Il “prete influencer” e la parabola di don Alberto Ravagnani: dalla croce alla spunta blu
Da ore i siti di informazione e i social sono in fermento: don Alberto Ravagnani ha chiesto all’Arcivescovo di Milano di essere dispensato dal ministero sacerdotale. La notizia è stata comunicata ufficialmente da mons. Franco Agnesi, Vicario Generale della diocesi ambrosiana.
“Da oggi non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della Pastorale giovanile diocesana”, scrive monsignor Agnesi. “La sofferenza che una simile decisione provoca può diventare anzitutto occasione di preghiera e di affidamento al Signore”.
La scelta di fermarsi, sospendendo ogni attività legata al ministero, arriva dopo anni di sovraesposizione mediatica e di impegno attivo nel mondo giovanile, sia fisico che digitale.
Dalla Brianza ai social: la nascita di un fenomeno
Nato in Brianza nel 1993 e ordinato sacerdote nel 2018, don Alberto ha legato il suo nome soprattutto a Busto Arsizio. Qui, come responsabile dell’oratorio San Filippo, ha iniziato a sperimentare un linguaggio nuovo.
La svolta è arrivata con il lockdown: nell’impossibilità di incontrare i ragazzi di persona, Ravagnani ha trasformato i social in un pulpito digitale, diventando in breve tempo il sacerdote più seguito d’Italia. Un’opportunità comunicativa che lo ha reso un punto di riferimento, ma che ha anche esposto il suo cammino a dinamiche complesse.
Dalla Croce alla spunta blu
La scelta di Alberto Ravagnani riaccende i riflettori su temi caldi: la tenuta vocazionale nell’era dell’esposizione mediatica e il rischio che i social diventino una forma di idolatria. C’è il pericolo, talvolta, di dimenticare la centralità della Croce per rincorrere il successo digitale e ottenere la spunta blu (e sono tanti i religiosi)
Proprio ieri, in coincidenza con l’annuncio della diocesi, è uscito il suo nuovo libro. Un tempismo che non sembra casuale, specialmente leggendo la citazione scelta per il lancio: “La scelta più importante della nostra vita è quella che non abbiamo ancora preso”. Nonostante la sospensione, i suoi profili social mostrano ancora l’immagine del sacerdote di Don Alberto, segno di una transizione ancora in corso di elaborazione comunicativa.
Tra formazione e accanimento mediatico
Sebbene la sua scelta sia libera, essa interroga profondamente il sistema di formazione sacerdotale. Don Alberto è stato un catalizzatore, un fenomeno di studio che ha reso un grande servizio ai giovani, ma forse, a un certo punto, la “stella polare” è diventata meno visibile. Questa non è una critica, ma una constatazione: la vita sacerdotale è dura, è una vita che si lascia stravolgere dagli altri, e l’errore o la stanchezza sono possibilità umane.
Ciò che ferisce, in questo momento, è l’atteggiamento di molti “moralizzatori” all’interno della Chiesa. Vedere sacerdoti e fedeli che quasi esultano per questa “caduta” — come spettatori con i popcorn davanti a una disgrazia altrui — è quanto di più lontano ci sia dal Vangelo. Allarmarsi per i rischi della sovraesposizione è legittimo; godere del fallimento altrui è mediocrità spirituale.
Il futuro: la missione continua?
Tecnicamente, chi è ordinato lo rimane per sempre, ma può essere dimesso dallo stato clericale e tornare allo stato laicale dopo il vaglio della Santa Sede. L’ex don Alberto ha cercato di rinnovare la Chiesa “mettendoci la faccia”. La richiesta di dispensa non significa necessariamente la fine della sua missione, ma l’inizio di una fase nuova e certamente non facile.
Resta da capire, leggendo a questo punto il suo libro, cosa lo abbia spinto realmente a questo passo e se la sua voce continuerà a risuonare, seppur in una veste diversa.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Alberto, diocesi di milano, don Alberto ravagnani, non più prete, prete influencer, prete influencer e spunta blu, smette di essere prete, Social, vicario generale diocesi di milano

