FI Giovani, Vincenzo Melfi, segretario provinciale di Ragusa, si muove nel solco De Gasperi-Tajani

Nostra intervista dopo la riconferma al vertice dei giovani forzisti
Ragusa – Di recente Vincenzo Melfi è stato riconfermato come segretario provinciale di Ragusa per Forza Italia Giovani. Una fiducia rinnovata, che da ulteriore linfa al suo mandato, per cui ha già in mente svariati progetti.
Lo abbiamo incontrato per una intervista a tutto campo sul suo impegno nel territorio, di contesto internazionale, di coinvolgimento dei giovani, esperienze personali e molto altro.
Partiamo dall’inizio: come ti sei avvicinato alla politica e cosa ti ha spinto a farlo?
“È un percorso che parte dalle superiori, da quando ho iniziato facendo il rappresentante d’istituto per raccogliere le istanze degli studenti. Questo percorso è poi proseguito quando ho cominciato a impegnarmi nelle consulte giovanili, sia locali che regionali.
Due anni fa, è avvenuto il mio avvicinamento a Forza Italia, in maniera abbastanza naturale e spontanea. Alla luce di quello che è il mio cammino, ci tenevo a ringraziare particolarmente la Segreteria Provinciale nella persona di Giancarlo Cugnata, con il quale ho un ottimo rapporto, fatto di sinergia e dialogo intergenerazionale.
Volevo inoltre ringraziare il segretario Fabrizio Tantillo, con cui portiamo avanti un grande lavoro seguendo il solco tracciato da Antonio Montemagno”.
Quali sono le priorità che ti sei posto nel tuo mandato e c’è un obiettivo principale, che intendi raggiungere più di altri?
“Dato che la mia è una riconferma, la priorità rimane quella di creare una classe dirigente strutturata e preparata e non un partito giovanile scollato, ma che sia parte integrante. Non bisogna essere solamente un partito da social, ma occorre essere presente sul territorio, che funga da scuola politica e formi la classe dirigente del domani.
Gli obiettivi sono variegati: in primis c’è l’intenzione di costruire un ponte tra il mondo giovanile e quello del lavoro, non univoco a Ragusa, ma che faccia riferimento a tutta la Sicilia. Abbiamo bisogno di collanti tra il mondo del lavoro e quello dei ragazzi, perché non mancano le competenze, bensì le opportunità”.
A proposito di giovani e del loro disinteresse, esiste secondo te un modo per avvicinarli maggiormente alla politica?
“Io ho sempre pensato che se non riesce a intercettare i ragazzi, la colpa non è di questi ultimi ma della politica. Bisogna far capire ai ragazzi che la politica è un’opportunità, uno strumento per poter progredire e andare avanti.
La politica al tempo stesso deve essere concreta nei fatti, deve fungere da filtro e offrire ai ragazzi dei mezzi ad hoc per poter farsi strada”.
Secondo te la politica può avere un ruolo nell’evitare la fuga dei giovani dal nostro territorio?
“Per evitare questo, è doveroso dare una visione progettuale ai ragazzi. Deve esserci sinergia fra il mondo giovanile, quello delle università e il mondo del lavoro: in questo senso, l’Europa ci offre tante opportunità di sviluppo e collaborazione.
Vorrei citare Don Luigi sturzo, egli parlava di libere energie della società e di motori di sviluppo: la politica deve creare le condizioni affinché i giovani liberino queste energie ed esprimano il proprio talento”.
Tra le tante battaglie politiche di Forza Italia, ce n’è una che senti particolarmente tua?
“Sono tutte battaglie prioritarie all’interno dell’agenda politica. Ci sono battaglie storiche che portiamo avanti (vedi il taglio della pressione fiscale) o alcune più attuali, come il sì al prossimo referendum sulla giustizia. Ma non solo, penso anche alla vicinanza al ceto medio, alle piccole realtà e alle imprese”.
Ampliando lo sguardo a livello internazionale, in un contesto sempre più segnato dai conflitti, quanto incidono questi ultimi nella percezione che i giovani hanno del mondo? Ritieni che i più giovani li vedano come distanti o sono perfettamente consapevoli?
“Penso sia una questione di sensibilità, ma a livello generale non credo che i ragazzi percepiscano i conflitti come distanti, perché viviamo in un mondo dove qualsiasi cosa succeda, ne abbiamo immediatamente notizia, il che ci rende tutti vicini.
Eventi di questo tipo aumentano comunque l’incertezza. Bisogna aver fiducia nelle istituzioni e nella cooperazione internazionale, solo così si può uscire da questa terribile situazione a livello umano ed economico”.
L’Unione Europea in questo senso può adottare dei modi per essere percepita diversamente dalle nuove generazioni? Al giorno d’oggi, la ritieni più distante o vicina?
