Migrante trovato morto sulla spiaggia, il vescovo Giurdanella: “Siamo ancora capaci di indignarci?”
Un altro corpo restituito dal mare. Un altro migrante senza nome, probabilmente vittima di un naufragio avvenuto tra il 18 e il 21 gennaio, nei giorni segnati anche dal violento ciclone “Harry”. Salme spesso irriconoscibili, in avanzato stato di decomposizione, talvolta impossibili perfino da identificare nel sesso.
Lo scorso 15 febbraio il corpo di un migrante è stato rinvenuto sulla spiaggia di Torrazza, a Petrosino. Nel cimitero cittadino, durante la tumulazione nella parte nuova del camposanto, si è svolto un momento di preghiera presieduto dal vescovo di Mazara del Vallo.
“Dobbiamo chiederci: siamo ancora capaci di indignarci? Siamo ancora capaci di sentire il dolore degli altri come nostro? Se perdiamo questa capacità, perdiamo qualcosa di essenziale della nostra umanità”, ha detto mons. Giurdanella.
“Quei corpi senza nome – ha aggiunto – sono un richiamo forte alla nostra coscienza. Ci chiedono di non indurire il cuore, di non abituarci, di non voltare lo sguardo. Ogni vita spezzata è una sconfitta per tutti”.
Secondo il presule, occorre “ricostruire legami di fraternità” e rimettere al centro “la dignità della persona, soprattutto quando è fragile, povera, senza voce”. Non uno slogan, ma “una responsabilità condivisa”.
Alla preghiera erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Petrosino Giacomo Anastasi, il parroco don Carmelo Caccamo, suor Alessandra Martin – direttrice dell’Ufficio diocesano per le migrazioni – e rappresentanti di associazioni di Marsala e di una comunità per minori migranti non accompagnati.
“Oramai assistiamo a tragedie che si perpetuano – ha detto suor Martin – ma non dobbiamo essere complici col silenzio”.







