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23 Aprile 2021

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Il CoRFilaC di Ragusa piange il professor Van Soest, geniale laboratorio vivente

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Uno scienziato, un genio, ma anche e soprattutto una persona e allo stesso tempo un personaggio indimenticabile.

Il CoRFiLaC di Ragusa, l’ente di ricerca scientifica che si occupa della filiera lattiero-casearia siciliana piange la morte del professore Peter J. Van Soest, docente emerito della Cornell University Ithaca di New York che per anni è venuto a Ragusa per incontrare personalmente i produttori iblei.

Fu il professore Giuseppe Licitra, docente dell’Università di Catania e presidente del CoRFiLaC ad incontrarlo per la prima volta negli anni ’90 proprio alla Cornell University a New York, da lì non si sarebbero più persi di vista. Dagli anni 1990 e fino al 2010 ha speso almeno un mese l’anno al CoRFiLaC, ed ha realizzato tante ricerche poi pubblicate su riviste internazionali.

Il professore Peter J. Van Soest ( nella foto il primo a sinistra) è considerato il padre del Progetto Ibleo poi diventato CoRFiLaC. Le sue conoscenze scientifiche e tecniche hanno permesso di migliorare l’attività di decine e decine di produttori zootecnici iblei riuscendo a raggiungere standard qualitativi che hanno permesso di ottenere anche la certificazione Doc del formaggio Ragusano.

Il ricordo del presidente del CoRFiLaC, Licitra

“Non ci sono parole per ricordare Peter, si per tutti era Peter, nonostante fosse un vero genio, un vero scienziato, colui che ha cambiato la nutrizione animale nel mondo, con le sue infinite ricerche e con i sui libri, che sono diventati “i testi sacri” per tutti i ricercatori e studenti di qualsiasi Università del pianeta”. Così lo ricorda il presidente Licitra.

Gli allevatori che lo hanno conosciuto: Era un laboratorio vivente”

Indimenticabili i suoi incontri con gli allevatori iblei, indimenticabili anche le loro facce sgomente quando per la prima volta videro il professor Van Soest mettere in bocca e masticare il fieno. Non c’era cosa che non assaggiasse, era un laboratorio vivente, dal sapore riusciva ad analizzare ogni tipo di foraggio e ad individuarne ogni sua caratteristica organolettica.

Era un genio in continua evoluzione che amava confrontarsi con chiunque, con umiltà, nonostante fosse impossibile misurarsi scientificamente con lui. Di grande convivialità, amava il peperoncino e amava condividere il buon cibo siciliano con un buon calice di vino, senza distinzione per i commensali, dal contadino al ricercatore. Il mondo della zootecnia iblea ha perso un grande e geniale amico.

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