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“Così il dissesto tornerà”, l’allarme di un cittadino sulla politica modicana

Una lettera aperta, dai toni fermi e senza sconti, riaccende il dibattito sul dissesto finanziario del Comune di Modica e sul modo in cui la città lo sta affrontando. A firmarla è Carmelo Modica, che si definisce cittadino della società civile, e che chiama in causa sindaca, giunta, Consiglio comunale e Partito democratico chiedendo un cambio di metodo, prima ancora che di narrazione.

Il dissesto come crisi di metodo, non solo di conti

Nel documento indirizzato alla sindaca Maria Monisteri, agli assessori comunali e alla presidenza del Consiglio, l’autore chiarisce subito il perimetro del suo intervento. La lettera non nasce da appartenenze politiche né da contrapposizioni di parte, ma da una posizione disincantata, quella di chi osserva, valuta e chiede conto senza collocarsi nei ruoli tradizionali del governo o dell’opposizione.

Il dissesto finanziario, secondo Carmelo Modica, ha messo a nudo non soltanto una crisi economica ma una crisi più profonda, legata al metodo con cui la città discute di se stessa. Alla sindaca viene riconosciuto il merito di avere formalizzato una situazione che era ormai evidente, ma allo stesso tempo viene evidenziato il rischio che la gestione del dissesto resti confinata in una dimensione difensiva e tecnica.

Il dissesto, si legge nella lettera, non può essere affrontato come una parentesi amministrativa da chiudere in fretta. Richiede invece un salto di qualità nel modo di governare, fondato su regole chiare, procedure solide e trasparenza reale, capace di incidere anche oltre l’emergenza.

Le richieste a sindaca e opposizione

Nella lettera non mancano critiche anche al Partito democratico cittadino e più in generale all’opposizione consiliare. L’autore contesta una narrazione che riduce il dissesto a colpe personalizzate o a presunti accordi occulti, una lettura che, secondo Modica, non aiuta la comprensione dei processi e finisce per indebolire il ruolo di controllo e proposta.

Alla sindaca viene chiesto di aprire una fase pubblica di verità amministrativa, rendendo accessibili e leggibili i dati, distinguendo tra debito accertato e debito potenziale e chiarendo vincoli e margini reali di azione. Ma soprattutto di avviare un lavoro regolamentare serio, capace di introdurre meccanismi che vincolino anche amministrazioni mediocri a comportamenti corretti.

All’opposizione e all’intero Consiglio comunale viene invece chiesto di superare una concezione puramente conflittuale del ruolo politico, per restituire all’aula consiliare la funzione piena di luogo del governo diffuso della città. Il richiamo finale è netto. Il risanamento non può essere affidato alle virtù dei singoli né alle narrazioni, ma a dispositivi che rendano il buon governo una conseguenza quasi inevitabile. In caso contrario, il dissesto potrà anche essere chiuso formalmente, ma resterà aperto nella cultura politica della città.

(czcz)

consiglio comunale, dissesto finanziario, modica, politica locale, società civile

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