Sampieri, la scuola rischia di chiudere e la comunità si sente abbandonata

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La denuncia dei genitori con una lettera

Una lettera firmata dai genitori di Sampieri per denunciare che mentre la spiaggia del borgo viene definita tra le più belle della Sicilia si destina a chiudere la scuola tra uno o due anni.

Tutto nasce dal fatto che i genitori di Sampieri hanno appreso con amarezza che il plesso scolastico del paese non avrà una prima classe elementare il prossimo anno scolastico. Questo vuol dire che fra due anni non ci sarà più alcuna classe della scuola primaria e di conseguenza il plesso chiuderà.

“Non è una questione demografica-spiegano i genitori-I bambini ci sono, pochini ma ci sono: 7 a Sampieri, 5 a Cava D’Aliga. La logica porterebbe ad attivare una prima classe a Sampieri, il provveditorato permette classi di almeno 10 alunni per i piccoli centri.

E invece no. È una questione di trasporti: non esiste un collegamento che permetta alle famiglie di Cava D’Aliga non automunite di raggiungere la scuola di Sampieri, mentre esiste uno scuolabus che porta i bambini del paese verso altri plessi. Abbiamo chiesto un minibus da 9 posti, una sola tratta, due corse al giorno. Non è stato possibile.

Va detto con chiarezza: il plesso di Sampieri non ha mai beneficiato di un servizio scuolabus, né proveniente da altri paesi né dalle campagne circostanti. Non oggi, non ieri. Nessuna giunta comunale, nel corso degli anni, ha mai ritenuto necessario porvi rimedio. Una miopia collettiva e trasversale, che oggi presenta il conto.

A questo si aggiunge la mancata applicazione di un accordo consolidato: da anni esiste un patto per cui la prima classe della primaria si forma ad anni alterni, un anno a Sampieri e uno a Cava d’Aliga. Quest’anno toccava a Sampieri. Il Comune non ha sostenuto questo accordo, e senza il trasporto le famiglie hanno dovuto scegliere il male minore. Un impegno disatteso nel momento in cui era più necessario rispettarlo.

Abbiamo eletto un genitore in Consiglio di Istituto per essere sempre presenti in ogni discussione, abbiamo incontrato il sindaco, abbiamo argomentato, documentato, aspettato. Il risultato è questo.

Ma c’è anche la beffa. La prima elementare che verrà attivata a Cava D’Aliga sarà con il programma di 40 ore (il cosiddetto tempo pieno) con uscita alle 16.30 e i sette bambini di Sampieri dovranno essere prelevati per forza dalle famiglie. Si deduce perciò, sette famiglie di Sampieri hanno meno diritto di cinque famiglie di Cava D’Aliga.

La scuola di Sampieri inoltre non è solo un plesso tra tanti: è l’ultima istituzione pubblica rimasta nel paese. Quando la primaria chiuderà, resterà la speranza della scuola dell’infanzia, che potrebbe tenere aperto il plesso. Ma sarà ben poco per una comunità che vorrebbe avere un futuro. Le famiglie che vorrebbero abitare stabilmente a Sampieri esistono, ma le case non sono accessibili: il mercato immobiliare è ormai dominato dagli affitti brevi, e chi vorrebbe mettere radici non trova né prezzi né disponibilità. La scuola era l’ultimo argomento per restare, o per arrivare.

Una comunità non si costruisce solo d’estate. Sampieri meritava una risposta diversa.

Quello che sta accadendo a Sampieri non è un caso isolato. Molti plessi sopratutto in piccole realtà rischiano la chiusura ma ciò che non si capisce è che per molti di questi centri la presenza della scuola è fondamentale. E allora perché non fare un piccolo sforzo e rivedere alcune disposizioni per aiutare non solo i genitori ma intere comunità a sopravvivere?

Non si chiede di andare contro la legge ma si chiede piuttosto di modificarla rendosi conto dei cambianti demografici e non solo che non posso penalizzare realtà come Sampieri o come interi quartieri all’interno delle città. Classi di dieci bambini consentono fra l’altro di lavorare con più attenzione con gli alunni mentre le famose classi pollaio generano solo confusione e a detta degli stessi insegnanti non si riesce ad avere gli stessi risultati che si hanno nelle classi con un numero inferiore di alunni.

E allora tenendo conto di tutto ciò perché non si ritorna ad avere più cura della scuola e non a ragionare con la logica dei tagli che non portano mai a nulla di buono, così nell’istruzione come nella sanità. Non si può risparmiare sui servizi essenziali ma si dovrebbe cominciare a tagliare le spese superflue, i privilegi di cui godono quelle stesse persone che poi decidono di chiudere un plesso per evitare sprechi ma investire sui bambini non è mai uno spreco!

(atat)

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