La lettera di una commerciante riapre una ferita che in città è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua ad affrontare senza una vera strategia. Il centro storico di Modica si svuota, le attività chiudono, il Comune prova a valorizzare qualche immobile ma il quadro generale resta quello di una lenta desertificazione commerciale.
La denuncia di Piera Ficili, della Mondadori Bookstore di Modica, riporta al centro un problema che non riguarda più solo i commercianti ma l’intera economia urbana. Nella sua lettera Piera Ficili descrive un centro storico sempre più vuoto, con poche presenze anche nei fine settimana e un numero crescente di attività che hanno chiuso o faticano a restare aperte. La commerciante non punta il dito ma chiede un confronto pubblico serio, proponendo la convocazione di un consiglio comunale aperto per ascoltare direttamente le difficoltà di chi continua a lavorare nel cuore della città e provare a costruire soluzioni concrete invece delle solite discussioni senza risultati.
La richiesta di un consiglio comunale aperto nasce da una constatazione semplice, il centro storico perde pezzi mentre la politica discute senza riuscire a costruire una visione concreta. Nella sua lettera Piera Ficili parla di saracinesche abbassate, poco movimento anche nei fine settimana e di un senso di abbandono che chi lavora ogni giorno lungo corso Umberto percepisce chiaramente. Non è una protesta ideologica. È il racconto quotidiano di chi prova a restare mentre altri vanno via.
Il macigno del dissesto e i soldi che mancano all’economia locale
Dentro questa crisi pesa anche la situazione finanziaria del Comune. Il dissesto ha certificato circa 80 milioni di euro di debiti con una esposizione complessiva che sicuramente arriva a superare i 200 milioni. Questo significa anche una cosa molto concreta, imprese e professionisti creditori dell’ente hanno dovuto accettare riduzioni tra il 40 e il 60 per cento delle somme spettanti pur di ottenere almeno una parte dei pagamenti. Soldi che non entrano nelle casse delle aziende significano meno investimenti, meno assunzioni, meno economia reale. Una catena che inevitabilmente arriva anche al commercio.
Immobili comunali assegnati ma il rilancio non si vede
Tra le azioni messe in campo dall’amministrazione c’è stata anche la valorizzazione e la possibile alienazione di alcuni immobili comunali, inseriti nel piano 2025–2027 come beni non strategici e quindi destinabili alla vendita oppure alla concessione per attività economiche.
Tra gli immobili alienabili figurano una casa in via Calamezzana, due case e un locale commerciale in via Romeo, l’ex edificio scolastico Santa Marta e a Modica Alta, un locale commerciale in corso Regina Margherita, l’ex asilo infantile Regina Margherita, la chiesa di Rito annessa al complesso di via Ritiro e un edificio ex Telecom in via Resistenza Partigiana.
Nel piano delle valorizzazioni risultano invece immobili destinati alla locazione come il Macello comunale in contrada Michelica, alcuni locali al piano terra del Palazzo San Domenico lungo corso Umberto, spazi al piano terra del Palazzo degli Studi e locali in piazza San Giovanni.
Proprio lungo corso Umberto sono state definite tre assegnazioni attraverso determine dirigenziali. I locali ai civici 164, 166, 168 e 170 sono stati affidati alla società Belmonte Catering Srl con un canone annuo di circa 12 mila euro. I locali ai civici 174, 176, 178 e 180 sono stati invece assegnati alla società S.C.E.F. Srls per circa 19 mila euro annui. Il locale al civico 182 è stato affidato alla società Congest Srl con un canone di circa 8 mila 500 euro annui.
Operazioni che nel complesso producono entrate per quasi 40 mila euro l’anno e che dimostrano come qualche tentativo di valorizzazione del patrimonio pubblico sia stato avviato.
Allo stesso modo negli ultimi anni non sono mancati confronti con le associazioni di categoria, tra cui la CNA, con incontri dedicati proprio al futuro commerciale del centro storico. Secondo quanto sostenuto da operatori e partecipanti a quei tavoli, le proposte emerse non avrebbero però trovato un seguito concreto, finendo per arenarsi nel dibattito politico senza arrivare a misure operative capaci di incidere realmente.
Il punto però resta un altro e cioè l’impatto reale di queste operazioni. Se questi immobili dovevano contribuire alla rivitalizzazione del centro storico, perchè la percezione diffusa resta quella di un centro che continua a perdere attività, vitalità e presenze? Il rischio è quello di interventi isolati senza una regia complessiva capace di incidere davvero. Ed è proprio questa assenza di una strategia organica che torna al centro delle critiche, insieme alla difficoltà del consiglio comunale, sia di maggioranza che di opposizione, di trasformare il confronto politico in proposte concrete.
