Crescita Economica e Meritocrazia: ma l’Italia premia chi investe e innova?

( di Salvatore G. Blasco) – Perché l’Italia non cresce

     Noi in questa sede cerchiamo di analizzare  le cause e  possibili  rimedi.

     Tralasciando i dati storici  sul declino  del nostro Paese  ci limitiamo a circoscrivere la nostra disamina ad anni, a noi,  più vicini.

     Iniziamo a dire che il nostro Paese non è riuscito  a fare il ”giusto salto “ verso una economia aperta , basata sulla conoscenza, e competenze.

     Questo ha comportato abbandono della ricerca  e del merito .

  In una economia del XXI secolo dove invece  è essenziale la conoscenza  di cui le aziende  si servono per il loro divenire. Oggi le aziende cercano circa 400 mila lavoratori e non li trovano perché la scuola non li fa formati. Una scuola obsoleta e quindi tutta da rivedere.

  Ci domandiamo come si potrebbe portare  l’Italia verso una crescita economica sostanziosa?

Secondo  molti economisti  servono quattro mosse: digitalizzare il Paese, sostenere le imprese, modernizzare la scuola  e per ultimo  riformare la giustizia  come ce lo chiedono in tanti specialmente all’estero.

La produttività è il male oscuro della nostra economia. Confermato dal Piano nazionale di riforma, varata  dal governo italiano questa estate,  è considerata una priorità su cui impegnarsi.

     Insomma servirebbe un deciso  cambio di passo se non vogliamo restare nelle secche. Quindi è necessario che la classe politica capisca l’importanza del fattore  produttività agendo, di conseguenza, sulle cause che ne rallentano , sin dal 1995, il giusto trend proiettato in avanti.

     Aumentando la produttività, come ci chiede la Commissione europea, ci permetterebbe di fare aumentare i salari e far crescere il lavoro buono per le nostre generazioni future.

     La  bassa crescita  è dovuta anche alla scarsa diffusione dell’innovazione digitale. Dovuta in Italia soprattutto alla concentrazione  di piccole imprese, che nel nostro Paese rappresentano il 95% del  del Pil.

     Altre cause sono  l’inefficienza tanto della pubblica amministrazione quanto della giustizia, sia penale sia civile, e ancora la mancanza  di una adeguata formazione digitale da parte di manager, studenti e lavoratori.

L’Italia  non premia a sufficienza chi investe e innova, chi lavora, studia e si impegna di più. Sono fattori difficili da misurare, ma fondamentali per una nuova fase di sviluppo del Paese.

Ricordiamoci che la vera uguaglianza delle opportunità lavorative passa  attraverso la valorizzazione del merito.

     Si tratta di questioni che potrebbero condurci lontano.

     Qui in questa sede mi preme sottolineare l’importanza di quei valori ( merito ) che producono ritorni non immediati ma nel medio lungo termine, e principalmente non monetizzabili.

     A questo puntpvogliamo chiudere questo contributo ricorrendo alle riflessioni del prof Nuccio Ordine, tratte dal suo bel libro ( L’utilità  dell’inutile) :

< il sapere si pone di per sé come un ostacolo al delirio  d’onnipotenza del denaro e dell’ utilitarismo. Tutto si può comprare , è vero. Dai parlamentari ai giudici, dal potere al successo; ogni cosa ha il suo prezzo.

Ma non la conoscenza : il prezzo da pagare per conoscere è di ben altra natura……..

        Ma c’è di più. Solo il sapere può sfidare  ancora una volta le leggi del mercato >.

Chiudo riferendomi alla bestia nera dell’economia italiana, cioè il debito pubblico.

     Debito aggiornato aggiornamento di agosto 2023.

                          Salvatore G Blasco

commissione europea, digitalizzazione, Nuccio Ordine, Piano nazionale di riforma

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