Nel panorama sempre più fluido dell’illustrazione contemporanea, in cui i linguaggi tendono a sconfinare e a contaminarsi, il progetto dell’artista e illustratore modicano Angelo Ruta si colloca in una zona liminale e fertile: quella in cui la canzone si fa materia visiva e l’immagine si incarica di prolungarne, senza tradirla, la suggestione poetica.
Come racconta la Repubblica Palermo, “Cantando con gli occhi” (Carthusia, 48 pagine, 22,90 euro), omaggio dichiarato all’universo musicale di Francesco De Gregori, nasce da un’idea del catanese Claudio Corbino, presidente dell’associazione “Diplomatici” e storico amico del cantautore: “De Gregori ha accolto con grande generosità la proposta ed è rimasto affascinato dalla capacità di Ruta di creare opere mai didascaliche, semmai oniriche”.
Rendere in forma illustrativa le canzoni
Una sfida tanto attraente quanto insidiosa: sottrarre le canzoni alla loro dimensione sonora per restituirle in forma narrativa, attraverso figure che non illustrano ma interpretano. “L’idea di fondo – racconta Ruta – è stata quella di prendere i personaggi delle canzoni e dar loro una nuova vita, legandoli tra loro per vedere se potesse emergere qualcosa di autonomo e compiuto”.
Non si tratta, dunque, di traduzioni visive pedisseque, ma di un lavoro di reinvenzione, in cui l’immaginario di De Gregori diventa un archivio di presenze da riorganizzare in una trama altra, fatta di rimandi, apparizioni e connessioni sotterranee.
Il tempo lungo della gestazione si riflette nella densità delle tavole, pensate per una fruizione lenta, quasi investigativa. Ogni immagine è stratificata, disseminata di dettagli nascosti che chiedono allo sguardo di sostare, di tornare, di interrogarsi.
Tra le tavole più emblematiche emerge quella dedicata a “Titanic”, in cui la celebre metafora del cantautore romano si apre a una riflessione più ampia sul presente. La grande nave diventa il teatro di un’umanità sospesa, inconsapevole del proprio imminente declino: “Un’epoca che sta per tramontare”, osserva Ruta a la Repubblica Palermo, ma che “dice molto anche della nostra, dove si continua a danzare mentre il terreno cede sotto i piedi”.
“I rifugiati di ieri e quelli di oggi si sovrappongono con facilità”, nota Ruta, sottolineando come il viaggio e lo sradicamento costituiscano un filo rosso che attraversa l’intero volume. Anche quando il discorso si fa più intimo, come nella tavola conclusiva dedicata a una giovane donna in partenza dal Sud, il registro non rinuncia a una tensione evocativa più ampia.
La Sicilia affiora in filigrana – un mandorlo in fiore, un orizzonte che si apre – ma si trasforma immediatamente in luogo universale della partenza e del desiderio. Il titolo, scelto dallo stesso De Gregori e tratto dalla canzone “Jazz”, sintetizza il senso dell’operazione: “Cantando con gli occhi” è un invito a guardare la musica, a riconoscerne le immagini latenti e a lasciarsi guidare da una narrazione che procede per echi, analogie e apparizioni.
Più che un libro illustrato, quello di Ruta è un atlante visivo che chiede al lettore di farsi esploratore e, soprattutto, un esempio riuscito di come l’illustrazione possa ancora oggi farsi strumento critico, capace di interrogare il presente.
(cscs)






