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23 Aprile 2021

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UniRagusa e caso Sciré: un uomo solo contro i “baroni” dell’Università di Catania

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In questi giorni si celebrano al tribunale di Catania le udienze del processo “Università bandita” che ha come imputati per “associazione a delinquere accademica” 10 docenti tra rettori, ex rettori, prorettori, direttori di dipartimento e 45 altri docenti dell’ateneo catanese per reati vari.

L’ inchiesta prese il via dalla denuncia, dieci anni fa, di Giambattista Sciré sui concorsi truccati in seno all’Ateneo catanese. Nella vicenda giudiziaria, lo ricordiamo, sono indagati anche i modicani Giuseppe Barone ex docente al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania ed il figlio Antonio, anch’egli docente all’Università di Catania.

Il posto che gli spettava fu dato ad una laureata in architettura

Scirè alla fine del 2011 denunciò un concorso irregolare bandito dall’Università di Catania per un posto di ricercatore in Storia contemporanea nella sede di Lingue e letterature straniere, a Ragusa; la Commissione bocciò lui per promuovere un’altra candidata laureata in architettura. Il Tar per la Sicilia ha dato presto ragione a Scirè: quel concorso era bugiardo e “gran parte dei titoli presentati dalla vincitrice e positivamente valutati dalla commissione erano in realtà incongruenti con il settore concorsuale Storia contemporanea afferendo invece alla Storia dell’architettura o all’Architettura del paesaggio”.

Risarcito di 45 mila euro

Nonostante le tante sentenze a suo favore l’ateneo però gli ha chiuso tutte le porte. La commissione in questi dieci anni è stata condannata per abuso d’ufficio in sede penale e Sciré ha ottenuto un risarcimento, 45 mila euro, buona parte dei quali spesi in avvocati. Quello che chiede il ricercatore però è poter lavorare  .

Sciré: “Io vittima di un omicidio professionale”

Per il ricercatore di Vittoria infatti la vera ingiustizia è che «l’Ateneo di Catania non ha mai provveduto a risarcire il danno più grave, quello inferto alla sua carriera accademica”.  Sciré si sente vittima di un “omicidio”professionale che lo ha tagliato fuori dal suo impegno di studioso, ricercatore e docente universitario. “Quello universitario, dice Sciré, è un sistema di potere pericoloso, grave per i cittadini, perché usa risorse pubbliche per fare interessi privati in modo corruttivo e clientelare e abbassa sempre più il livello della ricerca scientifica e dei servizi formativi offerti.

Il sistema di potere è così potente e sicuro dell’impunità che non sono bastate tutte le sentenze dei tribunali italiani, amministrativi, penali e contabili, per permettergli di essere reintegrato come è stato riconosciuto dalla legge”.

“Mi rivolgerò alla Corte di Giustizia europea”

Sciré ha annunciato che si rivolgerà alle istituzioni europee, alla Corte di giustizia europea per avere riconosciuti i suoi diritti umani violati. Sciré ha anche  fondato l’associazione “Trasparenza e Merito” per supportare e aiutare chiunque altro abbia subito come lui abusi e ingiustizie all’università, per non farlo sentire isolato.

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