La “poesia come vita”, forza salvifica capace di risollevare l’umano, nel nuovo libro di Pisana

2–3 minuti

“Poesia come vita – per un nuovo umanesimo digitale” (ed. Opera incerta, 2025) di Domenico Pisana, vincitore del premio “Logos cultura”, si presenta come un saggio breve (nel numero delle pagine), ma denso di riflessioni di notevole spessore ed equilibrio sullo stato odierno della poesia.

Come afferma nella prefazione Lamia El Sherif, docente universitaria all’Università di Badr al Cairo “il testo si sviluppa come un ampio e articolato discorso critico e antropologico, affrontando i temi più urgenti della contemporaneità: il rischio della frammentazione dell’identità, la crisi delle relazioni autentiche, il naufragio delle istituzioni e della coesione sociale”. La poesia per Pisana, pertanto, dovrebbe riassumere in sé l’idea di atto comunicativo e quello di forza salvifica, “capace di risollevare l’umano”.

Senza astrusità lessicali e concettuali, ma con rigore, chiarezza espositiva e ideologica, il saggio mi è apparso come una riflessione ben argomentata sulla realtà, anche editoriale, che sta dietro alla crisi della produzione poetica di alto livello e al proliferare di versi dal tono intimistico e manierato che, al contrario, banalizzano il panorama culturale, appiattendolo sulla quantità e impedendo de facto l’emersione di autori e opere davvero interessanti. Nel più il meno, raffinato e di qualità, rischia di perdersi, sommerso da una pletora insopportabile, io dico, di pretesi poeti che per vanità pubblicano anche l’impubblicabile. E che trovano facili sponde in editori-stampatori e nella presenza soverchia di premi che ne solleticano la vanteria.

La domanda che attraversa e pervade il saggio di Pisana è se sia possibile oggi una poesia non autoreferenziale che, senza rinunciare al filtro soggettivo, possa ergersi a canto civile, lanciare spunti di riflessione senza che per questo il poeta si erga a (impossibile) guida morale e spirituale di un popolo, idea già messa in crisi nel Romanticismo europeo, ma persistente in quello italiano. Anche il Montale “sociologo” de La bufera e altro” e soprattutto di “Satura” deplora in forme prosastiche – portato della crisi del canto e della forse inutile, sebbene “innocua”, poesia – le storture della società capitalistica del II dopoguerra e l’affermarsi ulteriore di una borghesia che pare essere l’ inevitabile vincitrice di conflitti sociali dal 1789 in poi.

Suggerisce, Pisana, il ritorno ad una poesia che sia riflesso della Vita, un ritorno alla dimensione tecnica del testo poetico, anche nella forma del verso libero, e contenuti che si ri-aprano al sociale, in cui appaiano evidenti gli echi degli uomini del nostro tempo, per parafrasare Quasimodo. Credo che di memorie soggettive non paradigmatiche, di storie di famiglia che non si traducano in messaggio universale, di quadretti manierati tutti pieni di amorini, il “mercato” editoriale sia saturo.

Serve un nuovo umanesimo anche in poesia, illuminato da uno slancio fideistico che accolga la speranza senza negare la realtà e che rechi in sé anche lo stigma salvifico della parola.

La grande assente.

                                                                                 Annamaria Zizza

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Una risposta a “La “poesia come vita”, forza salvifica capace di risollevare l’umano, nel nuovo libro di Pisana”

  1. Avatar Giuseppe Schembari
    Giuseppe Schembari

    “Serve un nuovo umanesimo anche in poesia, illuminato da uno slancio fideistico”?
    Nel 2025 è come pensare ancora di poter guarire i tumori con le preghiere. Anacronistico. Insensato. E questi Signori lo chiamano pure “nuovo umanesimo”? Nuovo de che?

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