Sequestrato materiale archeologico a Catania: si potrebbe aprire un Museo archeologico

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L’operazione ha riguardato anche la provincia di Ragusa

All’alba di venerdì 12 dicembre, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania, nell’ambito dell’operazione “Ghenos”, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari e personali nei confronti di 45 soggetti.

Tutti responsabili dei seguenti reati: associazione per delinquere, violazione in materia di ricerche archeologiche, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione di beni culturali, uscita o esportazione illecita di beni culturali, contraffazione di opere d’arte e altro ancora.

L’operazione si è svolta nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta ed Enna, oltre che a Roma, Firenze, Ravenna, Ferrara ed anche all’estero nel Regno Unito ed in Germania.

Gli indagati, secondo l’accusa, erano organizzati in più associazioni nell’area catanese e siracusana, dedite a scavi in siti riconosciuti di valenza archeologica dalla normativa regionale e nazionale

Il valore economico complessivo dei reperti sequestrati ammonta a 17 milioni di euro.

Si tratta di rarissime emissioni di monete in bronzo, reperti fittili, tria cui crateri integri a figure rosse e nere e di altro materiale archeologico.

Le indagini, che hanno preso via da una denuncia del parco archeologico di Agrigento, hanno accertato ben 76 scavi clandestini nelle aree archeologiche siciliane e anche calabresi.

Sono stati, inoltre, ricostruiti i diversi ruoli piramidali del traffico clandestino, partendo dai tombaroli specializzati nello scavo, per arrivare ai ricettatori locali fino ai trafficanti internazionali di beni archeologici illecitamente ottenuti.

Scoperta anche una zecca clandestina dove si producevano falsi manufatti archeologici in ceramica e si operava la contraffazione di monete.

“L’inchiesta – ha detto il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli – permette di conoscere la pervasività della criminalità che arriva anche a sottrarre le ricchezze sotterrate di questa regione”. “Con quello che si è sequestrato – ha detto il procuratore di Catania Francesco Curcio (nella foto di copertina) in collegamento con la conferenza stampa di Catanzaro – si potrebbe aprire uno dei più importanti musei archeologici in Italia”.

«Desidero esprimere il mio plauso e la mia riconoscenza, come cittadino e uomo delle Istituzioni – afferma l’Assessore regionale ai Beni Culturali – ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, coordinati dalla Procura distrettuale di Catania, che hanno eseguito, con il supporto dell’Arma dei carabinieri competente nei territori, una delle più importanti operazioni di recupero di beni archeologici, sottratti al nostro patrimonio dalle organizzazioni criminali”.

“Si tratta – prosegue Francesco Paolo Scarpinato – di uno dei più complessi interventi con il quale le forze dell’ordine hanno smantellato il sodalizio che da anni persisteva tra ricettatori, malviventi e trafficanti internazionali del mercato illecito dell’arte, organizzati in un vero e proprio sistema fuorilegge».

«Il governo Schifani e il mio Assessorato – conclude – sostengono con forza il contrasto al traffico illecito di beni archeologici e opere d’arte, con l’obiettivo di potenziare sempre più gli strumenti a tutela del nostro patrimonio culturale e la valorizzazione dei siti che arricchiscono la memoria e l’identità alla nostra isola».

Peppe Privitera

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