Ragusa, Giornata della Memoria, in Prefettura: cerimonia toccante con protagonisti gli studenti

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Ieri 27 Gennaio in occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria, gli alunni della III C della Scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Traina di Vittoria insieme agli alunni della classe 2 E di scuola secondaria del plesso S Teresa hanno partecipato alla cerimonia istituzionale della commemorazione delle vittime della Shoah presso la Prefettura di Ragusa.

Un evento toccante e significativo condotto con la consueta delicatezza e sensibilità dalla Prof.ssa Siriana Giannone Malavita che con gli alunni aveva lavorato alla realizzazione di una graphic novel dal titolo “Internati Militari Italiani, Il coraggio di dire no.” a voler raccontare la resistenza di chi si è opposto all’orrore.

“Ancora una volta-ha dichiarato la Dirigente Giulia D’Urso-attraverso il coinvolgimento degli studenti, si è inteso rimarcare l’importanza imprescindibile della memoria, intesa non solo come lezione che giunge dalla storia, ma anche e soprattutto come conoscenza necessaria a far sì che quanto accaduto non si ripeta mai più”

A trasformare il Giorno della Memoria in un’esperienza che ha lasciato il segno nel cuore di tutti i presenti sono stati gli alunni della III C della Scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Traina di Vittoria che hanno dato vita alla rappresentazione teatrale “Le Olimpiadi Nascoste”

Non una semplice commemorazione, né il solito appuntamento istituzionale, rispettoso ma formale, che spesso caratterizza queste ricorrenze. È stato qualcosa di più profondo, di autenticamente commovente: quando sono i ragazzi a raccontare l’orrore, quando sono le loro voci giovani a dare corpo alla memoria, il passato smette di essere una pagina di storia e diventa presente, urgenza, responsabilità.

La storia che hanno portato in scena non è quella che ci aspetteremmo in una giornata dedicata alla Shoah, non immagini esplicite di violenza né la retorica del dolore. C’è stato invece il racconto straordinario e poco conosciuto delle “olimpiadi nascoste”: quelle gare che i deportati organizzavano clandestinamente, di notte, nei campi di concentramento nazisti. Uomini ridotti a numeri, privati del nome, della dignità, della libertà, che sceglievano di correre, di saltare, di competere. Non per vincere una medaglia o per un record, ma semplicemente per ricordarsi di essere ancora umani.

È in questo paradosso straziante e luminoso insieme, che si è dipanata la rappresentazione scritta e diretta ancora una volta dalla prof.ssa Siriana Giannone Malavita, con il supporto musicale della prof.ssa Mariacarla Vicinanza che ha guidato le giovani violiniste.

I ragazzi sono entrati nei panni di cronisti sportivi che raccontano una “gara speciale, una gara che non compare in nessun albo d’oro, che non ha medaglie né applausi”. La voce narrante ha presentato Caterina, la radio degli ufficiali italiani, e poi sono arrivati i musicisti, con le note spezzate dei violini, e quella frase che è entrata dentro come una lama: “Mi chiamo Eva Maria Levi, ho tredici anni e sono un’ebrea di Torino. So per certo che i miei genitori sono morti, mentre non so nulla di mio fratello. Suono il violino e solo per questo sono ancora viva”.

Tredici anni: l’età di molti di loro. E quando una ragazzina di terza media dice quelle parole con la voce che trema appena, quando la vedi stringere tra le mani un violino vero mentre racconta di un’altra ragazzina che ha avuto la sua stessa età ottant’anni prima, improvvisamente la distanza tra il 1945 e il 2026 si annulla.

Gli “atleti” sono entrati in scena in fila, sguardi bassi, silenzio. E i cronisti hanno cominciato la chiamata: un numero al posto del nome, il colore del loro triangolo, il motivo della deportazione in luogo della categoria. 

In quel momento, molti tra il pubblico hanno sentito e visto quel che poco prima aveva fatto presente proprio la neo-insediata Prefetto, la dott.ssa Tania Giallongo: il nazismo non aveva ucciso solo ebrei, ma un’intera umanità; e tra quei numeri c’erano anche i nostri nonni, i nostri bisnonni, quegli Internati militari che dopo l’8 settembre 1943 avevano detto “no”, avevano scelto la prigionia piuttosto che continuare a combattere al fianco dei nazifascisti.

“Nonostante le difficoltà logistiche- afferma orgogliosa la prof.ssa Giannone Malavita-i nostri alunni hanno dimostrato maturità, rispetto e una straordinaria capacità di emozionare. Educare alla memoria significa educare alla libertà, al rispetto delle differenze, all’umanità. E quando vedi così tanti ragazzi di terza media che hanno scelto di dedicare il loro tempo per raccontare una storia di ottant’anni fa, capisci che forse, davvero, il futuro ha ancora una voce limpida”. 

Una voce che oggi, nei saloni della Prefettura, ha parlato chiaro: la memoria non è un peso, ma una responsabilità; ricordare non significa ripetere date e numeri, ma comprendere cosa significhi essere umani; la dignità non si può togliere, nemmeno quando ti riducono a un numero, perché puoi sempre scegliere di correre di notte, di suonare un violino, di dire “no”.

Un ringraziamento dunque ai ragazzi per averci ricordato che la Storia non è morta nei libri, ma vive nelle loro voci;  finché ci saranno giovani disposti a emozionarsi e a far emozionare raccontando di chi ha resistito, l’umanità resisterà.

Mai più l’indifferenza. Mai più l’uomo ridotto a numero. Mai più.

(atat)

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