“Paci” a Comiso: una festa che non si racconta, si vive

2–3 minuti

Concluso i suggestivi riti del Triduo Santo, la città di Comiso si immerge nel cuore pulsante delle sue tradizioni.

Non è solo una ricorrenza religiosa la Pasqua, ma un’esplosione di fede, folklore e identità che culmina nella celebre “Paci”: l’incontro tra il Cristo Risorto e la Vergine Annunziata. A coordinare questa imponente macchina organizzativa è la Prima Insegne Collegiata, Parrocchia e Basilica Maria SS. Annunziata.

Un anniversario storico

Quella di quest’anno non è una Pasqua come le altre. La comunità celebra infatti i 150 anni dalla dedicazione della Basilica, il cuore che batte nel centro della città.

“La Pasqua — spiega il parroco, Don Biagio Aprile — continua a essere celebrata, ascoltata e invocata: come sorgente di pace, come chiamata alla speranza, come promessa che Dio non si stanca di camminare con noi.”

L’alba della Risurrezione

A Comiso la mattina di Pasqua è un risveglio dei sensi. Già dalle prime luci, le campane a festa  annunciano al mondo la grande promessa: Cristo è Risorto. Alle 7:30, il fragore festoso delle campane e il tradizionale saluto dei “Sarvi Rigghina” scuotono la città, dando ufficialmente il via ai festeggiamenti.

Mentre la prima celebrazione eucaristica raccoglie i fedeli in preghiera, alle 8:30 l’atmosfera cambia ritmo: le bande musicali iniziano a percorrere le vie del centro storico, portando note di festa in ogni vicolo e preparando l’animo della folla al momento culminante.

Il trionfo della “Paci”

Il momento più atteso scatta alle 10:30. I simulacri di Gesù Risorto e di Maria SS. Annunziata varcano la soglia della Basilica per affacciarsi sulla piazza. Ad accoglierli, un tappeto di folla festante, lo scoppio dei fuochi d’artificio e una pioggia di colori.

È qui che avviene la prima “Paci”: un rito antico e commovente in cui le due statue si avvicinano e si allontanano per tre volte, quasi a mimare l’esitazione e la gioia dell’incontro. A rendere tutto più magico sono due bambini vestiti da angeli, che dai simulacri intonano il Regina Coeli con voci limpide che sovrastano il brusio della piazza.

Un cammino di fede fino a mezzanotte

La processione non è che l’inizio di una lunga maratona di devozione. Il corteo si snoda per le vie cittadine fino a raggiungere Piazza Fonte Diana. In questo luogo simbolo, il Sindaco di Comiso rinnoverà il solenne Atto di Affidamento della città, suggellato da una nuova “Paci”.

I festeggiamenti proseguiranno per l’intera giornata, tra ali di folla e preghiere cantate, fino al ritorno in Basilica previsto per la mezzanotte. Sarà lì, nell’ultimo incontro notturno, che la città saluterà i suoi protettori, chiudendo una giornata che, come dicono i comisani, non si può spiegare a parole: bisogna esserci per sentirne il brivido sulla pelle.

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Una risposta a ““Paci” a Comiso: una festa che non si racconta, si vive”

  1. Avatar biagio
    biagio

    Una festa che non è solo tradizione, ma memoria viva. La “Paci” attraversa i secoli come un gesto di riconciliazione che ha accompagnato Comiso dopo guerre, terremoti e cambiamenti profondi. Le bande, gli angioletti, il cammino fino a mezzanotte: tutto parla di una comunità che non smette di riconoscersi in un rito che unisce fede, storia e identità. Quest’anno, con i 150 anni della Basilica, la città non celebra solo un anniversario, ma la continuità di un cuore che non ha mai smesso di battere.

    A tutto questo, per me, si aggiunge un ricordo che custodisco come un tesoro: mia madre che, all’alba della domenica di Pasqua, ci vestiva tutti a nuovo. Era il suo modo semplice e solenne di onorare la festa, come se attraverso un abito pulito ci preparasse a un incontro più grande di noi.

    Da anni ormai vivo in Lombardia per lavoro e non riesco più ad assistere dal vivo a questa giornata che per noi comisani non è solo un rito, ma un’appartenenza. Eppure, ogni volta che rivedo le immagini della piazza, delle statue che si cercano tre volte, delle voci limpide dei bambini che intonano il Regina Coeli, sento riaffiorare lo stesso brivido di quando ero bambino.

    La “Paci” è così: anche da lontano continua a chiamarti per nome. È un legame che non si spezza, una memoria che ti abita e ti accompagna ovunque vai. Un saluto da Biagio

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