A distanza di diversi giorni dai fatti che hanno segnato la festa esterna del Santo Patrono di Modica, i portatori di San Giorgio scelgono la via della lettera aperta per rivolgersi direttamente al presule di Noto, Mons. Salvatore Rumeo.
Un testo distensivo, firmato dal presidente Simone Lucifora e sottoscritto dall’intero direttivo, che elenca una serie di considerazioni “relative alla recente festa del nostro Santo Patrono. Siamo certi che quanto Le scriviamo riflette anche il sentire della comunità parrocchiale”.
Il punto di partenza della riflessione è l’intervista rilasciata durante la processione dal Vescovo di Noto all’emittente Video Mediterraneo. In quell’occasione, come si legge nella missiva, il Pastore della Diocesi “ha fatto notare che non sono mancate manifestazioni di eccessivo fervore, non del tutto consone a una processione religiosa, fervore che ha rischiato di trasformare la medesima in una sorta di corteo”.
Parole forti, pronunciate dalla Guida della Chiesa locale, che in pochi minuti hanno fatto il giro della città e dell’intera Diocesi, scuotendo profondamente la comunità.
Nel tentativo di spiegare la natura di tali episodi, pur di fronte a dubbi sugli eccessi che hanno finito per sfiorare un po’ tutti, i portatori richiamano la tradizione: “Il fatto è che i nostri padri ci hanno trasmesso una forte sentimento religioso, che si esprime ancora oggi in forme di entusiasmo collettivo, come se il Santo Martire suscitasse gioia e tripudio, non solo in noi portatori, ma anche nel popolo”.
Una devozione sincera e un attaccamento viscerale che non costituiscono un male in sé, ma che rischiano talvolta di generare manifestazioni capaci di allontanare i fedeli piuttosto che avvicinarli.
Oggi, tuttavia, il direttivo si dice pronto a lasciarsi guidare dal Vescovo Rumeo e dal parroco don Michele Fidone per rivedere la struttura dei festeggiamenti. I portatori si dichiarano infatti disponibili “nell’individuare le procedure più adeguate affinché la festa non degeneri in manifestazioni contrarie allo spirito religioso”, ponendo l’accento sulla rilevanza dei momenti di preghiera, che meritano una maggiore attenzione per evitare di ridursi a pura formalità.
Il passaggio centrale della lettera affronta poi a viso aperto le tensioni registrate nel momento clou della discordia. “Subito dopo l’intervista da Lei rilasciata durante la processione, abbiamo sentito il peso del Suo richiamo e Le confessiamo che, al rientro del Santo in Duomo, abbiamo avuto una reazione dettata dallo stato d’animo di quel momento: abbiamo poggiato, infatti, il simulacro di San Giorgio a terra e il nostro presidente ha espresso a nome di tutti i portatori parole di disappunto. A distanza di diversi giorni comprendiamo che in effetti si è trattato di atti estemporanei, sicuramente inopportuni, che volevano solo dire la nostra difficoltà ad accettare i toni del Suo intervento e la tempistica”.
Tra le righe di questo chiarimento si leggono le scuse per il clima che si era venuto a creare e la chiara volontà di riallinearsi alla guida della Diocesi.
Se l’immediato post-festa è stato inevitabilmente segnato da mormorii e chiacchiericci, i portatori hanno preferito attutire il colpo e avviare un percorso concreto con la Curia. Il primo passo è stato un incontro chiarificatore avvenuto il 5 maggio con il vicario generale, mons. Ignazio Petriglieri, durante il quale i portatori hanno espresso le proprie ragioni recependo la disponibilità al dialogo del Vicario e le sue osservazioni sui fatti.
La missiva si chiude con un segnale di grande apertura e con l’auspicio di rimettere l’intero cammino sotto la guida della Chiesa netina: “avremmo il desiderio di incontrarLa, mentre abbiamo saputo dal Vicario Generale che è soprattutto Suo desiderio incontrare noi. Intanto le esprimiamo la nostra gratitudine per le parole dette durante la seconda intervista televisiva. Le abbiamo colto come segno della Sua apertura nei nostri confronti e per questo attendiamo di essere ricevuti”.
Un momento delicato, che ha scosso le coscienze ma che sembra ormai orientato a trasformarsi in un’opportunità per procedere a vele spiegate verso un cammino sinodale sempre più Duc in Altum!






