Dopo l’articolo sul parcheggio incompiuto emergono altri elementi sulla concessione della sosta a pagamento: gare annullate, incarichi contestati, titoli di studio, parentele e controlli mai chiariti fino in fondo.
L’articolo sul parcheggio multipiano di viale Medaglie d’Oro ha ricostruito una storia fatta di ritardi, promesse di apertura mai mantenute e una infrastruttura che, nonostante fosse parte integrante della gara delle strisce blu, ancora oggi risulta solo parzialmente utilizzata. Ma scavando tra verbali di gestione, atti di gara, determine e documentazione amministrativa emerge un quadro ancora più ampio che non riguarda solo il multipiano ma l’intero sistema della sosta a pagamento a Modica, mentre il centro storico continua a fare i conti con una desertificazione commerciale sempre più evidente.
Una vicenda che attraversa più amministrazioni, da quella guidata da Ignazio Abbate fino all’attuale amministrazione di Maria Monisteri, e che mette insieme gare pubbliche, ricorsi al TAR, modifiche del servizio, nomine interne al comando di Polizia locale e questioni che toccano direttamente il tema dei controlli sulla concessione.
Ditte, ricorsi e… discutibili transazioni
La gara per la gestione della sosta a pagamento parte con la partecipazione di diverse società del settore tra cui SIS Parking Service System, A.M. Parking, Publiparking, Telereading, Elisisilia oltre all’ATI Nam 3 ed Elikar Parking. La prima aggiudicazione viene però contestata e finisce davanti al TAR, aprendo un contenzioso che segnerà tutta la vicenda successiva con poche luci e tante ombre.
Nel 2018 il Comune guidato da Ignazio Abbate tenta anche la strada della transazione con la società ricorrente, riconoscendo il pagamento di crediti già maturati. L’obiettivo dichiarato era quello di chiudere la controversia e arrivare al ritiro del ricorso. In sostanza, una soluzione che avrebbe dovuto mettere fine alla battaglia legale.
Ma le cose non vanno così. La società firma l’accordo, incassa quanto dovuto, ma il ricorso non viene ritirato. Perchè? forse perchè la transazione non era elemento vincolante. La causa quindi prosegue comunque fino alla decisione del TAR che il 28 giugno 2018 dichiara irregolare la procedura, portando alla revoca della gara e costringendo il Comune a ripartire da zero.
Una sequenza di atti che, letta oggi, lascia più di una riflessione sui passaggi che hanno accompagnato quella fase amministrativa.
Solo dopo si arriva alla nuova procedura che nel 2020 porta all’aggiudicazione all’ATI Nam 3 – Elikar Parking, poi confluita nella società Blumod ME. Il servizio parte ufficialmente il 24 maggio 2021. Le strisce blu entrano in funzione, il multipiano invece no.
Ed è proprio questo il primo dato che emerge chiaramente leggendo gli atti: uno degli elementi qualificanti della gara, cioè la piena funzionalità del parcheggio multipiano, non entra in funzione insieme al resto del servizio, nonostante proprio la riduzione dei tempi di attivazione fosse tra gli elementi premianti dell’offerta tecnica.
Promesso da Abbate e mai entrato in funzione
Bisogna tornare al 2021 per trovare uno dei passaggi più significativi. Il 13 ottobre di quell’anno l’allora assessore Pietro Lorefice consegna simbolicamente le chiavi del parcheggio alla società che gestiva le strisce blu. Nello stesso periodo l’allora sindaco Ignazio Abbate annunciava l’imminente apertura della struttura e l’attivazione del servizio navetta. Promesse che però negli anni successivi restano sulla carta. Il multipiano continua a comparire nei verbali sempre con la stessa definizione: parcheggio oggetto di ripristino e manutenzione. 2021 ripristino. 2022 ancora ripristino. 2023 apertura solo parziale del piano terra. 2024 ancora lavori. 2025 ancora indicato come struttura da completare.
Una sequenza che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto sia lunga la distanza tra quanto previsto nella concessione e quanto realmente realizzato.
Il nome di Ruta tra gara, Polizia locale e sistema parcheggi
Tra i nomi che emergono nella documentazione della gara per l’affidamento del servizio parcheggi compare anche quello di Giorgio Ruta, indicato come presidente del seggio di gara. Un incarico che sulla carta è tecnico ma che nella realtà rappresenta uno dei passaggi più delicati della procedura, perché il presidente del seggio è chiamato a verificare la regolarità amministrativa delle offerte, l’ammissibilità delle società partecipanti e la correttezza delle operazioni.
Il dato che però emerge leggendo gli atti nel loro insieme è un altro. Il nome di Ruta non resta confinato alla fase della gara. Compare anche all’interno della struttura della Polizia locale, cioè proprio uno dei settori che, direttamente o indirettamente, si trovano poi a operare nel sistema dei controlli sulla gestione della sosta a pagamento. Ed è qui che la vicenda assume un interesse che va oltre il singolo incarico.
Perché quando si leggono le carte una domanda inevitabilmente si affaccia: è solo una coincidenza amministrativa o è il segno della continuità delle stesse figure nei punti chiave della gestione di uno dei servizi economicamente più rilevanti del Comune?
Non si tratta di irregolarità dimostrate. Ma di un dato che emerge chiaramente dagli atti: le stesse figure tecniche compaiono nei passaggi decisivi della procedura e poi all’interno della struttura amministrativa che si muove nello stesso ambito operativo.
