Quando si parla del dissesto finanziario di Modica, il dibattito tende inevitabilmente a concentrarsi su responsabilità individuali, scelte sbagliate, decisioni più o meno discutibili.
È una lettura comprensibile, ma rischia di essere superficiale perché il dissesto non è stato il risultato di uno o più errori isolati ma piuttosto, l’esito di un modo di governare che, nel tempo, si è organizzato in sistema.
Un sistema non scritto, ma reale, fatto di decisioni non verificate, responsabilità diffuse, controlli deboli, prassi tollerate che interagendo tra loro, hanno finito per sostenersi reciprocamente, producendo un progressivo abbassamento della qualità delle decisioni pubbliche.
In questo contesto, la mediocrità non è stata un incidente, ma una conseguenza e non riguarda solo singoli atti amministrativi, ma il modo stesso in cui i problemi della città sono stati affrontati, interpretati e trasformati in decisioni.
Limitarsi, quindi, a giudicare la qualità degli amministratori, passati o presenti, non è sufficiente. Anche persone competenti, inserite in un sistema debole, finiscono inevitabilmente per adattarsi alle sue logiche.
La verità è che il punto non è migliorare la politica confidando in un improvviso salto di qualità delle persone ma piuttosto modificare il sistema che orienta le decisioni.
Inoltre ogni decisione pubblica non nasce per caso perché è il risultato di un processo e ogni processo dipende da un metodo, che a sua volta richiede una struttura.
Se il processo è fragile, anche le decisioni lo saranno; se il processo è solido, la qualità delle decisioni diventa più probabile, più stabile, meno casuale.
La considerazione fondamentale da trarre, è che il risanamento, non può essere affidato a interventi episodici o a singole “buone decisioni” ma deve passare dalla costruzione di un sistema diverso, capace di orientare stabilmente l’azione amministrativa.

Ma un sistema non è fatto solo di regole e procedure perché alla base di ogni buon governo esiste un livello più profondo, spesso invisibile: un clima culturale condiviso, un modo di intendere il lavoro pubblico fondato su responsabilità, cura e competenza; quel livello in cui si fa bene il proprio lavoro non solo perché imposto dalla norma, ma perché riconosciuto come dovere.
È proprio l’assenza di questo clima che ha consentito, nel tempo, il consolidarsi di pratiche mediocri: non come deviazioni occasionali, ma come esiti coerenti di un sistema privo di adeguati orientamenti culturali.
Per affrontare questa situazione non basta cambiare le persone o introdurre nuove regole ma costruire quello che possiamo definire un “Sistema Cultura”: un insieme coerente di strumenti, metodi e condizioni capace di rendere improbabile la decisione mediocre.
Un sistema che può essere immaginato come una vera e propria officina della decisione pubblica, in ingresso ci sono i problemi della città ed in uscita le decisioni ed in mezzo, una struttura fatta di organizzazione, metodo, procedure, monitoraggio e una solida base informativa, attraverso cui i problemi vengono analizzati e trasformati in ipotesi e poi in scelte.
Ma c’è un elemento che a Modica, forse più che altrove, è mancato: il ruolo della società civile.
Senza una comunità capace di produrre conoscenza, di alimentare il confronto e di esercitare un controllo consapevole, anche il miglior sistema amministrativo rischia di chiudersi su sé stesso.
Il buon governo non è solo una questione interna all’amministrazione: è il risultato di una relazione tra Istituzioni e Comunità.
Per questo il percorso di ricostruzione deve riguardare sia l’organizzazione pubblica che la società civile. Quest’ultima non può restare spettatrice, ma deve diventare parte attiva del processo decisionale, contribuendo alla qualità delle scelte attraverso conoscenza, partecipazione e senso critico.
In questa prospettiva, il risanamento non è un’operazione tecnica, ma un cambiamento più profondo. È la costruzione di un ambiente decisionale diverso, in cui le decisioni non dipendano più dalla qualità contingente dei singoli, ma dalla qualità del sistema che le rende possibili.
È questo il vero passaggio che Modica è chiamata ad affrontare: passare da un modello in cui il buon governo è un’eccezione, a uno in cui diventa la regola.
Perché, in fondo, non sono i problemi a determinare il destino di una città, ma il modo in cui essa sceglie di affrontarli.
Nei prossimi articoli questa architettura sarà tradotta in strumenti operativi
Carmelo Modica