“Più vicina. Non siamo ancora vicini a quell’idea di Europa unita pensata da De Gasperi, ma ci stiamo arrivando, perché è la storia che ce lo sta chiedendo. L’Europa deve essere compatta, lo dico perché l’europeismo convinto fa parte della nostra tradizione partitica, ma perché oggi più che mai necessitiamo di un’Europa unita, anche con una difesa comune.
C’è un modo per mettere d’accordo le varie parti del continente, così variegato sia dal punto di vista sociale che culturale?
“Credo che l’Europa al giorno d’oggi disponga del miglior governo possibile, ossia quello trainato dal PPE di cui fa anche parte Forza Italia; un governo centrista e moderato, trainato dai popolari che non scada in alcun tipo di estremismo.
Occorrono quindi dimensioni di stabilità in grado di fornire garanzie sul lungo periodo. Se il cittadino si sente sicuro, tornerà anche ad investire sul territorio con fiducia, allora si è sulla strada giusta”.
In questo senso quanto conta la diplomazia?
“È fondamentale. Il lavoro diplomatico è tutto e molto spesso facciamo fatica a percepirlo perché opera in maniera silenziosa e non sempre si raccolgono i frutti immediatamente il giorno dopo. La diplomazia è aggrovigliata e complessa, interfacciarsi con altri stati e culture richiede tempo.
Ritengo che da questo punto di vista, il nostro Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rappresenti bene l’Italia all’estero. Nelle occasioni in cui l’Italia è stata chiamata in causa, avere uno come lui ha senz’altro aiutato”.
Parlando di temi più attuali come il referendum, come movimento sarete presenti sul territorio?
“Sì, giorno 8 marzo saremo presenti a Marina di Ragusa con un banchetto per informare riguardo i motivi per il quale votare sì. La separazione delle carriere, per una questione di modernizzazione è necessaria, l’Italia è l’unico Paese del G7 a non averla ancora adottata. Separare è la norma, non l’eccezione.
Stiamo organizzando banchetti ed eventi informativi in tutta Italia. Giorno 14 invece, saremo a Roma per la chiusura del nostro impegno in tal senso come movimento giovanile”.
Ci sono delle esperienze passate o attuali, inerenti all’ambito politico e non, che ti hanno lasciato qualcosa e dalle quali hai tratto degli insegnamenti utili, da applicare in quello che fai al giorno d’oggi?
“Rimanendo sul contesto politico, penso alla mia prima esperienza di carattere nazionale: la festa nazionale di Forza Italia Giovani a Gaeta. Era da poco venuto a mancare il presidente Berlusconi (lui mor’ a giugno, la festa si svolse a settembre) e si respirava molta incertezza riguardo al futuro del partito prima di quel momento.
La risposta invece, fu incredibile: vennero migliaia di ragazzi da tutta Italia e quell’evento costituì il motore propulsore, perché capimmo che anche in assenza del nostro grande leader, i valori e gli ideali che ci accomunano, ci avrebbero permesso di andare avanti.
Da lì, Forza Italia ha iniziato a crescere fino alle elezioni europee e regionali, aumentando notevolmente i consensi in alcuni territori. Ci siamo ritrovati nelle battaglie e nelle idee, da qui è scaturito un certo tipo di coesione.
Hai citato due elementi come la presenza di un grande leader e la coesione fra i membri: quanto sono fondamentali due fattori del genere?
“La presenza di un grande leader è importante e il lavoro fatto da Tajani in questi anni, in questo senso, è fondamentale. Ha avuto infatti l’umiltà di spiegare una cosa molto semplice, ossia che di Silvio Berlusconi ne esiste solo uno e noi, per portare avanti il nostro lavoro, dobbiamo fare del nostro meglio.
Tornando alla coesione dobbiamo quindi essere più squadra. I dirigenti devono essere i primi militanti di partito e noi di Forza Italia in questo senso siamo fortunati, perché ciò costituisce uno dei nostri maggiori punti di forza”.
Ultima domanda: facciamo un salto nel futuro, più precisamente tra vent’anni, che cosa vedi? Un mondo più unito o più diviso? Quali sono i tuoi auspici?
“Io credo che stiamo vivendo un cambiamento d’epoca nevralgico e cruciale. Il nostro salto in avanti di vent’anni dipenderà molto da come agiremo nei prossimi cinque. Parlando di auspici, io sono positivo di natura e quindi non posso che essere ottimista e pensare a un futuro roseo, anche perché il pessimismo non porta mai da nessuna parte.
Bisogna circondarsi di energie positive, poiché questo costituisce l’incipit iniziale per poter fare grandi cose”.
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Carmelo Modica
Un viaggio da De Gasperi a Tajani lo vedo duro