A Ragusa esplode la polemica sui ticket sanitari: l’Unione Nazionale Consumatori, guidata dall’avvocato Antonino Di Giacomo, diffida l’ASP e l’Assessorato regionale alla Salute per il costo aggiuntivo di un euro e cinquanta sui pagamenti digitali. Una commissione che non esiste in nessun’altra provincia siciliana e che, secondo l’avvocato, viola la legge e i principi di uguaglianza tra cittadini.
Un costo “ingiusto” che colpisce i più deboli
Pagare un ticket sanitario a Ragusa costa più che altrove. Esattamente 1,50 euro in più per ogni operazione digitale. Una somma apparentemente minima, ma che – sommata ai tanti pagamenti quotidiani – pesa sulle spalle di chi già fatica a sostenere le spese mediche. È questa l’anomalia denunciata con forza dall’Avv. Antonino Di Giacomo, responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori di Modica, che ha presentato una nuova diffida all’ASP di Ragusa e all’Assessorato Regionale alla Salute.
La difesa dell’ASP e la replica dell’avvocato
Il Direttore Generale dell’ASP, Giuseppe Drago, ha risposto alle precedenti segnalazioni sostenendo che la commissione non viene trattenuta dall’Azienda né dal tesoriere Unicredit, ma dal Prestatore di Servizi di Pagamento (PSP) in base agli accordi con PagoPA.
Una spiegazione che però non convince Di Giacomo: “Anche se la commissione è applicata dal PSP, l’ASP resta responsabile, perché ha il potere e il dovere di stipulare convenzioni alternative, come già avviene in altre ASP siciliane, che non prevedono alcun costo per il cittadino.”
Un’ingiustizia tutta ragusana
La situazione appare grottesca: a Palermo, Catania, Siracusa e Messina i cittadini possono pagare senza costi aggiuntivi; a Ragusa no. L’unica provincia siciliana a imporre una commissione obbligatoria, in aperta violazione – sostiene l’UNC – dei principi di uguaglianza e buon andamento dell’amministrazione sanciti dagli articoli 3, 32 e 97 della Costituzione.
La disparità di trattamento, secondo il legale, è “ingiustificata e contraria alla legge”. Le norme europee e nazionali vietano infatti di addebitare costi al pagatore per l’uso di strumenti di pagamento elettronico. Ma a Ragusa, il cittadino paga due volte: una per il servizio sanitario, un’altra per poterlo pagare.
L’Avvocato richiama una lunga lista di riferimenti giuridici.
L’articolo 3 del D.Lgs. 11/2010 (PSD2) vieta espressamente di addebitare al pagatore costi legati allo strumento di pagamento.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (art. 5 D.Lgs. 82/2005) impone che i pagamenti verso la pubblica amministrazione siano “privi di aggravio per l’utente”.
Le Linee Guida AgID ribadiscono che i costi dei prestatori di servizi non devono ricadere sull’importo del servizio.
E infine, l’art. 62 del Codice del Consumo vieta qualsiasi sovrapprezzo per l’uso di un determinato mezzo di pagamento.
“Servono regole uniformi”
L’UNC di Modica chiede che l’Assessorato Regionale alla Salute imponga regole uniformi in tutta la Sicilia. “Nessun cittadino può pagare di più solo perché vive a Ragusa”, si legge nella diffida.
Il documento intima all’ASP di eliminare immediatamente la commissione, stipulare convenzioni a costo zero e garantire almeno una modalità di pagamento gratuita, come previsto in altre province. Se non ci sarà risposta entro dieci giorni, seguiranno segnalazioni all’Autorità Antitrust, al MEF, al Ministero della Salute e al Garante dei Diritti della Persona.
“Questa non è una crociata burocratica, ma una questione di giustizia sociale”, afferma Di Giacomo. “La salute è un diritto, non un privilegio a pagamento. Nessun cittadino deve essere penalizzato per vivere in una provincia diversa.”







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Una risposta a ““Un euro e cinquanta di ingiustizia”: esplode la protesta contro i ticket sanitari a Ragusa”
Si giusto parlare di questa “Piccola Ingiustizia” un granello di sabbia nel mare delle ingiustizie causate dal forzato( calcolato?) ricorso nostro malgrado alla sanità privata con costi enormi per i Cittadini utenti.Colgo l’occasione per Ringraziare il Dott.Rosario Gugliotta Presidente dell’Associazione Art.32 per la Sua Instancabile battaglia in difesa dei Cittadini massacrati dalla Malasanità.