Ispica, il Giovedì Santo tra fede, tradizione e commozione

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Il Giovedì Santo a Ispica si conferma uno dei momenti più intensi e partecipati dell’intero anno liturgico.

Un giorno che racchiude fede, identità e tradizione, capace di coinvolgere un’intera comunità in un’esperienza collettiva che attraversa la notte e si prolunga fino al giorno successivo.

Nel cuore della Settimana Santa, la città entra in un clima unico: il silenzio del Giovedì, il dolore contemplato del Venerdì e la luce della Pasqua scandiscono un percorso spirituale profondo, vissuto con devozione autentica da fedeli e visitatori.

Il rito che attraversa la notte

Le celebrazioni prendono avvio già nella notte tra mercoledì e giovedì. Qui, nella piazza gremita, si rinnovano le scene della Crocifissione e della deposizione del Cristo, in un’atmosfera carica di pathos.

Alle 4:00 del mattino si consuma uno dei momenti più attesi: il parroco batte per tre volte sulla porta della basilica, che si apre lasciando entrare i fedeli. La folla si riversa all’interno per raggiungere l’altare del Cristo alla Colonna, ‘u Patri a Culonna, dove si inginocchia per il tradizionale gesto del ringraziamento. È il segno tangibile di un legame profondo tra il popolo e il suo simbolo più caro.

La “scinnuta” e l’emozione della comunità

Alle 11 del mattino si rinnova il rito della “scinnuta”. Il parroco, per tre volte, bussa all’altare che custodisce il Cristo flagellato e ne apre le porte. In pochi istanti la statua viene resa visibile ai fedeli, che reagiscono con grida, lacrime e applausi. L’emozione è palpabile, mentre la banda accompagna ogni momento con le tradizionali marce.

Particolarmente significativa, quest’anno, è stata la prima partecipazione di don Antonio Maria Forgione, parroco della Basilica di Santa Maria Maggiore. Con parole intense e cariche di significato, ha richiamato il senso profondo della giornata, sottolineando anche l’emozione personale di vivere per la prima volta questa festa così identitaria per Ispica. Al grido corale di “Viva lu Patri”, cui il popolo risponde “Colonna”, è seguito un lungo e caloroso applauso.

Nel pomeriggio il simulacro del Cristo alla Colonna viene portato in processione per le vie del centro storico. Uno dei momenti più toccanti è ‘U ‘ncuontru, l’incontro con l’Addolorata, durante il quale la Madre si inchina per tre volte davanti al Figlio. Un gesto semplice ma potentissimo, vissuto nel silenzio e nella commozione generale.

La processione prosegue fino a notte fonda. I volti dei devoti, segnati dalla stanchezza, raccontano però una partecipazione totale, fatta di sacrificio e amore. Il rientro in chiesa rappresenta l’ultimo, struggente momento: i portatori rallentano il passo, quasi a voler trattenere il tempo.

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