Modica, la consulta femminile e il tentativo (mal riuscito) di strumentalizzarla politicamente

3–5 minuti

Forse non tutti tra le righe della bellissima notizia del ritorno a Modica della consulta femminile hanno colto un’altra notizia: ovvero che la Regione nella persona dell’on modicano Ignazio Abbate ha provveduto a stanziare dei finanziamenti proprio a favore delle consulte femminili.

Una tempestività che ci avrebbe davvero stupiti se non fosse che conosciamo bene le modalità di azione di chi deve necessariamente marchiare ogni azione, politicizzando anche un’iniziativa come la Consulta Femminile che non ha o almeno non dovrebbe avere colore politico o forse è meglio dire che non ha un solo colore politico come ci insegna la storia.

La prima Consulta Femminile a Modica è nata infatti nel 1988 su impulso del Comitato Promotore per la Consulta femminile riunitosi nel maggio del lontano 1985 nell’aula Consiliare del Comune di Modica e composto da donne di diversa appartenenza politica, tutte unite dagli stessi valori di democrazia, libertà e parità.

Tra queste ci piace ricordare Carmela Giannì e Roberta Galfo, donne che si sono contraddistinte per caparbietà e orgoglio femminista, coerenza e indipendenza, la cui assenza all’incontro di ieri ha fatto rumore. Proprio Carmela Gianni scriveva nel libro “La Consulta femminile di Modica: percorso, stile e identità” le caratteristiche principali su cui si fonda la Consulta: autonomia nell’agire, indipendenza politica, differenza e democrazia.

Per questo ci è dispiaciuto non tanto la tempestività dell’on Abbate nel dare la notizia ma il fatto che due consigliere comunali, Elena Fransca e Miriam Franzo’, due stimate donne e professioniste, abbiano sentito la necessità di ringraziare l’on Abbate sottolineando che “grazie a questi fondi regionali, sarà possibile dare un nuovo, concreto e duraturo impulso alle attività di queste Consulte”

Alla presentazione della consulta era presente anche la consigliere Neva Guccione, figlia di Roberta Guccione che ieri ha scritto un post sul suo profilo in cui ricordava giustamente la figura della madre e di Carmela Gianni’.

Nel post la consigliera Guccione scrive: “Abbiamo quindi una grande responsabilità, che è quella di portare avanti le idee e l’impegno di chi per anni ha gridato al rispetto, alla parità di genere, all’uguaglianza, alla democrazia e alla libertà.

La Consulta Femminile Modicana deve essere uno spazio di confronto, inclusivo, e volto a valorizzare le donne”

Rispetto a questa riflessione abbiamo chiesto alla consigliera Guccione cosa ne pensasse di questa comunicazione fatta dall’on Abbate e ripresa dalle sue colleghe:

“Strumentalizzare, o peggio, politicizzare la Consulta Femminile è un grave errore-risponde la consigliera Neva Guccione-Il rischio della strumentalizzazione politica è di minare i valori, l’essenza e gli obiettivi propri della Consulta, e di vanificare l’impegno di chi per prima ha voluto e creduto nella Consulta Femminile come organo libero e indipendente. Attribuire riconoscimenti alla politica rappresenta un pericoloso equivoco, in quanto le istituzioni hanno il dovere, in osservanza ai principi costituzionali, di garantire e promuovere l’uguaglianza e la parità di genere.

Ai sensi della legge 7 maggio 1977, n. 27 della Regione Siciliana, è compito della Regione, in aderenza ai principi di eguaglianza giuridica e sociale sanciti dalla Costituzione, concorrere all’azione delle donne siciliane volta – nel rispetto del più ampio pluralismo ideale, politico e organizzativo, delle istituzioni repubblicane e dei valori dell’antifascismo – a rimuovere gli ostacoli che tuttora limitano la parità tra i due sessi e impediscono il pieno svolgimento della personalità umana e sociale della donna. Nessun ringraziamento mi sento di rivolgere alla politica regionale che, semplicemente, attua la Costituzione della Repubblica Italiana. Mi sento invece di ringraziare le donne che ci hanno precedute e che hanno portato avanti le battaglie femministe, la cultura femminile e l’orgoglio dell’appartenenza di genere. Noi donne-prosegue Neva Guccione- abbiamo oggi una grande responsabilità, che è quella di portare avanti le loro idee e il loro impegno, idee che gridano al rispetto, alla parità, alla uguaglianza, alla democrazia e alla libertà. 

La Consulta Femminile Modicana deve essere un organo libero da ingerenze politiche e pregiudizi, uno spazio di confronto volto alla inclusione reale e concreta. Una rete attiva, in favore delle ultime e di chi è relegata ai margini della società o alla vita familiare e domestica non per libera scelta. E allora si, la Consulta Femminile deve lavorare in sinergia con le istituzioni locali, senza però dipendere da esse, con il precipuo fine di influenzare la politica locale e regionale in favore della parità di genere e della inclusione”

Parole che ci sentiamo di condividere pienamente e che siamo lieti di riportare affinché tutti possano leggerle per comprendere appieno il valore reale della Consulta Femminile. 

Quello dei giorni scorsi, quindi, è stato un giorno importante per le donne modicane e  nessuno può permettersi di attribuirsene i meriti, perché i meriti sono di quelle donne che ieri come oggi credono fortemente nel valore della Consulta che deve avere come obiettivo primario della quello di esercitare le sue funzioni consultive e propositive nei confronti della Amministrazione Comunale e di sensibilizzazione nei confronti delle altre istituzioni, attuando i principi di parità ed uguaglianza sanciti dalla Costituzione.

PUBBLICITÀ

Coop 970x250

Cosa dicono i lettori

Partecipa alla discussione e fai parte della community

Una risposta a “Modica, la consulta femminile e il tentativo (mal riuscito) di strumentalizzarla politicamente”

  1. Avatar Carmelo Modica
    Carmelo Modica

    A margine del contenuto dell’articolo, è davvero singolare, direi una contraddizione profonda, quasi antropologica, del nostro tempo politico, il fatto che i politici ci vogliono tranquillizzare affermando
    continuamente “non vogliamo politicizzare” come dire che la politica è qualcosa di sporco, delegittimando così quella politica che poi si pretende che essa svolga la sua funzione più alta: governare, decidere, assumersi responsabilità collettive.

ALTRE TOP NEWS