Una circostanza che, in qualsiasi amministrazione pubblica, richiama sempre un principio fondamentale: la netta separazione tra chi partecipa alle fasi amministrative delle procedure e chi successivamente si trova a operare nei settori collegati a quei servizi.
Il caso Pozzallo ed i titoli di studio
Ma il nodo più delicato emerge quando si guarda a chi deve controllare il sistema. Perché la gestione delle strisce blu non è soltanto una questione contrattuale ma anche, e soprattutto, una questione di controlli. E tra i soggetti chiamati a vigilare sul corretto funzionamento del servizio c’è proprio la Polizia locale.
Ed è qui che entra la nomina del comandante Pierluigi Cannizzaro, arrivata dopo anni segnati da contenziosi interni al comando. Tra questi la lunga vicenda del funzionario Angelo Carpanzano, che per anni ha contestato davanti ai giudici amministrativi le modalità con cui erano stati assegnati gli incarichi apicali della Polizia locale. Ricorsi che in più occasioni gli hanno dato ragione, con sentenze che hanno riconosciuto le sue contestazioni e portato a condanne risarcitorie per il Comune. Una serie di pronunce che hanno evidenziato criticità nelle procedure seguite per le nomine e che hanno segnato una delle pagine più delicate della gestione interna del comando negli ultimi anni. Ma non basta.
Il nome di Cannizzaro infatti torna anche nella vicenda del Comune di Pozzallo. Nel giugno 2024 l’amministrazione pozzallese decide infatti di sostituirlo proprio con Angelo Carpanzano dopo aver introdotto un regolamento che prevedeva come requisito obbligatorio la laurea magistrale per guidare il comando. Un requisito che Cannizzaro non possedeva e che portò alla sua sostituzione. Successivamente Cannizzaro rientra al Comune di Modica.
Ed è proprio questo passaggio ad aprire una questione che va oltre la singola nomina. Se a Pozzallo il possesso dei titoli di studio diventa elemento determinante per guidare la Polizia locale, quali sono invece i requisiti richiesti e applicati a Modica per lo stesso incarico? Due Comuni vicini, stesso ruolo, criteri diversi.
Non è una questione formale. Perché il comandante della Polizia locale non è solo una figura organizzativa interna. È anche uno dei soggetti che, direttamente o indirettamente, si trovano a operare nei controlli sul sistema dei parcheggi e sul rispetto delle condizioni della concessione.
Ed è proprio per questo che il tema dei requisiti, della trasparenza nelle nomine e dell’indipendenza dei controlli diventa centrale. Perché quando chi deve vigilare su un servizio pubblico si trova in una posizione così delicata, ogni scelta amministrativa assume un peso che va ben oltre l’organizzazione interna del comando.
Parentele interne al comando e rapporti con la società parcheggi
Dalla ricostruzione della vicenda che fa Angelo Di Natale in un lungo servizio su InSiciliareport.it, emerge anche un altro elemento. Pierluigi Cannizzaro è parente del precedente comandante Rosario Cannizzaro. Una circostanza che da sola non costituisce violazione ma che rende ancora più importante la trasparenza nelle procedure. Ma non è l’unico elemento. Un familiare diretto del comandante risulta infatti lavorare nella società che gestisce le strisce blu. Una situazione che non implica automaticamente irregolarità ma che rende inevitabile una domanda amministrativa: chi controlla il concessionario deve trovarsi in una posizione di assoluta indipendenza. E questo è un principio basilare della pubblica amministrazione perche poi si potrebbe rischiare di cadere in equivoci quando si parla di tributi non riscossi…
La questione TARI e i controlli fiscali sulla concessione
Tra i punti che emergono dagli atti c’è anche il tema della TARI sulle aree parcheggio. Le superfici utilizzate per attività economiche, anche se destinate a parcheggio, sono soggette al tributo quando producono rifiuti. Un tema che rientra tra i controlli che il Comune deve effettuare sulle concessioni. Perché il punto centrale resta sempre lo stesso: una concessione pubblica non si controlla da sola. Deve essere monitorata dall’ente concedente.
Strisce blu e crisi del centro storico
Tutto questo ha anche un effetto concreto sulla città. Perché la gestione della sosta incide direttamente sulla vita del centro storico. Meno parcheggi liberi, più stalli a pagamento e una infrastruttura multipiano mai realmente entrata a regime sono elementi che negli anni hanno alimentato il malcontento di commercianti e cittadini. Il multipiano doveva essere la soluzione. Non lo è diventato. E mentre il sistema delle strisce blu cresceva, il centro storico continuava a perdere attività.
Le responsabilità amministrative che emergono dagli atti
Mettendo insieme tutti i documenti emerge una questione precisa. Non si tratta solo della società concessionaria. Si tratta anche delle responsabilità amministrative interne. Chi doveva controllare i tempi del multipiano? Chi doveva verificare il rispetto degli obblighi della concessione? Chi doveva monitorare gli aspetti fiscali? Chi doveva garantire la piena operatività della struttura prevista nella gara?
Domande che non riguardano la polemica politica ma il funzionamento della macchina amministrativa.
Perché una concessione pubblica funziona solo se qualcuno controlla davvero che tutto venga rispettato. E dopo anni di rinvii, lavori annunciati e aperture mai completate, il caso del multipiano e quello della gestione complessiva delle strisce blu raccontano una storia che va oltre i parcheggi. Raccontano come vengono gestiti gli interessi pubblici in una delle concessioni più importanti della città.
(czcz)






