I riti pasquali confermati a Comiso, Modica ed Ispica. Al momento no al “Gioia” di Scicli. In soccorso appello di Sgarbi
I personaggi per una bella commedia ci sono tutti, alcuni li abbiamo pescati dai Promessi Sposi come Don Abbondio, i Bravi, altri, visto che di feste religiose si parla, ed in particolare di Pasqua, li abbiamo presi direttamente dalle Sacre Scritture come Ponzio Pilato.
Il palcoscenico è quello dei social dove in questi ultimi giorni si sta disputando una vera e propria battaglia a suon di comunicati più o meno ufficiali.
L’oggetto? “Questa festa sa da fare o non sa da fare?” E allora spinti dalle pressioni del popolo i poveri sacerdoti della Diocesi di Noto, abbandonati a se stessi dal Vescovo che ha recitato la parte di Ponzio Pilato, lavandosi le mani dal prendere una decisione, come sarebbe stato giusto fare, e come le indicazioni della Cei dicevano di fare, ha lasciato, per la prima volta, ai sacerdoti, pieno potere.
Da questo momento si è scatenato l’inferno, anche se non sarebbe il caso di utilizzare questo termine.
Il primo a prendere una decisione è stato padre Antonio Forgione, parroco della Chiesa di Santa Maria di Betlem a Modica, dove si svolge la Madonna Vasa Vasa.
Padre Antonio, in maniera anche piuttosto coraggiosa, aveva scelto di non festeggiare la Madonna Vasa Vasa, ed era rimasto coerente su questa decisione fin quando, ci ha raccontato, che ha subito tante e tali pressioni, da aver deciso di tornare sui suoi passi e dare l’ok alla Festa, fra l’altro non solo nella versione tradizionale di mattina ma anche di sera.
“Non è stato giusto lasciare a noi questa responsabilità, dichiara amareggiato Padre Antonio.
Sono stati giorni davvero pesanti, ho ricevuto messaggi, chiamate anche da persone che non conoscevo. Alla fine, ho ritenuto giusto seguire le indicazioni della Cei che si era comunque espressa a favore della celebrazione delle festività pasquali. E’ ovvio che ci appelliamo alla responsabilità di ciascuno e soprattutto invitiamo quanti hanno delle remore sulla sicurezza a restare a casa, e seguire la festa tramite i numerosi canali di informazione che consentono di farlo.”
Come dare torto a padre Antonio, quando ieri lo stesso sindaco Abbate, che è la massima autorità sanitaria della città, non appena si è saputo della decisione di fare la festa della Madonna Vasa Vasa ha commentato con entusiasmo “Una buona notizia per i tantissimi modicani che l’aspettavano tra i quali anche i commercianti del centro storico che hanno bisogno anche di eventi come questi per riprendersi”.
In fondo se anche il sindaco, ritiene giusto che si faccia la festa e allora facciamola! Purtroppo, o per fortuna, saranno i fatti a parlare, non tutti la pensano così. E per un padre Antonio che cambia idea, un altro resta fermo sui suoi passi.
Si tratta di Padre Antonio, parroco di Santa Maria la Nova di Scicli, che pare sia contrario ai festeggiamenti dell’Uomo Vivo.
Non solo, da noi contatto non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione e si è dimostrato alquanto infastidito. Ha comunque detto che “Siamo in riflessione” quanto e a quale conclusione porterà questa riflessione lo sapremo presto.
Atteggiamento che non ci sorprende visto che, lo stesso, convocato dal sindaco Enzo Giannone, insieme agli altri sacerdoti, per discutere della cosa ha, educatamente, declinato l’invito tanto che il sindaco ovviamente contrariato da questo atteggiamento ha dichiarato “Prendo atto delle decisioni dei sacerdoti di Scicli ma non condivido il metodo in cui sono state prese, tuttavia invito ad andare oltre e a ritrovare lo spirito unitario e coeso della nostra comunità cittadina.”
Intanto più che una città coesa, c’è un’intera città in rivolta.
