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Meno abitanti, più turisti. L’economia cresce mentre la città si ritira

A Modica si parla sempre più spesso di turismo, ma quasi mai di città. Si discute di flussi, presenze, numeri, eventi, “offerta”, raramente di vita quotidiana, di bisogni reali, di identità urbana. Come se il turismo fosse un fine in sé e non una conseguenza, positiva o negativa, delle condizioni in cui una comunità vive il proprio territorio.

Nel precedente articolo, “Costruiamo la Modica dei Modicani prima di quella dei turisti”, (rtm del 24 Gennaio, 2023) si è cercato di rovesciare questo schema: prima la città, poi il turismo; prima i diritti dei residenti, poi l’accoglienza; prima la qualità della vita, poi la promozione. Un principio semplice, quasi banale, eppure sistematicamente ignorato da chi continua a immaginare che basti “mettere in vetrina” Modica per garantirle sviluppo.

Negli ultimi anni il turismo è cresciuto anche qui. Non siamo invasi, non siamo saturi, non siamo ancora snaturati. Ma è proprio in questa fase intermedia che si commettono gli errori più gravi, quelli che non fanno rumore nell’immediato e che però producono effetti permanenti. Si inizia a modellare la città su un visitatore immaginario, spesso distratto e frettoloso, sacrificando pezzi di funzionalità urbana, semplificando la complessità culturale, trasformando luoghi vivi in scenari.

Il numero speciale di MicroMega (MicroMega 5/2025: Homo turisticus – Il paradosso del turismo e come uscirne) dedicato al turismo arriva come una conferma teorica di questi timori. Non un pamphlet contro il viaggio, ma una critica severa al turismo quando diventa industria estrattiva, quando consuma i luoghi invece di attraversarli, quando trasforma le città in spazi da usare e non da abitare.

Modica non è Venezia, certo. Ma Venezia non è diventata Venezia in un giorno. Ogni città snaturata è stata, prima, una città “in crescita”, convinta di poter rimandare le domande più scomode. La vera questione, allora, non è se Modica debba o non debba accogliere turisti, ma a quali condizioni e a prezzo di cosa.

Il punto centrale messo in luce da MicroMega è che il turismo contemporaneo tende a rovesciare il rapporto tra chi abita un luogo e chi lo visita. Non sono più i visitatori ad adattarsi alla città, ma le città a riorganizzarsi intorno alle aspettative del visitatore. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centri storici svuotati di residenti, tradizioni ridotte a folklore, spazi pubblici trasformati in corridoi di passaggio.

Applicare questa riflessione a Modica non significa fare paragoni impropri, ma cogliere segnali già presenti. Quando si progettano eventi senza preoccuparsi della loro fruibilità per i cittadini; quando si accettano soluzioni di mobilità pensate più per “mostrare” la città che per farla funzionare; quando si immagina una narrazione turistica semplificata e autoincensante, spesso scollegata dalla vita reale dei quartieri, si sta già imboccando quella strada.

La vera lezione, allora, non è fermare il turismo, ma governarlo. E governarlo significa stabilire una gerarchia chiara: prima la “Modica dei Modicani”, con i suoi ritmi, i suoi bisogni, le sue contraddizioni; solo dopo la “Modica dei turisti”, che deve adattarsi a questa realtà e non plasmarla a propria immagine.

[Una città non si difende da sola] Se il rischio di snaturamento non è un destino inevitabile, allora qualcuno deve assumersi la responsabilità delle scelte, o delle omissioni, che lo rendono possibile. Nel caso di Modica, questa responsabilità è certamente politica e amministrativa. Governare il turismo non significa limitarsi a patrocinare eventi o a moltiplicare iniziative promozionali, ma dotarsi di una visione, di strumenti di analisi, di regole chiare. Tutto ciò, ad oggi, appare assente o frammentario.

Ma ancora più preoccupante è il vuoto quasi totale della società civile organizzata. In una città che ambisce a costruire un proprio modello di sviluppo turistico, manca un vero dibattito pubblico, mancano documenti di studio, mancano proposte strutturate che nascano dal basso.

Una città che rinuncia a pensarsi, che delega tutto all’amministrazione di turno o al mercato turistico, è una città che accetta di essere modellata dall’esterno. Nel prossimo articolo proveremo a spiegare perché questa assenza pesi più di qualsiasi ritardo dell’ente pubblico e perché, senza una società civile capace di studiare e proporre, ogni critica rischia di essere sterile.(Turismo 1-)

Carmelo Modica

“Modica dei Modicani”, eventi, MicroMega

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