Il Pomodoro di Vittoria IGP è sotto pressione. Non per un crollo improvviso della domanda o per un problema di qualità, che resta alta, ma per una somma di fattori che negli ultimi mesi stanno stringendo sempre di più il comparto serricolo del Ragusano. Aumenti dei costi, nuove regole europee e concorrenza estera stanno riducendo i margini e mettendo in difficoltà un pilastro dell’economia agricola siciliana.
Un’eccellenza riconosciuta, ma con margini sempre più stretti
Il Pomodoro di Vittoria, tutelato dal marchio Indicazion Geografica Protetta, è al centro di una filiera che coinvolge migliaia di lavoratori tra serre, magazzini, trasporti e distribuzione. Un sistema che per anniha garantito volumi importanti e presenza stabile sui mercati, anche fuori dalla Sicilia.
Oggi però la fragilità non riguarda il prodotto in sé, ma la sostenibilità economica delle aziende. I prezzi riconosciuti ai produttori, in molti casi, non riescono più a compensare l’aumento delle spese. Una dinamica confermata anche dai report dell’ISMEA, l’Istitutio di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, che da tempo segnala come l’incremento dei costi energetici, dei fertilizzanti e dei mezzi tecnici stia erodendo i margini delle imprese agricole, soprattutto nel Mezzogiorno.
Costi in salita e nuove regole europee
Il peso maggiore arriva dai costi di produzione. L’energia, indispensabile per il funzionamento delle serre, resta una voce critica. A Questo si aggiungono fertilizzantie prodotti tecnici rincarati negli ultimi anni, imballaggi più costosi anche per effetto delle norme ambientali e trasporti penalizzati dall’aumento del carburante.
Su questo quadro già complesso si innestano le politiche europee legate al Green Deal e alla strategia Farm to Fork. I documenti ufficiali della Commissione Europea, nell’ambito della Politica Agricola Comune, prevedono una riduzione dell’uso di fitofarmaci e standard ambientali più stringenti. Obiettivi condivisi sul piano ambientale, ma che comportano investimenti rilevanti per aree a forte specializzazione intensiva come quella vittoriese.
Secondo le principali organizzazioni agricole siciliane, tra cui Coldiretti, Confagricoltura e CIA Agricoltori Italiani, il rischio è che le aziende più piccole facciano fatica ad adeguarsi, con effetti diretti sull’occupazione e sulla tenuta del tessuto produttivo locale.
La concorrenza estera e l’impatto sul territorio ibleo
A rendere ancora più delicata la situazione è la concorrenza dei prodotti esteri. I dati europei sui flussi di importazione ortofrutticola mostrano una presenza crescente di pomodori provenienti da Paesi extra UE e da alcune aree del Mediterraneo, dove il costo del lavoro è più basso e i vincoli ambientali sono meno stringenti.
Nei mercati più sensibili al prezzo finale, questo squilibrio pesa sulla formazione dei listini e mette in difficoltà il prodotto ibleo, nonostante la qualità superiore e le garanzie offerte dal disciplinare del Consorzio di Tutela del Pomodoro di Vittori IGP.
Per la provincia di Ragusa, le ricadute non sono solo agricole. Il comparto serricolo rappresenta una delle principali fonti di reddito del territorio e una sua perdita di competitività significherebbe meno investimenti, meno lavoro e un indebolimento dell’intera filiera agroalimentare locale. Una sfida aperta che riguarda l’economia, il lavoro e il futuro di un intero territorio.
(czcz)