Affitti, tasse e costi, le denunce degli operatori
Tra i commercianti circolano da tempo segnalazioni su affitti ritenuti troppo elevati rispetto ai flussi reali, pressione fiscale locale considerata difficile da sostenere e mancanza di incentivi per chi decide di investire. Sono denunce che emergono nei confronti pubblici e nelle riunioni tra operatori, segno di un disagio diffuso che non nasce oggi.
Il tema delle agevolazioni torna sempre allo stesso punto, il dissesto limita fortemente la capacità del Comune di attivare politiche di sostegno economico. Iniziative annunciate e mai diventate sistema. Negli anni non sono mancati incontri, confronti con associazioni di categoria e proposte di rilancio commerciale. Secondo le critiche degli operatori però questi momenti non si sarebbero trasformati in un piano organico capace di incidere davvero. Si parla di riunioni, di idee, di ipotesi. Manca però una strategia complessiva capace di mettere insieme commercio, turismo, mobilità e sicurezza.
Maggioranza e opposizione senza proposte concrete
Tra gli operatori economici cresce una convinzione sempre più esplicita, la politica locale, senza distinzione tra maggioranza e opposizione, non sarebbe riuscita ad elaborare proposte concrete da sottoporre all’amministrazione. Il risultato è un dibattito spesso fermo alle polemiche mentre il tessuto commerciale continua a perdere attività. Una accusa pesante che fotografa anche una difficoltà evidente, la mancanza di una idea condivisa di centro storico.
Sicurezza e percezione di abbandono
Tra i temi che emergono con forza c’è anche quello della sicurezza. Meno attività aperte significa meno presenza umana, meno controllo sociale e una percezione di maggiore vulnerabilità. Alcuni operatori parlano di episodi di microcriminalità e tentativi di furto che aumentano la sensazione di fragilità del centro. Il tema sicurezza diventa così anche una questione economica, perchè senza percezione di sicurezza diminuiscono frequentazione e consumi.
Una stagione turistica alle porte senza una direzione chiara
Con l’avvicinarsi della stagione turistica il rischio evidenziato da molti commercianti è quello di presentarsi con una città a metà, con troppe vetrine vuote e poche nuove aperture. Il tempo delle analisi sembra finito da anni. Quello che manca, secondo chi lavora ogni giorno nel centro storico, sono decisioni rapide e una strategia chiara. La lettera di Piera Ficili riporta tutto ad una richiesta semplice, sedersi attorno ad un tavolo e ascoltare chi il centro lo vive davvero ogni giorno. Intanto il tempo continua a passare. E ogni saracinesca che si abbassa diventa un altro segnale che qualcosa, da troppo tempo, non sta funzionando.
Iniziativa della Presidente del Consiglio Cristina Minardo
Ci risulta che la Presidente del Consiglio Comunale, Mariacristina Minardo, ha già avviato i contatti con la Sig.ra Piera Ficili e con il movimento Alternativa Socialista, rappresentato da Antonio Ruta, al fine di programmare un incontro con il Sindaco Maria Monisteri e l’Ass al ramo Piero Armenia.
“L’iniziativa nasce dalla volontà di promuovere un confronto costruttivo e propositivo tra le parti coinvolte, con l’obiettivo di affrontare in maniera concreta le criticità esistenti e individuare soluzioni condivise, non limitate esclusivamente al centro storico della città, ma estese all’intero centro abitato di Modica”.
“L’incontro, si legge in una nota, rappresenta un primo passo verso la costruzione di un percorso condiviso, volto a individuare strategie e azioni concrete per il rilancio e la valorizzazione di Modica, nell’interesse dell’intera collettività.
Stiamo a vedere.
(czcz)







Cosa dicono i lettori
Partecipa alla discussione e fai parte della community
2 risposte a “Modica, debiti milionari e negozi chiusi, il cuore della città si spegne”
Vedrete che si farà il “Consiglio comunale aperto” che, come “le commissioni d’inchiesta”, è quello strumento che viene adottato quando non si ha idea di cosa fare. Serve al politico, ma anche al governo, per esibire la propria sensibilità al problema e poi basta.
È così difficile capire che senza un’attività di studio e ricerca che consenta la redazione di una bozza di progetto su cui discutere non si fa nulla e si oroducono solo chiacchere?
Staremo a vedere
Abito al centro storico di Modica da 7 anni e credo di aver assistito a questa involuzione di cui parlate in questi anni. Credo che bisogna considerare un prima pandemia e dopo pandemia. Dopo la pandemia è diminuito tantissimo il flusso di turisti. Non so quale sia il motivo, se c’è meno gente che viaggia. Ma credo che il motivo principale dell’involuzione del centro storico sia questo. Certo il caro prezzi dei negozi non porta gente a Modica. Anzi, pagando 12 euro 2 granite credo che la gente scappa. Quindi bisogna cerca di tornare con i piedi per terra e rendere la nostra Modica amabile. Questo malcontento di un centro storico morto e di microcriminalità sempre più diffusa credo stia togliendo lustro a una città che in passato non ha avuto rivali in zona.