PALERMO – Un anno complesso per il vino italiano, ma con segnali in controtendenza che arrivano dalla Sicilia. Nel 2025 l’export nazionale registra una flessione del 3,6% in valore, pari a circa 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri in meno rispetto all’anno precedente.
A pesare sono soprattutto i mercati del Nord America e dell’Europa extra-Ue, mentre l’Unione Europea, che rappresenta ancora il 40% delle esportazioni, contribuisce ad attenuare il calo.
È quanto emerge dall’analisi realizzata da Nomisma per UniCredit, presentata a Palermo nell’ambito di Sicilia en Primeur promosso da Assovini Sicilia.
Il rallentamento è legato a una contrazione dei consumi sui principali mercati internazionali. Tra i Paesi importatori, solo Germania, Svizzera e Brasile mostrano una crescita, mentre gli Stati Uniti segnano un calo del 12%, il Regno Unito del 6%, il Canada del 12% e la Cina del 15%.
In questo scenario, spicca la performance dei vini bianchi Dop siciliani, che registrano un incremento dell’export del 2,4% su base annua. Un risultato significativo, soprattutto se si considera il contesto globale e le difficoltà legate ai dazi commerciali introdotti durante l’era Donald Trump. Proprio negli Stati Uniti, infatti, i bianchi siciliani segnano un aumento dell’8,4%, in netta controtendenza rispetto al dato medio dei vini italiani, che nello stesso mercato perdono quasi il 13% in valore.
Diversa la situazione per i vini rossi Dop dell’Isola, che registrano una contrazione dell’11% nell’export, penalizzati soprattutto dal calo della domanda statunitense, primo mercato di riferimento.
Il report evidenzia inoltre un elemento spesso sottovalutato: i dati ufficiali sull’export, elaborati da Istat, si basano sul luogo di spedizione della merce. Ciò significa che una parte dei vini siciliani esportati attraverso porti di altre regioni non viene contabilizzata come export dell’Isola, suggerendo che il dato reale potrebbe essere più elevato.
Sul fronte dei consumi, emerge una tendenza ormai consolidata: il progressivo calo del vino rosso, legato anche alla diminuzione dei consumatori abituali. In Italia, la quota di over 60 che dichiara di bere vino con regolarità è passata dal 70% di quindici anni fa al 54% attuale.
Un quadro articolato, dunque, in cui la Sicilia del vino dimostra capacità di adattamento e competitività, soprattutto nel segmento dei bianchi, sempre più apprezzati sui mercati internazionali.
M. S.
(fonte Ansa)






