Il titolo di Città del Formaggio 2026 rischia di restare un riconoscimento puramente simbolico, senza reali ricadute per il territorio. A sostenerlo è Filippo Angelica, esponente di Italia Viva Casa Riformista Ragusa, che invita a guardare oltre l’entusiasmo per la cerimonia ufficiale.
“Essere premiati per le nostre eccellenze è certamente un fatto positivo – afferma – ma dopo la cerimonia al San Vincenzo Ferreri e l’installazione della targa, cosa rimane? A nostro avviso, ben poco”.
Secondo Angelica, il problema sta nell’incapacità dell’amministrazione comunale di trasformare il riconoscimento in una concreta opportunità economica. “Serve una politica che vada oltre le passerelle e si concentri sulle cose che contano davvero”, sottolinea.
Nel mirino finisce la Cacioteca, che – ricorda – avrebbe dovuto rappresentare il cuore simbolico e operativo del titolo conferito dall’Onaf. “Parliamo di una struttura che potrebbe essere un gioiello, un luogo identitario e innovativo, per cui sono stati spesi due milioni e mezzo di euro. Invece è ridotta ai minimi termini, tra umidità e degrado. Noi l’avremmo recuperata e resa il fulcro della manifestazione, trasformandola in un centro di eccellenza per percorsi enogastronomici capaci di sostenere il turismo e arricchire l’offerta della città”.
Le critiche si estendono anche al Castello di Donnafugata. “Dopo un anno e mezzo, nonostante annunci, collaborazioni e risorse impiegate, non si vede alcun risultato concreto. Questo non è buon governo, è un blackout amministrativo”, afferma.
Alla base di tutto, per Angelica, c’è “la mancanza di idee e di una gestione competente del patrimonio comunale. I riconoscimenti servono a poco se non si è in grado di trasformarli in sviluppo reale”.
Nel suo intervento, l’esponente di Italia Viva Casa Riformista mette in discussione anche il rapporto tra amministrazione ed enti esterni. “Non possiamo accettare che sia il Gal Terra Barocca a dettare l’agenda agli assessorati. Non tutto ciò che arriva con la cassaforte a distribuire risorse da Bruxelles o dal Gal è automaticamente ciò che serve a Ragusa. Le priorità devono stabilirle coloro che governano la città”.
Infine, l’attenzione si sposta sulla gestione economica degli immobili comunali. “Spendiamo centinaia di migliaia di euro per mantenere strutture che non producono alcun ritorno. Se fossero messe a reddito, potremmo alleggerire la pressione fiscale e ridurre i costi dei servizi essenziali, come asili nido e refezione scolastica”.
La conclusione è politica: “Quando manca la volontà di decidere, finiscono per decidere gli altri. È questa la grande occasione che l’amministrazione ha mancato”.
(cscs)






