E’ in dissesto il Municipio di Modica o anche la sua “Società civile”?

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( di Carmelo Modica) – Non vi è dubbio che il dissesto finanziario un pregio lo ha e ce lo fa rilevare il Sindaco di Modica  Maria Monisteri Caschetto quando afferma  (La Sicilia del 15 marzo scorso):  “Siamo un’ amministra zione che punta sicuramente al turismo ma chesa allo stesso tempo che prima devono stare bene i modicani e poi i visitatori […]Se non stanno bene i nostri cittadini non staranno bene nemmeno i turisti”.

Scegliamo il dominio del turismo perché, tra i tanti provvedimenti che il Sindaco ha annunciato orientati al recupero del centro storico, ci sembra il più efficace nel rivelare quanto sia culturale il dissesto che il disastro finanziario ha fatto emergere.

In realtà, il dissesto economico è il risultato di molteplici dissesti culturali che attraversano tanto l’azione di governo quanto la società civile modicana.

Non è forse un dissesto culturale un sistema organizzativo in cui le associazioni realizzano un insieme disordinato di iniziative che non vanno oltre le presentazioni di libri, spesso caratterizzate dalla “sindrome delle sedie vuote”? Un panorama segnato dall’autoreferenzialità e da un agitarsi sterile, che non lascia traccia, in perfetto contrasto con la vera cultura, che – come diceva Marguerite Yourcenar – mira alla fondazione di biblioteche concepite come “granai pubblici”, riserve preziose contro il sempre possibile “inverno dello spirito”.

Eppure qualcuno ha indicato la via: basti ricordare Giorgio Colombo che, da Presidente dell’Ente Liceo Convitto, ha lasciato l’importante patrimonio dell’ArchivumHistoricumMothycense, accessibile anche a quei modicani che non hanno avuto il piacere di assistere alla presentazione dei venti numeri di altissimo pregio e valore culturale. Oppure l’esempio, oggi isolato, di Carmelo Cataldi che, con La Società di Storia Patria Modicana, sta seguendo la stessa strada con ottime e apprezzate pubblicazioni.

Non è un dissesto culturale ciò che è avvenuto con il Consiglio di Biblioteca, dove sono stati modificati regolamenti per creare ad hoc la figura di megagalattici Presidenti onorari, costretti poi alle dimissioni? E dove i componenti rimasti, a partire dal vicepresidente che avrebbe dovuto guidarlo in sede vacante, sono rimasti inerti per anni, mantenendo la carica… forse solo per esibirla nei propri curricula?

Non è forse un dissesto anche quello che riguarda  l’organizzazione della macchina amministrativa, lo sviluppo economico e tutti gli altri ambiti della governo locale? Perché, allora, stupirsi del dissesto finanziario, che ne è solo la naturale conseguenza?

Le parole della Monisteri, citate all’inizio, ci hanno ispirato perché identiche a quelle che scrivemmo nell’articolo pubblicato su RTM il 24 gennaio 2023, dal titolo Costruiamo la “Modica dei Modicani” prima di quella dei turisti. E proprio questo ci ha fatto materializzare un altro dissesto culturale: quello della Pro Loco APS Modica, che conosciamo bene e che, a tre anni dalla sua costituzione – con ampia possibilità di prova – non ha prodotto un solo evento (ribadiamo: un solo evento) capace di incidere sulla promozione turistica della città, che dovrebbe essere il suo obiettivo primario.

Ma diciamola tutta: non è forse un dissesto culturale anche il fatto che, elezione dopo elezione, i cittadini modicani abbiano continuato, almeno dagli anni ’60, a rinnovare la fiducia a quella classe politica che ha portato al dissesto finanziario?

Abbiamo scritto tutto ciò perché ci sembra adeguato per riflettere sulle condizioni della nostra città anche con un generale e necessario “mea culpa” di tutti gli attori; magari per propiziare uno sfondo che materializzi per Modica quel formidabile appello che John Fitzgerald Kennedy rivolse alla sua America nel suo discorso d’insediamento del 20 gennaio 1961: “Dunque, miei concittadini americani, non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese. Concittadini del mondo, non chiedete cosa l’America può fare per voi, ma cosa possiamo fare, insieme, per la libertà dell’uomo”.

Il dissesto non è solo una condizione che ha colpito il Comune, ma può colpire altre istituzioni e persino singole persone.

Neppure gli antichi Romani si stupivano del dissesto, tanto da codificarne il recupero con la dittatura temporanea di Cincinnato. E non è una forzatura il paragone, perché se a Cincinnato il Senato e i consoli cedevano il potere come dittatore, con il dissesto un commissario governativo prende il controllo delle finanze. Se il dittatore romano aveva pieni poteri senza contrappesi, il commissario straordinario deve rispettare le leggi dello Stato ed è sotto il controllo del Ministero dell’Interno. Se il dittatore romano restava in carica per un massimo di sei mesi, il commissario rimane fino al ripristino della normalità amministrativa.

In entrambi i casi, l’obiettivo è il ritorno alla normalità. Come? Lo vedremo nel prossimo articolo.

Carmelo Modica

Miei precedenti articoli sull’argomento:

22 gennaio 2025

Modica, riflessione: dissesto economico o dissesto culturale?

9 marzo 2025

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