La demolizione dell’ex stabilimento Ancione di contrada Tabuna riaccende lo scontro politico a Ragusa. Il Partito Democratico punta il dito contro quella che definisce una perdita irreversibile per la memoria industriale della città, dopo le indiscrezioni secondo cui l’area potrebbe ospitare un nuovo supermercato.
A intervenire è Riccardo Schininà, segretario cittadino del PD Ragusa, che torna sul caso dello storico sito produttivo in questi giorni interessato dalle operazioni di demolizione. “Ci avevano detto che l’area dell’ex fabbrica Ancione sarebbe stata destinata a servizi per la città. Oggi scopriamo che, se le informazioni emerse saranno confermate, quei servizi coinciderebbero con l’ennesimo supermercato. Una prospettiva che rende ancora più grave la demolizione di un luogo simbolico della memoria industriale ragusana e la distruzione delle opere del progetto Bitume”, afferma Riccardo Schininà.
Secondo il segretario dem, non si tratterebbe di una vera riqualificazione ma di una trasformazione radicale dell’area. “Dove sorgeva un sito legato alla storia produttiva della città, dove tra il 2016 e il 2020 artisti di rilievo internazionale avevano realizzato le oltre quaranta opere del progetto Bitume, rischiamo di ritrovarci l’ennesima struttura della grande distribuzione. Il punto politico sul quale la città dovrebbe interrogarsi è se l’amministrazione comunale abbia mai provato davvero a immaginare per quell’area una funzione diversa, coerente con la sua storia e con il valore culturale che quel progetto aveva restituito alla città. Secondo noi, le logiche del profitto privato hanno prevalso sull’interesse pubblico e su una visione complessiva della città”.
Alla presa di posizione di Riccardo Schininà si aggiunge quella del gruppo consiliare del Partito Democratico composto da Peppe Calabrese, Giuseppe Podimani e Mario Chiavola. I consiglieri sostengono che il caso dell’ex Ancione non rappresenti un episodio isolato. “In pochi mesi Ragusa ha visto scomparire due luoghi della propria memoria industriale: l’ex Ancione e il Mulino Curiale, entrambi destinati a lasciare spazio a nuove strutture commerciali. Proprietà private, certo, ma sulle quali un’amministrazione attenta avrebbe dovuto tentare di orientare le scelte, avviare un confronto, interloquire con la Soprintendenza e con la città”.
Nel mirino del PD finiscono anche le dichiarazioni del sindaco Peppe Cassì. “Quando, per difendersi, il sindaco scrive sui social ‘Cosa avrebbe potuto fare il Comune?’, non fa altro che ammettere l’assenza di una strategia pubblica. Il Comune avrebbe potuto e avrebbe dovuto aprire un dialogo non solo per tutelare il sito di archeologia industriale e il nuovo patrimonio culturale, ma anche per valutare strumenti urbanistici capaci di promuovere una visione alternativa. Invece, confermando un metodo già visto troppe volte, ha scelto di non scegliere”.
La nota si conclude con un giudizio severo sull’azione amministrativa degli ultimi anni. “Dopo otto anni di amministrazione Cassì resta una città che perde pezzi della propria storia e li sostituisce con funzioni commerciali tutte uguali. Una città mercato, un non luogo che rischia di smarrire, pezzo dopo pezzo, memoria e identità”.
(czcz)







