Il caro carburante torna a pesare sull’economia siciliana. Mentre la CNA Fita denuncia prezzi alla pompa più alti d’Italia nell’Isola, il consigliere comunale di Ragusa Salvatore Battaglia lancia l’allarme per l’impennata del gasolio agricolo, aumentato di oltre 20 centesimi proprio nel momento in cui riprendono le lavorazioni nei campi.
Nel giro di pochi giorni il prezzo del gasolio agricolo è salito di oltre 20 centesimi al litro, passando da 0,80 a 1,219 euro secondo le rilevazioni delle organizzazioni agricole regionali. Un rincaro che arriva proprio mentre nelle aziende riprendono le lavorazioni stagionali. Il consigliere comunale di Ragusa Salvatore Battaglia parla di un colpo pesante per il comparto agricolo.
Il rincaro del gasolio agricolo e l’allarme degli agricoltori
“Un aumento così repentino del gasolio agricolo rischia di spezzare definitivamente le gambe a un comparto che già da tempo vive una condizione di estrema fragilità”. Così il consigliere comunale di Ragusa Salvatore Battaglia interviene dopo gli ultimi dati sull’aumento del carburante utilizzato nelle attività agricole.
Salvatore Battaglia, da sempre vicino al mondo agricolo, evidenzia come il rincaro arrivi in una fase particolarmente delicata per le imprese del settore. “Gli agricoltori stanno affrontando costi di produzione sempre più alti, energia, concimi, manodopera, trasporti. Ora anche il carburante, proprio nel momento in cui riprendono le lavorazioni stagionali, subisce un’impennata che mette in seria difficoltà chi deve far partire le attività nei campi. È un colpo che arriva nel momento peggiore”.
Il consigliere comunale di Ragusa Salvatore Battaglia sottolinea come l’aumento del gasolio agricolo non sia un semplice dato tecnico ma una voce di spesa che incide direttamente sui bilanci delle aziende. “Riempire un serbatoio da 100 litri oggi costa tra 23 e 25 euro in più rispetto a pochi giorni fa. E questo vale per ogni mezzo, per ogni giornata di lavoro. È evidente che così non si può andare avanti”.
In Sicilia carburanti tra i più cari d’Italia
Il problema del caro carburante non riguarda soltanto il mondo agricolo. Secondo la CNA Fita Sicilia, nell’Isola fare il pieno costa più che nel resto del Paese, una situazione che sta mettendo in difficoltà anche il settore dell’autotrasporto di merci e persone.
L’associazione parla di una vera e propria tempesta perfetta determinata da due fattori principali. Da una parte l’impennata dei prezzi legata alle tensioni internazionali e al conflitto in Iran, dall’altra il contenzioso giudiziario e finanziario che coinvolge la raffineria Isab di Priolo e la società Lukoil Italia, uno dei più grandi impianti di raffinazione d’Europa che copre circa l’80 per cento del fabbisogno di carburante dell’Isola e un terzo di quello nazionale.
“I rincari seguiti all’inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati, perché il carburante oggi erogato utilizza scorte acquisite prima dell’escalation”, spiegano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia. Secondo l’associazione, i blocchi temporanei nelle forniture e le incertezze nella gestione dell’impianto di Priolo starebbero generando un aumento dei prezzi alla pompa, con livelli superiori alla media nazionale.
Le conseguenze per le imprese sono pesanti. Le stime della CNA parlano di un impatto che, nel breve periodo, potrebbe arrivare a circa 3.000 euro di costi aggiuntivi per ogni azienda di autotrasporto, con il rischio di superare i 15.000 euro se la crisi dovesse prolungarsi.
“Di fronte a questa emergenza non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe”, afferma Salvatore Ranno, presidente di CNA Fita Sicilia. “Il settore dell’autotrasporto è strategico per l’economia dell’Isola e non può essere lasciato solo”.
La CNA Fita nazionale ha già chiesto al Governo un credito d’imposta straordinario finanziato con l’extra gettito IVA. Per la Sicilia però l’associazione ritiene necessari interventi aggiuntivi. Tra le proposte avanzate alla Regione Siciliana c’è la convocazione urgente di un tavolo di crisi sul caso Priolo e l’istituzione di un fondo specifico, attraverso Irfis e Crias, per sostenere le imprese di autotrasporto con contributi a fondo perduto pari al 30 per cento per l’acquisto di scorte di carburante a partire dal primo gennaio 2026.
(czcz)






