sostegni esistono per chi opera in un luogo ad alto rischio come il
mare? Il 7 luglio 2020 il senato ha approvato il rifinanziamento delle
missioni all’estero con oltre 58 milioni alla Libia. La Chiesa, le
associazioni di categoria, il Presidente della regione Sicilia, il
Presidente della Repubblica Mattarella, e in maniera incessante i
familiari, chiedono il ritorno a casa dei 18 Italiani. In Libia le
famiglie dei libici residenti nelle nostre prigioni vogliono il ritorno
dei loro familiari. Di Maio, ministro degli affari esteri, a quanto pare, nel suo dialogo con la rappresentante speciale ONU ad interim per la Libia,
Stefanie Williams non fa menzione della situazione dei 18 pescatori
siciliani. Si congratula per le esportazioni di petrolio, ma anche per
gli sviluppi in ambito militare e di sicurezza: un chiaro messaggio che
l’Italia si interfaccia con il Premier libico Fayez al Serray
riconosciuto dall’ONU. Resta fuori dal dialogo Haftar, che guida le
milizie che hanno preso in ostaggio i 18 pescatori.
Questa vicenda è l’emblema di una Libia difficile da gestire, perché
troppo frammentata politicamente , e molte sono le armi che circolano
all’ interno. La sua strada per la democrazia sembra molto lunga. Ma,
l’Italia non deve mai abbassare la guardia: la democrazia e i diritti
costituzionali vanno custoditi.

Questi sentimenti sono comuni nell’opinione pubblica. Ad esempio anche a Modica i pescatori mazaresi prigionieri sono al centro dell’attenzione e i cittadini sono preoccupati per come evolve la vicenda, per le sorti dei marinai, per le loro famiglie e per tutto il settore della pesca siciliano. A palazzo San Domenico da qualche giorno campeggia uno striscione di solidarietà per le vittime di questo sequestro libico, ma anche di condanna per quanti, fino ad ora, hanno preso la vicenda sottobanco, relegandola in secondo piano.Non ci aiuta Erdogan con il quale siamo un po’ freddi, non ci aiuta Putin, non ci aiuta l’Egitto, malgrado i rapporti, non ci aiuta la Tunisia.

Non ci aiuta il leadr libico riconosciuto Fayez al Serray, al quale diamo soldi, motovedette e quant’altro. Lo striscione di solidarietà ai pescatori mazaresi è stato messo perchè attorno a questa vicenda non venga abbassata la guardia. L’italia non può essere tenuta in scacco da un colonnello sanguinario. Il Governo italiano non può restare fermo a guardare affidandosi alle relazioni diplomatiche che fra l’altro non esistono con un dittatore non riconosciuto dalla comunità internazionale. Mentre va il plauso a chi ha deciso e fatto realizzare lo striscione a favore dei marinai mazaresi perchè siano al più presto liberati, i modicani devono fare sentire la loro voce a fianco di una comunità, quella dei pescatori e delle loro famiglia, perchè questa vicenda finisca al più presto e senza ricatti.
Arianna Salemi

mazara, pescatori, prigionieri

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