A Ragusa nasce il modello per combattere la “povertà dei trasporti”

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La mobilità diventa una questione di diritti e di futuro dei territori. È il messaggio forte lanciato da Ragusa durante il convegno nazionale dedicato alla cosiddetta “povertà dei trasporti”, che ha riunito istituzioni, esperti e università per discutere nuove soluzioni per le aree interne.

La difficoltà di spostarsi per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali è una realtà che riguarda sempre più territori italiani, soprattutto quelli lontani dai grandi centri. Il tema è stato al centro del convegno nazionale “Ridurre la povertà dei trasporti: strategia nazionale e contesti territoriali”, ospitato all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla.

Una giornata di confronto che ha visto riuniti rappresentanti delle istituzioni, studiosi ed operatori del settore. Il punto di partenza è stato chiaro fin dall’inizio: la mobilità non può essere considerata solo un servizio, ma un diritto.

A sottolinearlo è stata Barbara Sarnari, vicepresidente di Svi.Med., ente capofila del progetto Pulmì e tra i promotori dell’incontro. “Ridurre la povertà dei trasporti è un processo complesso che richiede un cambiamento su più livelli: culturale, normativo ed economico. Non basta introdurre nuovi servizi, bisogna anche modificare le abitudini e integrare questi modelli più flessibili nel sistema del trasporto pubblico locale e nelle normative regionali”.

Barbara Sarnari ha ricordato come nelle aree interne spesso l’unico collegamento garantito sia quello per la scuola, mentre restano scoperti altri bisogni quotidiani, dal lavoro allo sport fino alla socialità. “La mobilità è un diritto, non può dipendere dal fatto di vivere in una grande città o in un piccolo Comune montano”.

Trasporto a chiamata e mobilità-diritto del futuro: da Ragusa il modello per le aree interne. “Serve un nuovo sistema più flessibile e plurale”

Uno dei nodi principali riguarda la necessità di costruire un sistema di mobilità più articolato. Secondo Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, non basta affidarsi ad un unico modello.

“Serve offrire ai cittadini un vero ventaglio di soluzioni di mobilità. Trasporto pubblico locale, sharing mobility, servizi a chiamata, taxi e noleggio con conducente devono diventare parti di un unico sistema integrato, facile da usare”.

Un tema che tocca anche la dimensione sociale della mobilità, come ha evidenziato Giada Maio, responsabile Energia e qualità dell’aria di Anci. “Non parliamo solo di povertà dei trasporti, ma anche di povertà degli utenti. Molte persone non hanno accesso ai servizi di mobilità o non possono permetterseli”.

Durante il convegno sono stati presentati anche alcuni dati significativi sul trasporto pubblico nei capoluoghi italiani simili per dimensione a Ragusa. Secondo i dati Istat 2023 illustrati da Massimo Ciuffini del Transport Poverty Lab e dell’Osservatorio Sharing Mobility, la media italiana è di circa 8 autobus ogni mille abitanti, mentre a Ragusa il dato era sceso a 1,2, tra i più bassi del Paese.

Per confronto Pavia registra circa 12 autobus ogni mille abitanti, Grosseto 3,5 e Caltanissetta 1,7. Anche la capacità del servizio evidenzia uno squilibrio marcato: a Ragusa si ferma a circa 195 posti chilometro per abitante, contro una media nazionale di 4.600.

“Questo significa che Ragusa è stato uno dei capoluoghi con l’offerta di trasporto pubblico più bassa”, ha spiegato Massimo Ciuffini, ricordando però che la situazione sta iniziando a cambiare con le nuove modalità di servizio e con la predisposizione del nuovo Pums. Uno dei problemi principali resta quello dei costi di gestione, spesso non coperti dai bandi pubblici che finanziano soprattutto l’acquisto dei mezzi.

Pulmì, il trasporto collettivo

Tra i protagonisti della giornata anche il progetto Pulmì, il primo servizio di trasporto collettivo a chiamata attivato in Sicilia. Il progetto è promosso da Svi.Med., dalla Fondazione San Giovanni Battista e dall’associazione L’Argent con il sostegno della Fondazione con il Sud.

Il servizio è stato sperimentato nei comuni di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo. La sperimentazione dovrebbe concludersi a fine marzo, ma l’obiettivo è riuscire a proseguire almeno fino a giugno e lavorare alla costruzione di un modello stabile con il supporto degli enti locali.

Un primo sostegno è stato annunciato dal Libero Consorzio comunale di Ragusa, ma per proseguire sarà necessario anche l’intervento dell’assessorato regionale ai Trasporti, oltre all’autofinanziamento garantito dai biglietti acquistati dagli utenti.

Il servizio rientra nel sistema di Demand Responsive Transit, un modello di trasporto pubblico flessibile che funziona su prenotazione tramite app, sito web o call center. I percorsi e gli orari vengono adattati alle richieste degli utenti, differenziandosi dal trasporto di linea che segue itinerari e orari prestabiliti.

Il progetto ha avuto anche una forte dimensione sociale. Come ha ricordato Federica Schembri, presidente de L’Argent, “ha aiutato anziani, migranti e persone con disabilità che altrimenti sarebbero rimasti isolati”. Anche il rapporto umano è diventato parte del servizio, come ha spiegato Fabrizio Iacono della Fondazione San Giovanni Battista: “Gli autisti sono diventati spesso punti di riferimento per gli utenti”.

Secondo gli esperti il trasporto a chiamata rappresenta una componente importante della mobilità del futuro. “Sono servizi cuciti sulle esigenze reali delle persone”, ha spiegato Luca Tosi, direttore dell’Agenzia del Trasporto pubblico locale della Città metropolitana di Milano.

Durante il convegno l’assessore comunale ai Trasporti Giovanni Gurrieri ha annunciato che il trasporto a chiamata sarà inserito nella nuova gara d’appalto per il trasporto pubblico locale, una delle prime esperienze di questo tipo in Sicilia.

Gurrieri ha ricordato anche alcune misure già attive nel Comune di Ragusa, tra cui il trasporto gratuito per gli studenti under 20 e le agevolazioni per gli anziani over 67.

A chiudere i lavori è stata ancora Barbara Sarnari. “Pulmì ha dimostrato che è possibile creare domanda di mobilità anche in territori dove prima non esisteva una cultura del trasporto pubblico”.

(czcz)

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