Il lavoro non garantisce più una vita dignitosa e il Primo Maggio rischia di restare una celebrazione vuota, è questo il cuore dell’intervento di Giuseppe Roccuzzo, segretario generale della Cgil Ragusa, che alla vigilia della Festa dei Lavoratori richiama con forza istituzioni e parti sociali a una presa di coscienza non più rinviabile.
Per Giuseppe Roccuzzo celebrare il lavoro oggi non può ridursi a una ricorrenza simbolica, non basta guardare a indicatori che segnalano una crescita dell’occupazione se quella stessa occupazione poggia su basi fragili. Dietro i numeri, spiega, si nasconde una realtà fatta di precarietà diffusa, salari inadeguati e diritti spesso aggirati o indeboliti. La provincia di Ragusa continua infatti a registrare uno dei livelli retributivi più bassi del Paese, una condizione che pesa ogni giorno sulla vita concreta di lavoratrici e lavoratori.
Secondo i dati citati, Ragusa si colloca in fondo alla classifica nazionale con un reddito medio annuo di 17.770 euro, lontanissimo dai 40.316 euro di Milano. Un divario che non è solo economico ma che si traduce in difficoltà quotidiane, con il lavoro che in troppi casi non riesce più a garantire una vita dignitosa. Si tratta di un fenomeno strutturale, sottolinea Giuseppe Roccuzzo, legato a un sistema produttivo segnato da contratti instabili, forme di dumping contrattuale e una generale mancanza di prospettiva.
A questo quadro già critico si aggiungono le difficoltà legate al territorio. La carenza di infrastrutture e servizi adeguati rende il pendolarismo una condizione obbligata, con costi economici e sociali rilevanti. Non è una scelta ma una necessità, che incide sul reddito e sulla qualità della vita. Il tempo perso, la fatica accumulata, i rischi degli spostamenti sono elementi che raramente emergono nelle statistiche ma che pesano concretamente nella quotidianità.
Resta poi centrale il tema della sicurezza. Gli episodi che continuano a verificarsi dimostrano come il lavoro non sia ancora un luogo pienamente sicuro. La prevenzione e i controlli risultano insufficienti anche per le difficoltà operative degli organismi preposti, spesso costretti a lavorare con risorse limitate rispetto alle reali esigenze del territorio.
In questo contesto il Primo Maggio assume un significato che va oltre la celebrazione, diventa, secondo Giuseppe Roccuzzo, un momento di verità. Un’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni reali del lavoro e per avviare un confronto serio e responsabile. La Cgil Ragusa ribadisce la necessità di interventi concreti, contrastare il lavoro povero, garantire salari adeguati, rafforzare i diritti, investire in sicurezza e infrastrutture.
“Il lavoro non può essere ridotto a una variabile statistica”, afferma Giuseppe Roccuzzo, “è e deve tornare ad essere il fondamento della dignità delle persone e della coesione di una comunità”.
(czcz)