Soprattutto, dopo aver saputo che se la decisione rimanesse questa, Scicli, sarebbe l’unica città della provincia di Ragusa in cui c’è una festa importante e sentita per Pasqua a non festeggiare.
Ispica, infatti avrà i suoi riti della Settimana Santa, Comiso festeggerà la Pace. Il Vicariato di Pozzallo ha reso noto che invece anche quest’anno saranno sospese le processioni. Ma sappiamo che questo certamente non servirà a placare gli animi degli sciclitani.
E sulla questione è addirittura intervenuto Vittorio Sgarbi che sappiamo da sempre essere legato alla città di Scicli.
Sgarbi in un lungo video fa un appello a don Antonio affinché possa consentire lo svolgimento della festa perché dichiara “C’è qualcosa di malinconico nel pensare che ci sia un prete che dice no perché c’è un pericolo di contagio. E’ qualcosa che fa pensare ad una totale mancanza di fede in Dio. Ad una sfiducia completa, e aver sfiducia in Dio e impedire le precessioni è inaccettabile. Mi auguro che il prete mi ascolti perché le processioni sono tradizioni, cultura popolare, fiducia in Dio. L’atteggiamento di chi non vuole fare le processioni è un atteggiamento avaro, pauroso. E la paura è legittima ma non in un sacerdote, un sacerdote deve avere il coraggio di dire ai suoi fedeli, Dio ci guarda, Dio ci aiuta. Mi auguro che Scicli abbia le sue processioni come Modica e che invece non debba avere un lutto.”
Parole certamente pesanti ma da Sgarbi c’era da aspettarselo.
Fatto sta che, al di là di come andranno le cose, la nostra provincia non esce certo con una bella immagine da questa storia che ci insegna che è proprio vero il proverbio “Scherza co i fanti ma lascia stare i Santi”.
E a proposito di Santi, c’è un’ultima precisazione che ci preme fare. Quando la Cei si è pronunciata, ha espressamente parlato delle celebrazioni pasquali, la festa di San Giorgio di Modica, che è stata tirata in ballo in questi giorni in realtà niente ha a che vedere con tutto questo, nonostante sappiamo che esiste un forte legame tra la Madonna Vasa Vasa e il Santo Cavaliere.







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Una risposta a “Pasqua negli iblei, tra Don Abbondio e Ponzio Pilato: “La festa s’ha da fare o non s’ha da fare?””
Da ateo, mi chiedo che senso abbia “disputare” sulla parte meno sacra dei riti pasquali, quella che attiene al folklore più che alla fede, soprattutto quando la “disputa” appare “disturbante” e sotto certi aspetti, anche un po’ (mi si passi il termine) “discutibile” (tutte parole che indicano divisione!), se consideriamo che ancora una volta, proprio in questi giorni, si consumano atrocità indicibili e inenarrabili contro persone innocenti, la cui unica colpa è quella di essersi trovati in un certo posto, in un dato, tragico momento.
Qualcuno potrebbe rimproverarmi e replicare che, ad esempio, il rito della “Vasa Vasa” servirebbe ad “esorcizzare” il dramma umano e le sue devianze, ivi compreso quell’odio che oggi insanguina ancora il mondo.
Ma l’esorcismo, di norma, è un cammino doloroso, che suscita sgomento, paura e annega il cuore di lacrime.
Nei riti fatti di campane, vestiti sgargianti e bande musicali non vedo alcuna efficacia a scacciare il male che è in noi, se non l’eco debolissimo di un significato ormai perduto nei tempi, seppellito da un leggerezza che adesso appare fuori luogo.
E allora, forse sarebbe il caso di riflettere se la celebrazione del rito pasquale debba essere vissuta con la dovuta intensità e il doveroso rispetto per i tanti morti di tutte le guerre del mondo, senza fare troppo clamore e senza eccedere troppo nell’autocompiacimento della folla che applaude.
Liberare le colombe, Sì, ma in silenzio, cercando il volto di Maria, la trasfigurazione del dolore e la sua metamorfosi in Speranza.
Per favore, Vi prego, sia fatto tutto, ma con quel doveroso contegno che la situazione richiede.