Sanità a Ragusa, un esame urgente fissato oltre i tempi di legge
Un esame prescritto come urgente e fissato dopo sei mesi, mentre le criticità della sanità a Ragusa continuano a pesare sui cittadini.
La segnalazione partita dal Comitato civico Articolo 32
“Sanità a Ragusa, gravi colpe e inadempienze”. Il caso è stato segnalato da Rosario Gugliotta presidente del Comitato civico Articolo 32 e riguarda l’ennesimo episodio di ritardi ingiustificati nelle prestazioni sanitarie essenziali. La documentazione in possesso del Comitato mostra una prenotazione che si discosta in modo evidente dai tempi previsti dalla normativa.
Alla cittadina ragusana indicata come Signora T. M. è stato fissato un esame diagnostico a distanza di circa sei mesi, nonostante una prescrizione medica che indicava chiaramente la necessità di esecuzione entro dieci giorni. Un’attesa che appare difficilmente giustificabile e che rischia di configurarsi come una violazione degli obblighi di legge.

Il pronto soccorso e le criticità mai risolte
Lo stupore manifestato dai vertici dell’Asp per i disservizi registrati nei pronto soccorso durante le festività natalizie non sorprende. Barelle insufficienti, ambulanze bloccate per ore, gestione approssimativa dei codici meno urgenti, sistemi informatici imprecisi, sono problemi noti e ripetuti nel tempo. La tendenza a considerare marginali queste criticità restituisce l’immagine di una gestione inadeguata.
Eppure, in questo contesto, va riconosciuto l’impegno di medici, infermieri e personale ausiliario che, nonostante tutto, continuano a garantire assistenza con uno spirito di abnegazione che supplisce alle carenze organizzative. La recente decisione di prorogare fino al 30 giugno alcuni incarichi nella medicina di emergenza urgenza può rappresentare un primo passo, ma da sola non basta. La questione del pronto soccorso è solo una parte di un problema molto più ampio.

Liste d’attesa, diritti negati e silenzi
Il caso segnalato riguarda una paziente affetta da epatite cronica e da dolore epigastrico, una condizione che comporta problematiche complesse per la salute. In situazioni simili la legge è chiara, se i tempi indicati dal medico non possono essere rispettati, l’azienda sanitaria deve attivare una struttura convenzionata, con il solo addebito del ticket all’utente. Questo passaggio, però, non risulta essere stato applicato.
Il ritardo nell’accertamento diagnostico può configurarsi come una interruzione del percorso di cura, con possibili conseguenze anche sul piano delle responsabilità. La strategia delle attese prolungate spinge molti cittadini verso il privato a pagamento, favorisce chi ha redditi più alti e costringe altri a rinunciare alle cure. Soluzioni per ridurre almeno in parte le liste di attesa esistono, a partire dal collegamento reale e sistematico tra il servizio pubblico e le strutture convenzionate. Resta una domanda inevasa, quali interessi si nascondono dietro abusi e disservizi che continuano a colpire il diritto all’assistenza sanitaria.
(czcz)
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