Convegno sull’origine siracusana dei Bronzi di Riace: finanziata campagna di scavi subacquea

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Ha fatto registrare il tutto esaurito, con la platea ed i palchi del Teatro Comunale di Ortigia completamente occupati, il convegno per la presentazione di uno studio scientifico su “L’ipotesi siciliana sull’origine dei Bronzi di Riace”, svoltosi venerdì 12 dicembre.

Nutrito anche il parterre delle autorità che hanno portato il loro saluto: la Commissaria Straordinaria dell’Asp di Siracusa Chiara Serpieri, il Sindaco di Siracusa Francesco Italia, il Professore Portuese in rappresentanza dell’Università di Catania, l’archeologo Lorenzo Guzzardi ed il Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Assessorato regionale BB.CC. Mario La Rocca.

Quest’ultimo ha dato, in anteprima, la notizia che grazie a queste ricerche che stanno provando scientificamente la grande compatibilità con i fondali del siracusano, l’Assessorato Regionale ai BB.CC ha deciso di finanziare una campagna di scavi subacquea a Brucoli.

E’ una notizia eccezionale che potrebbe, senza ombra di dubbio, confermare l’ipotesi avanzata dal Professore Madeddu sul luogo di ritrovamento dei Bronzi di Riace.

L’impostazione dell’iniziativa, di parlare direttamente al pubblico del contenuto di questa ricerca scientifica, è stata molto apprezzata dai partecipanti.

I lavori sono stati aperti da Madeddu che, con facilità di linguaggio ed il supporto di immagini, ha reso partecipe il pubblico presente in sala dei risultati ottenuti dallo studio, pubblicato dalla rivista scientifica “Italian Journal of Geosciences”.

Diverse le sezioni di lavoro previste: si comincia con “L’oggetto dello studio”, con l’intervento puntuale e dettagliato del Prof. Anselmo Madeddu, l’ideatore dell’ipotesi siracusana dei Bronzi di Riace.

Subito dopo c’è stata “L’esposizione dei risultati” ed in conclusione la tavola rotonda sul tema “Archeomafia nella Sicilia Orientale”, particolarmente attuale in seguito all’operazione effettuata venerdì scorso, in sei province siciliane, dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale, che ha portato all’arresto di 45 persone ed al recupero di reperti del valore di 17 milioni di euro. Leggi il nostro articolo.

Sul dettaglio dell’iniziativa siracusana abbiamo intervistato il Professore Anselmo Madeddu.

E’ stata una giornata di grandi soddisfazioni: viene confermata pubblicamente e scientificamente la sua ipotesi sull’origine siracusana dei Bronzi di Riace. Cosa si sente?

Stanco ma contento, felice perché si sta portando a termine un lavoro scientifico che adesso finalmente, dopo più di un anno di lavoro, è statoillustrato alla cittadinanza, l’ingresso infatti è stato assolutamente libero e aperto a tutti. Sono presenti oggi a Siracusa tutti gli studiosi che hanno partecipato a questo lavoro che è un lavoro multidisciplinare, ci sono dentro biologi, archeologi, storici, geologi, paleontologi e ci sonotutte quelle discipline che servono a ricostruire il mosaico di questa vicenda. Lo studio che abbiamo presentatooggi è stato, per qualche verso, un po’ anticipato ma i dettagli sono stati esposti per la prima volta oggi.

Quali sono state le linee di ricerca, in siuntesi?

Abbiamo indagato tre linee di ricerca: una linea di ricerca è stata confermativa dell’origine siciliana delle terre con cui vennero saldate queste statue e l’altra pista è quella delle terre di fusione che ci ha portato a identificare, con alta probabilità, delle terre nell’area di Sibari. Questo significa che chi le costruì, chi le fabbricò a singoli pezzi prima di saldarli, molto probabilmente è stato Pitagora da Reggio, uno dei più grandi scultori dell’epoca, peraltro molto legato ai Dinomenidi che probabilmente erano proprio i committenti. La linea di ricerca più importante, più interessante, più sorprendente da un altro punto di vista è quella che ha studiato le concrezioni marine, le concrezioni di origine e le patine di corrosione delle statue, perché io dico sempre che questi segnali sono i muti testimoni della vera storia posta a fondamento di queste statue. Questi segni, queste concrezioni ci raccontano tutta un’altra storia, ci raccontano che queste statue non sono affatto state per duemila anni nei bassi fondali di Riace, ci sono state soltanto negli ultimi mesi.

Quali le curiosità che ci può raccontare a beneficio dei nostri lettori?

Ci raccontano che queste statue sono state per circa duemila anni in fondali molto più profondi e quindi compatibili con il genere di serpulidi che sono stati riscontrati, con il tipo di patine di solfuro di rame che si formano soltanto ad elevate profondità e quindi questo testimonia, prova con basi scientifiche, quello che tanti altri testimoni hanno già raccontato: queste statue furono trovate nelle acque siciliane e furono poi trasportate in Calabria per essere in seguito trasportate all’estero per essere vendute”.

Adesso sarà un po’ più difficile per i suoi detrattori continuare nell’opera di confutazione del suo lavoro?

Io non vorrei avere detrattori, ma gente con cui dialogare, collaborare e crescere insieme, come mi hanno sempre insegnato. Desidererei che fosse così. Poi se uno vuole fare il “bronzopiattista” lo può pure fare, una volta c’erano solo i “terrapiattisti”. Oggi io credo che, sulla base di questidati scientifici, bisognerebbe sedersi con grande umiltà, a partire da noi ovviamente non la pretendo soltanto dagli altri, attorno a un tavolo e andare a ridiscutere questa storia su basi scientifiche e cercare di trovare a livello di comunità scientifica un accordo su questa ipotesi”.

Oggi è una bella giornata ma non è una giornata d’arrivo, forse è una giornata ulteriormente di partenza, anche in vista delle ultime notizie che sono arrivate stamattina.

Sì, è proprio di stamattina la notizia di questo ottavo testimone, che avrebbe raccontato che anche l’Apollo di Cleveland doveva far parte di queste cinque statue e questa era una notizia che per certi versi era un po’ circolata in passato, anche se non in maniera così prorompente come la testimonianza di oggi. Questo apre uno scenario inquietante, una sorta di vaso di Pandora straordinario, che ci fa capire che molto probabilmente quello che successe alla fine degli anni Sessanta a Brucoli poteva essere veramente una sorta di colpo del secolo, che è passato assolutamente inosservato. Questa verità sepolta qualcuno ha cercato di tenerla affondata in quel mare, chissà per quanti anni ancora se non fosse venutaa galla. Ovviamente, come giustamente ha detto lei, non è un punto di arrivo ma un punto di partenza.

La ricerca continua?

Abbiamo già sviluppato alcune linee progettuali e prospettiche di ricerca e continueremo questa iniziativa su alcuni aspetti importanti: mi riferisco ai tenoni, i perni di queste statue che sono ancora piene, ricche di concrezioni che ci possono aiutare a capire tante altre cose. Un’analisi, per esempio, sulle terre di fusione del braccio restaurato ci può fare capire dove poi fu portata questa statua successivamente. Quindi è chiaro che la ricerca non si può fermare, va avanti, l’importante è sederci attorno a un tavolo e trovare una sintesi basata su evidenze scientifiche, non soltanto su aspetti iconografici o sulle fonti, come spesso si è fattoin passato”.

Peppe Privitera

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