PALERMO – Un peso fiscale imponente grava sulla Sicilia, con un volume di crediti iscritti a ruolo che oscilla tra i 90 e i 120 miliardi di euro. Di questi, una quota rilevante, fino a 25 miliardi, si concentra nella sola provincia di Palermo.
Numeri che fotografano una situazione complessa e che pongono interrogativi concreti sulla tenuta del sistema economico regionale.
I dati, illustrati nel corso del convegno dedicato alla gestione della crisi d’impresa, evidenziano come a livello nazionale l’esposizione complessiva verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione superi i 1.270 miliardi di euro. Una parte consistente risulta difficilmente recuperabile, mentre oltre 700 miliardi restano teoricamente esigibili. In Sicilia, il quadro appare particolarmente delicato, anche per la stratificazione di debiti legati a tributi statali, contributi previdenziali e imposte locali.
Nel confronto tra professionisti, magistrati ed esperti del settore, è emersa con forza la necessità di utilizzare in modo efficace gli strumenti previsti dall’attuale normativa per la gestione della crisi. Al centro del dibattito, le procedure alternative alla liquidazione giudiziaria, considerate oggi una leva fondamentale per garantire continuità alle imprese e salvaguardare livelli occupazionali.
“Questi numeri avranno inevitabilmente un impatto sul tessuto produttivo”, è stato sottolineato nel corso dei lavori, con un chiaro invito a ricorrere agli strumenti di regolazione della crisi per evitare il tracollo di molte realtà aziendali. In questo contesto, la cosiddetta “rottamazione quinquies” viene indicata come una possibilità concreta, forse l’ultima, per alleggerire il carico debitorio e rimettere in moto le imprese.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle opportunità offerte dal concordato preventivo e dalle operazioni di affitto o cessione d’azienda, strumenti capaci di preservare valore economico e organizzativo. L’obiettivo, condiviso dai relatori, resta quello di massimizzare il soddisfacimento dei creditori senza sacrificare la sopravvivenza delle imprese.
Sul tavolo, infine, anche le criticità legate alle procedure semplificate, che richiedono ulteriori riflessioni per essere pienamente efficaci.
Il messaggio che arriva dal mondo delle professioni è chiaro: senza interventi tempestivi e un utilizzo consapevole degli strumenti disponibili, il rischio è quello di assistere a una progressiva erosione del tessuto imprenditoriale siciliano. Una sfida che chiama in causa non solo le imprese, ma l’intero sistema economico e istituzionale.
Marcello Sarta






