Ci sono silenzi che fanno rumore e assenze che riempiono gli spazi. A diciannove anni da quel 2 marzo 2007, il ricordo di Nino Baglieri non è solo memoria sbiadita dal tempo, ma una presenza viva, vibrante, capace ancora oggi di riempire ogni singolo banco della Chiesa di Maria Ausiliatrice a Modica Alta.
In tanti ieri si sono radunati ieri per rendere omaggio al Servo di Dio, Nino Baglieri, che trasformò la sua paralisi in un inno alla vita.
A presiedere la solenne celebrazione eucaristica è stato il Vescovo di Noto, Mons. Salvatore Rumeo, che con parole cariche di commozione ha tratteggiato il profilo di quella che ha definito “l’umile grandezza dei santi”.
Una Croce che diventa missione
L’omelia del presule è stata un viaggio attraverso il mistero della sofferenza trasfigurata dall’amore. “Il cammino spirituale di Nino è stato ora intenso e forte, ora tormentato, ma sempre radioso”, ha dichiarato il Vescovo. Mons. Rumeo ha poi sottolineato come la santità di Baglieri non fosse un esercizio solitario, ma un’opera di misericordia aperta a tutti: “Sebbene fosse immobile sulla sua Croce, il suo grande abbraccio raggiungeva tutti”.
Particolarmente toccante è stato il passaggio in cui il Vescovo ha condiviso un ricordo personale: il legame telefonico con Nino e quella lettera ricevuta nel 1990, a poche ore dalla sua ordinazione sacerdotale. “Mi ritorna sempre dritta al cuore. Sento la sua vicinanza, il suo affetto e la sua preghiera. I santi illuminano e sostengono”.
Il ricordo una lettera di Nino a a Mons. Malandrino
Il momento di più alta intensità emotiva è giunto al termine della celebrazione, quando Mons. Rumeo ha reso pubblica una lettera scritta da Nino il 21 maggio 2004 e indirizzata all’allora Vescovo Mons. Giuseppe Malandrino, e giunta ieri in Curia.
Nelle righe scritte con la bocca – l’unico modo che Nino aveva per comunicare con il mondo attraverso la penna – emerge tutta la forza di un uomo che non si sentiva vittima, ma protagonista:
“La croce è pesante, ma il Signore mi dona tante grazie che rendono la sofferenza meno amara e diventa, così, leggera e soave… Mi sento utile, perché so che le mie sofferenze non sono inutili, ma servono a qualcosa e a qualcuno”.
Queste parole, risuonate nel silenzio assorto della chiesa, hanno restituito l’immagine di un uomo che definiva il suo letto di dolore “il tempo più fruttuoso” per crescere nella fede e per essere “canale di misericordia”.
Un cammino verso gli altari
La celebrazione del XIX anniversario conferma quanto la figura di Nino Baglieri sia centrale per la Diocesi di Noto e per l’intera famiglia Salesiana. La sua causa di beatificazione prosegue, sostenuta non solo dai documenti ufficiali, ma dalla testimonianza quotidiana di chi, entrando in quella cameretta a Modica Alta, esce con la certezza che la vera libertà non risiede nel movimento delle membra, ma nell’ampiezza del cuore.
Modica ieri non ha solo ricordato un uomo che ha sofferto; ha celebrato un uomo che ha insegnato a un’intera generazione come si possa dire “Alleluia” anche quando il corpo sembra dire il contrario.






