A vent’anni dalla scomparsa, il ricordo di Angelo D’Arrigo resta vivido come il segno lasciato nei cieli di mezzo mondo. Non un semplice deltaplanista, ma un autentico esploratore dell’aria, capace di trasformare il volo in una forma di conoscenza, al confine tra scienza, istinto e osservazione della natura.
La sua visione affondava le radici negli studi e nei sogni di Leonardo da Vinci: comprendere il volo, non limitarvisi. D’Arrigo osservava gli uccelli, ne studiava i movimenti, le correnti, i minimi dettagli aerodinamici. Poi portava quelle conoscenze in cielo, mettendo alla prova il proprio corpo e la propria mente in condizioni estreme.
Straordinario fu il rapporto instaurato con alcune specie, in particolare con le aquile, con le quali riuscì a condividere lo spazio aereo in modo quasi simbiotico. Non si trattava di semplice affiancamento, ma di una relazione basata su fiducia e riconoscimento reciproco. Ancora più emblematico il progetto “Metamorphosis”, con cui guidò uno stormo di gru siberiane lungo una rotta migratoria perduta: oltre cinquemila chilometri dal Circolo Polare Artico fino al Medio Oriente. Un’impresa che univa etologia, coraggio e ricerca scientifica.
Tra le sue sfide più celebri figura il sorvolo dell’Everest nel 2004, quando raggiunse i 9.000 metri di quota volando insieme a un’aquila. Un’esperienza ai limiti della sopravvivenza, dove l’aria rarefatta rende ogni movimento decisivo. D’Arrigo affrontò anche scenari estremi come il Sahara, le Ande e l’Aconcagua, contribuendo in modo significativo allo studio del volo a bassa velocità, un ambito ancora poco esplorato.
Le sue imprese non erano guidate dalla ricerca del primato, ma dal desiderio di colmare un vuoto nella conoscenza aeronautica. Un patrimonio di esperienze raccolto anche nel volume In volo sopra il mondo, testimonianza del suo approccio rigoroso e visionario.
Il 26 marzo 2006, tuttavia, la sua vita si interruppe improvvisamente durante un volo dimostrativo in Sicilia, a causa di un incidente aereo. Un epilogo inatteso per chi aveva affrontato condizioni ben più estreme nei cieli più impervi del pianeta.
Aveva 45 anni e numerosi progetti ancora da realizzare, tra cui il sogno di sorvolare l’Antartide. A distanza di due decenni, la figura di Angelo D’Arrigo continua a rappresentare un esempio unico di passione, ricerca e coraggio: un uomo che non si è limitato a volare, ma ha saputo entrare in sintonia con il cielo.
Marcello Sarta







