Carne equina verso il divieto: in Sicilia orientale i consumatori più coinvolti

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Una proposta di legge bipartisan attualmente all’esame del Senato potrebbe segnare una svolta storica nel settore agroalimentare italiano: il divieto di macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti.

Il testo prevede il riconoscimento per questi animali dello status giuridico di “Non Dpa” (non destinati alla produzione alimentare), equiparandoli di fatto agli animali d’affezione e impedendone l’utilizzo nella filiera della carne.

L’iniziativa, presentata da parlamentari appartenenti a diverse forze politiche, è stata incardinata in Commissione e apre un confronto destinato ad avere ricadute concrete su più territori, in particolare nel Mezzogiorno. Se la norma dovesse essere approvata, verrebbe introdotto un divieto assoluto di allevamento finalizzato alla produzione alimentare di equidi, con un sistema di sanzioni che prevede pene detentive e multe fino a 100 mila euro. Le sanzioni sarebbero ulteriormente aggravate nel caso in cui le carni venissero effettivamente immesse sul mercato. È inoltre previsto l’obbligo di identificazione e registrazione degli animali tramite microchip, al fine di garantirne la tracciabilità.

Le conseguenze sarebbero particolarmente significative nella Sicilia orientale. Le province di Catania, Siracusa e Ragusa risultano tra le più interessate dal possibile cambiamento normativo, sia per la presenza di attività legate alla filiera equina sia per una tradizione gastronomica radicata nel tempo. A Catania, ad esempio, il consumo di carne di cavallo rappresenta un elemento identitario della cucina locale, con numerose attività specializzate. Anche nei territori di Siracusa e Ragusa il comparto coinvolge allevatori, operatori della macellazione e commercio al dettaglio, generando un indotto economico non trascurabile.

Il dibattito politico è già acceso. Tra le voci critiche vi è quella del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che ha sottolineato come il consumo di carne equina faccia parte della storia culinaria di diversi territori italiani, invitando a considerare anche l’aspetto culturale e identitario oltre a quello etico.

Il confronto resta dunque aperto tra le istanze di tutela animale e la salvaguardia delle tradizioni locali e delle economie territoriali. L’iter parlamentare chiarirà nei prossimi mesi se il provvedimento diventerà legge e quali eventuali modifiche potranno essere introdotte prima dell’approvazione definitiva.

Marcello Sarta

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