Parco degli Iblei: una storia di rinvii e resistenze

Custodi della biodiversità: dalla Settimana dei parchi al caso irrisolto degli Iblei

C’è un filo verde che unisce le vette delle Alpi alle coste del Mediterraneo, un patrimonio collettivo che celebra la propria festa. La Settimana Europea dei Parchi, celebrata l’ultima settimana di maggio, accende i riflettori sulle aree protette, preziose fortezze contro il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

L’evento offre l’occasione per fare il punto sulla transizione ecologica e sulle ferite aperte della burocrazia italiana, come dimostra la complessa e incompiuta vicenda dell’atteso Parco Nazionale degli Iblei. L’ultimo atto risale al mese di febbraio con il Tar del Lazio che rimanda ai colleghi della Sicilia il ricorso di Ente Fauna, avanzato per fronteggiare l’assurdo immobilismo di oltre un ventennio. 

“L’Ente Fauna Siciliana – spiega Marco Mastriani, Coordinatore regionale di Federparchi Sicilia – ha presentato ricorso anche al TAR Sicilia e siamo in attesa di avere notizie in merito. Non solo ci auguriamo che si possa sbloccare definitivamente questa ulteriore fase di immobilismo amministrativo ma soprattutto che si lavori insieme con le istituzioni, locali, regionali e nazionali, per completare l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei e magari dare un vero senso e significato alle ricorrenze, tutelando concretamente l’importante patrimonio ambientale, naturale e culturale del comprensorio ibleo e soprattutto dare una speranza e uno strumento utile per un modello di sviluppo incentrato sulle comunità locali, sulla zootecnia, sull’agricoltura, sull’ecoturismo, sull’artigianato, sull’accoglienza turistica del settore alberghiero ed extralberghiero, sui servizi turistici e sulle importanti tradizioni iblee di cui siamo custodi e promotori di un territorio di grande bellezza e valore.”

La Settimana dei Parchi, affonda le sue radici nella Giornata Europea dei Parchi, istituita dalla Federazione EUROPARC per ricordare il 24 maggio del 1909. In quel giorno, in Svezia, vennero istituiti i primi nove parchi nazionali d’Europa. Negli anni la singola giornata si è dilatata in una settimana di eventi, escursioni guidate e convegni scientifici con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere il turismo sostenibile e connettere i cittadini alla natura profonda del proprio continente. 

Il Vecchio Continente vanta una rete imponente di territori protetti, coordinata dal progetto Natura 2000, che copre oltre il 25% del territorio dell’Unione Europea con migliaia di riserve e parchi regionali o nazionali. L’Italia si colloca ai vertici di questa classifica per varietà di specie ospitate. Sul suolo nazionale i primi Parchi furono creati nel 1922: il Gran Paradiso e il Parco d’Abruzzo, divenuto poi Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Attualmente si contano 24 Parchi Nazionali storici, a cui si aggiungono oltre 140 parchi regionali e centinaia di riserve statali. Un mosaico che copre circa l’11% del territorio italiano, con l’obiettivo comunitario di raggiungere il 30% entro il 2030. 

In questo quadro virtuoso, spicca l’assenza pesante nel Sud Italia del Parco Nazionale degli Iblei in Sicilia. Annunciato da oltre quindici anni e previsto da una legge nazionale, l’iter per la sua effettiva nascita si è arenato in un labirinto di conflitti istituzionali e veti incrociati. Il blocco nasce dal timore dei vincoli edificatori e venatori. Le associazioni di categoria del mondo agricolo e i cacciatori hanno espresso forti resistenze, temendo che l’istituzione del parco potesse paralizzare le attività produttive tradizionali e limitare la gestione del territorio. A questo si aggiungono i ritardi della politica locale e regionale nella perimetrazione definitiva delle aree. 

“E’ un paradosso  –  afferma Marco Mastriani – vedere come da un lato la Regione Siciliana, e nello specifico l’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, festeggiano con iniziative varie la settimana europea dei parchi e della biodiversità e dall’altro si costituiscono in giudizio contro l’Ente Fauna Siciliana che ha promosso un ricorso prima al TAR Lazio e ora al TAR Sicilia per vedere applicata la legge nazionale n. 222 del 29/11/2007 che prevede l’istituzione del Parco nazionale degli iblei e di fatto vedere applicata e rispettata la legge. Dietro un’infinità di burocrazia e lunghissime concertazioni  – che hanno visto coinvolti tutti i 27 comuni della provincia di Siracusa, Ragusa e Catania, i Liberi Consorzi Comunali di Siracusa e Ragusa e la Città metropolitana di Catania, tantissime associazioni e portatori di interesse che a vario titolo sono intervenuti e di fatto si è svolta una concertazione ampia e dibattuta – ancora si tenta di vanificare quanto previsto dalla norma nazionale e soprattutto dalla Costituzione che all’articolo 9 prevede la tutela delle biodiversità. Il TAR del Lazio, con un’ordinanza ha dichiarato che il tribunale non risulta territorialmente competente a scrutinare il ricorso di cui trattasi, ma conferma anche che il comportamento omissivo delle amministrazioni intimate, censurate nel ricorso per silentium, riflette i suoi effetti nell’ambito della sola Regione Siciliana, considerando l’istituzione di un parco nazionale da istituire. Pertanto, la non raggiunta intesa fra la Regione Siciliana e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, non può durare all’infinito. Dall’approvazione della legge nazionale sono passati quasi 20 anni. Nel febbraio del 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ormai completata la proposta di perimetrazione, zonazione e redatta la bozza di regolamento, ha inviato la bozza di decreto istitutivo alla Presidenza della Regione Siciliana, ma non si è saputo più nulla e soprattutto -conclude Mastriani – non è successo nulla in merito all’istituzione del Parco nazionale degli Iblei”.

I numeri del progetto descrivono un’area protetta di importanza internazionale, che diventerebbe il primo parco nazionale a sud d’Europa con un’estensione complessiva di circa 146.735 ettari (pari a quasi 1.500 chilometri quadrati). Una superficie imponente che ne farebbe la quarta area protetta nazionale per dimensioni e il più grande parco in assoluto della Sicilia.

Il territorio del parco ha una caratteristica struttura radiale “a stella” e si sviluppa interamente all’interno della Sicilia sud-orientale, incrociando i confini amministrativi di tre province e ben 27 comuni:

  • Provincia di Siracusa: detiene la quota maggiore con circa 955 km². Include i territori montani e i celebri canyon di 18 comuni (tra cui Noto, Avola, Palazzolo Acreide, Ferla e Sortino).
  • Provincia di Ragusa: copre circa 389 km² della superficie totale. Abbraccia l’altopiano e la vallata del fiume Irminio nei comuni di Ragusa, Modica, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Ispica e Monterosso Almo.

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