Confcommercio, rigenerazione del centro di Modica passa da residenza e servizi

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Il centro storico di Modica si svuota e il dibattito si accende, Confcommercio punta il dito su una crisi che non è solo commerciale ma prima di tutto demografica e funzionale, numeri e proposte sul tavolo dopo il Consiglio comunale del 15 aprile.

Un centro storico sempre più vuoto

Il confronto sul futuro del cuore antico della città è entrato nel vivo dopo una seduta consiliare partecipata, con centinaia di cittadini presenti. A intervenire è stata Confcommercio provinciale Ragusa, attraverso il presidente Gianluca Manenti e il presidente sezionale di Modica Giorgio Moncada, con un documento frutto di analisi interne.

Gianluca Manenti ha chiarito subito il punto, “non siamo andati in Consiglio per lamentarci, ma per proporre un modello operativo”. Il dato che emerge è netto, solo il 13,5% dei modicani vive oggi nel centro storico e circa il 40% degli immobili risulta vuoto. Una fotografia che, secondo Confcommercio, spiega più di ogni altra cosa la crisi attuale, con le attività commerciali che rappresentano solo la conseguenza visibile di un problema più profondo.

Proposte e metodo, il nodo del confronto

Dal punto di vista operativo, l’associazione indica alcune direttrici, mappatura digitale degli immobili e dei flussi, incentivi al ritorno alla residenza, presenza di uffici pubblici nel centro e una cabina di regia stabile tra istituzioni e categorie. Tra gli elementi ritenuti decisivi anche una presenza universitaria costante, vista come leva per la rigenerazione.

Ma oltre ai contenuti, emerge anche una critica sul metodo adottato durante la seduta. Gianluca Manenti ha sottolineato come le associazioni di categoria non possano essere considerate una voce qualsiasi, “non è una questione di precedenza formale, ma di efficacia”. Il riferimento è all’ordine degli interventi, con i cittadini singoli ascoltati prima delle rappresentanze organizzate.

Secondo Confcommercio, il rischio è quello di perdere continuità e memoria nelle scelte. “Gli amministratori passano, le associazioni restano”, ha ricordato Gianluca Manenti, ribadendo il ruolo storico dell’organizzazione attiva dal 1945.

Il messaggio finale resta legato alla disponibilità al confronto, senza però rinunciare al riconoscimento del ruolo delle categorie, considerate strumenti di competenza e continuità per affrontare una crisi che, numeri alla mano, appare ormai strutturale e non più rimandabile.

(czcz)

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