Il nostro 8 marzo dedicato alle donne invisibili che reggono il peso del mondo

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Da qualche anno a questa parte la Giornata internazionale della donna sembra coincidere con quella della violenza contro le donne, nel senso che le tematiche affrontate sono sempre le stesse ed è giusto che sia così perché oggi è impossibile scindere le due cose.

Non si può infatti celebrare le donne senza ricordare che ogni giorno sono vittime di violenza fisica e psicologica. Ma noi oggi vogliamo provare a fare qualcosa di diverso dedicando questa giornata a tutte quelle donne “normali” anche se ho recentemente letto nella copertina di un libro che “da vicino nessuno è normale” 

Quando parliamo di normalità intendiamo quelle donne che nella loro quotidianità non fanno grande rumore, che non rientrano ufficialmente nell’elenco delle vittime di violenza, anche se forse inconsciamente lo sono, ma sono quelle donne che vanno avanti con coraggio, con determinazione, a volte consapevoli del loro ruolo nel mondo a volte, nella maggior parte dei casi, non tanto ma che comunque pur non ricoprendo un ruolo di prestigio, pur non meritando titoli e copertine compiono ogni giorno azioni semplici che consentono però al mondo di andare avanti.

Sono le mamme, le nonne, le casalinghe, le commesse, le donne delle pulizie, le infermiere, le cassiere, insomma tutte quelle donne che si alzano ogni mattina presto, si preparano, preparano i loro figli, sistemano casa, lasciano tutto pronto per il pranzo, fanno il bucato e poi o continuano a lavorare a casa oppure vanno a lavoro fuori casa portandosi il peso dei problemi quotidiani sulle spalle, spesso la gestione anche di genitori anziani, pensando che prima che quella giornata terminerà dovranno fare ancora talmente tante cose che solo a pensarci ci sarebbe da non tornare affatto. 

Eppure tornano, sempre, nonostante tutto, hanno anche il tempo di occuparsi dei compiti, di fare domande ai figli, di rispondere alle chat delle altre mamme. 

Lo fanno senza fermarsi un attimo tra un pasto e l’altro, molto spesso in bagno, correndo sempre. E questo nonostante qualcuno continui a dire che il mondo è cambiato, che nel frattempo gli uomini sono molto più collaborativi, cosa che certamente è vera, non lo si può negare del tutto, ma c’è sempre quel sottofondo culturale che pretende che certe cose le devono fare le donne ed è questo che poi ci frega. E come se non riuscissimo a toglierci di dosso l’eredità lasciata dalle nostre madri, quel servilismo che c’è stato tramandato e che non possiamo non portare avanti. 

E così ci ritroviamo a tavola a servire prima sempre gli uomini se ci fate caso, a dire “il papà è stanco ha lavorato lascialo stare”, a fare i taxi per trasportare i nostri figli che grazie a noi hanno una vita sociale attivissima perché diciamocelo pure se non fosse per noi mamme e spesso anche per i nonni, i nostri figli forse andrebbero a malapena a scuola ma poi come farebbero a mantenere tutti gli impegni? Sport, compleanni, lezioni di inglese, catechismo, un’agenda fittissima che solo grazie a noi mamme viene rispettata. 

Ma non è finita qui: il valore di queste donne non è solo legato alla gestione della famiglia, spesso infatti queste donne lavorano anche fuori casa, come le numerose commesse che tornano a casa di sera tardi dopo aver fatto la chiusura e che hanno dovuto sopportare clienti scontrose che magari sono rimaste fino all’orario di chiusura, senza acquistare niente.

Perché la cosa peggiore, sembra banale dirlo ma è così, è che spesso siamo noi donne stesse ad essere nemiche delle donne dimenticando che ad esempio la signora che viene a casa a fare le pulizie è una donna che ha la sua vita, che magari prima di fare le pulizie a casa nostra le ha fatte a casa sua e dopo continuerà a farle. Che ha dei figli, un marito e tanti problemi da risolvere. E che quindi rivolgersi a lei in maniera maleducata, frettolosa, solo perché la paghiamo non è certamente corretto. E lo stesso con la donna che lavora al bar, con la donna che sta dietro uno sportello, con la donna che lava i bagni nella stazione di servizio, e potremmo citare altri milioni di lavori svolti da donne.

Perché poi noi donne i pesi ce li portiamo tutti dietro, non riusciamo a separarli in compartimenti stagni, non riusciamo a mettere le etichette e ad aprire i cassetti uno alla volta. Nella nostra testa c’è un caos, i problemi a casa condizionano il lavoro e viceversa. E questo vale sopratutto per le donne normali che fanno tutto da sole e che sono le più numerose.

Le preoccupazioni ci logorano, e quando camminiamo sembriamo avere sulle spalle il peso del mondo intero. Ovviamente queste donne dovrebbero anche prendersi cura del loro aspetto, andare ogni tanto a fare shopping, dal parrucchiere, regalarsi una coccola perché la società oggi ti impone anche questo, hai voluto lavorare e adesso pedala e anche in fretta ma con la piega, la manicure e il trucco perché poi se devi andare a prendere i tuoi figli fuori da scuola non puoi certo andarci con il mollettone che regge i capelli. Ma per questo donne trovare il tempo, è difficile e soprattutto è difficile eliminare quel senso di colpa per essersi fermate un attimo a prendersi cura di se stesse. 

E così l’8 marzo per queste donne diventa l’ennesima giornata in cui qualcuno dice loro di fare qualcosa, come per esempio prendere consapevolezza del loro ruolo nel mondo, ma loro sono ben consapevoli di quanto siano utili per questa società. Il problema reale è che non vorrebbero solo essere utili, vorrebbero essere considerate per quello che sono, donne che vivono la loro vita senza nulla pretendere e a cui invece la società dovrebbe dire grazie ogni giorno e dovrebbe farlo con salari adeguati, servizi fondamentali per venire incontro alle loro esigenze, come asili nidi gratuiti, orari di lavoro dignitosi, riconoscimento del loro lavoro sia quello dentro casa che fuori ma sopratutto rispetto per il sevizio che svolgono alla  nostra società, perché le donne in carriera, in politica, le donne affermate, le donne ricche sono solo una piccola parte di questa società ma la maggior parte sono donne invisibili che cercano con grande spirito di sacrificio e abnegazione di tenere uniti i pezzi della famiglia, della società, sono loro che mandano avanti il mondo e che spesso permettono alle altre donne di fare carriera, sono loro il nostro “Atlante” che regge l’universo ed è per questo che ci meravigliamo che ancora questa divinità sia rappresenta da un uomo o forse è proprio per questo che il mondo sta andando in pezzi perché una donna non permetterebbe mai che ciò accadesse. 

L’immagine usata in copertina che riportiamo qui per intero ritrae una statua, intitolata “El Esfuerzo” (Lo sforzo) o “La Carga” (Il fardello), che si trova a Barcellona, Spagna, sul Carrer de la Princesa vicino all’incrocio con via Laietana. La scultura è stata realizzata dall’artista Jaume Plensa. Raffigura una donna che porta un pesante fardello di oggetti per la casa, simboleggiando il peso delle responsabilità domestiche spesso trasportate dalle donne, mentre i bambini si aggrappano a lei, rappresentando l’impatto generazionale.

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