Ne avevamo parlato qualche mese fa in questo articolo (leggi qui) ma a quanto pare la questione continua a suscitare l’indignazione dei cittadini.
Gli utenti, infatti, che per diverse ragioni si presentano allo sportello per pagare il ticket relativo a prestazioni sanitarie, e vogliono farlo tramite il bancomat, detto comunemente Pos, devono sborsare, una commissione di 1,50 euro. Ma qualcuno fa notare che questa pratica va contro la legge.
La questione quindi non è solo legata al fatto che in un contesto del genere leggere un cartello di questo tipo suscita ovviamente ancora più indignazione come se si volesse ulteriormente speculare sulla salute dei cittadini offrendo in cambio fra l’altro un servizio nemmeno di alta qualità, considerando le lunghe liste d’attesa, le ore e in certi casi anche i giorni trascorsi al pronto soccorso ma qui si tratta anche di mettere in atto una pratica illegale.
L’art. 62 del Codice del Consumo al comma 1 recita che “I professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”
Il termine ‘professionisti’ assume valore generico, come viene specificato nello stesso Codice del Consumo. Indica tutte le persone giuridiche e le persone fisiche che esercitano un’attività commerciale, imprenditoriale, artigianale e professionale. In breve, è esplicitamente vietato l’addebito delle commissioni POS al cliente.
E possiamo continuare in quanto a impedire la pratica nota come credit card surcharge sono altresì le norme europee e i regolamenti dei circuiti di pagamento. Nella Payment Services Directive 2 (PSD2) è espressamente vietata l’applicazione di sovrapprezzi associati al metodo di pagamento. Tale direttiva è stata recepita dal parlamento italiano con decreto legislativo n. 218 del 2017.
Fra l’altro c’è da dire a tutela del consumatore che si ritrova un sovrapprezzo nello scontrino che può agire in due modi: o contestare l’ addebito o fare una segnalazione all’AGCM. La contestazione di addebito ha come obiettivo la restituzione delle somme indebite. Nel caso di segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) se la violazione di legge dovesse essere confermata, l’esercente rischia una sanzione che va da un minimo di 2.000 euro ad un massimo di 5 milioni di euro.
Allora ci chiediamo come sia possibile che l’Asp7 di Ragusa consenta che una banca possa lucrare anche sulle transazioni telematiche relative ai ticket sanitari? Non solo è consapevole che sta mettendo in pratica un comportamento che va contro la legge e di conseguenza può incappare anche in sanzioni?
Siamo certi che l’azienda saprà dare delle spiegazioni agli utenti e soprattutto saprà trovare una soluzione al problema a tutela dei cittadini.







