Modica, riflessione: dissesto economico o dissesto culturale?

3–4 minuti

Colpa, dolo, incompetenza, superficialità… o cosa?

Riteniamo che la dichiarazione di dissesto sancita dalla Giunta Monasteri, prima ancora di rappresentare un dissesto economico, formalizzi, attraverso un documento ufficiale, il dissesto culturale della classe politica che ha governato la Modica repubblicana, soprattutto a partire dagli anni ’60, con l’ingresso sulla scena politica di Saverio Terranova e dell’onorevole Nino Avola.

Questa dichiarazione richiama alla memoria i grandi carrozzoni politici che hanno caratterizzato decenni di gestione locale: l’affollamento clientelare dell’organico comunale, l’Azasi, l’Università San Martino, la Giostra dei Chiaramonte, e tutte quelle iniziative che, attingendo alle finanze pubbliche, sono state impiegate per promuovere carriere politiche “onorifiche”, talvolta riuscite, altre volte fallite.

Una dichiarazione di dissesto di tale portata avrebbe dovuto spingere ogni partito che ha governato la città nel tempo a un serio esame di coscienza e alla ricerca delle proprie responsabilità.

Invece, è sufficiente esaminare le dichiarazioni di alcuni politici locali, gli articoli online e i relativi commenti, così come le esternazioni sulle bacheche Facebook di numerosi esponenti della politica locale, in particolare della sinistra, per comprendere come la dichiarazione di dissesto venga percepita non come un evento grave, ma come un semplice strumento di lotta politica, utile per demonizzare l’avversario.

Questo atteggiamento è evidente in un dibattito pubblico che si sviluppa in una sorta di “Consiglio comunale virtuale” (poiché il Consiglio comunale, di fatto, non esiste), dove le discussioni si dividono tra le dinamiche tipiche della “legione di imbecilli social” descritta da Umberto Eco e posizioni apparentemente più elaborate, ma che condividono lo stesso obiettivo: strumentalizzare il dissesto per finalità di dominio politico.

La dichiarazione di dissesto, dunque, viene affrontata con la stessa cultura che ha contribuito a generarlo, perseguendo il medesimo scopo: la ricerca del consenso elettorale attraverso il mantenimento e il rafforzamento di un sistema clientelare vantaggioso per pochi.

Si fronteggiano così due fronti, entrambi caratterizzati da una caratura culturale identica: da un lato, chi attribuisce la colpa del dissesto a Ignazio Abbate per attaccarlo; dall’altro, chi, con pari superficialità ed intento, lo difende richiamando i debiti accumulati dai suoi predecessori.

Due posizioni speculari nella mentalità e simmetriche nei risultati, poiché entrambe si configurano come strumenti di malapolitica. Così gli amici di Ignazio Abbate non si avvedono dei risultati fallimentari della sua decennale gestione economica del Comune ed i nemici di Abbate distraggono con la demonizzazione i modicani perché non ricordino che:

  • il sindaco Scivoletto già nel 1986, presentò un’allarmata relazione sulla situazione debitoria del Comune;
  • il sindaco Drago già nel 1987 non aveva i soldi per assolvere agli atti di ordinaria amministrazione: pubblicazione delle gare di appalto per la manutenzione della pubblica illuminazione e  per assumere i netturbini”;
  • il sindaco Agosta nel 1988 definì preoccupante la situazione di cassa del municipio;
  • il sindaco Di Martino nel 1989 durante la breve sindacatura paga gli stipendi degli impiegati con quattro mesi di ritardo ed “ i fornitori rifiutavano di partecipare alle gare, al Comune giungevano decreti ingiuntivi per miliardi.(…) L’anticipazione di cassa, che nel 1984 era di 1 miliardo e 200 milioni, salì a 15 miliardi nel 1988 e lo stesso nel 1989; si pagavano 600 milioni di lire all’anno per gli interessi
  • il sindaco Scivoletto nel 1988 moltiplicò i cottimi fiduciari, gli incarichi professionali.

E’ possibile approfondire questa disamina completa anche delle condizioni della cassa comunale ai tempi della seconda sindacatura Scivoletto e dei sindaci Ruta e Torchi leggendo l’ottimo libro di Domenico Pisana “Modica in un trentennio, percorsi di storia in una città in cammino. 1980-2010”, Edizioni Genius loci, Ragusa 2010

Esiste un argomento che entrambi i fronti evitano accuratamente di affrontare: cosa hanno fatto i vari governi per migliorare il sistema di riscossione delle tasse? La tragicità dei fatti dimostra la pochezza culturale e politica di un sistema incapace di affrontare questo nodo cruciale.

Nel rendiconto di gestione approvato nel 2022, emerge infatti un dato clamoroso: i tributi non riscossi superano il debito stesso del Comune di Modica. A fronte di un debito di 94.092.430,74 euro, si registra una mancata riscossione di tasse pari a 137.434.629,88 euro.

Finanza allegra, superficialità, un apparato burocratico volutamente inefficiente… o cos’altro?

Che fare?

Ne parleremo in un prossimo articolo.

Carmelo Modica

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Una risposta a “Modica, riflessione: dissesto economico o dissesto culturale?”

  1. Avatar Giuseppe
    Giuseppe

    Dopo aver fatto un percorso amministrativo, con il quale vuole dimostrare che i problemi finanziari esistono da tempi remoti, si conclude che il mancato introito dei tributi supera il deficit di bilancio, ma allora a cosa è servito la tesi esposta, chi ha favorito o agevolato che i tributi non venissero riscossi, forse gli ex sindaco menzionati negli anni precedenti? Non si comprende cosa possa giovare al dibattito una tesi che alla fine con l’esposizione dei mancati incassi dei tributi, annulla tutta la tesi sostenuta.

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