Il cosiddetto “miracolo” turistico di Chiaramonte Gulfi, raccontato dall’Amministrazione Cutello, parte da un dato preciso, 26.660 presenze nel 2025. Un numero che, sulla carta, dovrebbe fotografare una città in crescita, capace di attirare visitatori e rafforzare la propria vocazione turistica. Ma è proprio da quel dato che nasce la polemica politica.
A prendere carta, penna e calcolatrice sono il consigliere comunale Gaetano Iacono, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Chiaramonte, e il consigliere Federico Chinnici. Per entrambi quei numeri non tornano. “Quando abbiamo letto di queste 26.660 presenze, abbiamo pensato a un refuso”, spiegano. Poi il calcolo più semplice, 26.660 diviso 365 giorni, circa 73 presenze al giorno.
Presenze poche e turisti discutibili
Settantatre presenze quotidiane, sottolineano i consiglieri, sono già poche per una città che ambisce a definirsi turistica. Ma il dato diventa ancora più fragile se, come ipotizzano, in quelle presenze vengono conteggiati anche gli operai impegnati nel cantiere della Ragusa Catania, che dormono in città per motivi di lavoro. “Sono questi i nostri turisti?”, chiedono. “Persone che vengono per necessità, non per scelta? Se questo è il miracolo turistico, allora abbiamo toccato il fondo”.
Mentre l’Amministrazione parla di crescita, il centro storico racconta un’altra storia. “Negli ultimi anni abbiamo perso più di 20 attività commerciali solo nel cuore della città”, afferma Gaetano Iacono. Una desertificazione che, secondo l’opposizione, stride con i post celebrativi pubblicati sui social istituzionali.
Altro capitolo, quello dei musei cittadini. Nel 2024 sono stati venduti 453 biglietti, per un incasso complessivo di 2.398 euro. Nel 2025 i biglietti salgono a 776, con un incasso di 3.930 euro. “Con questi numeri”, osservano Iacono e Chinnici, “per arrivare alle 26.660 presenze dichiarate ci vorrebbero 34 anni”. Una sproporzione che rende difficile parlare di crescita reale.
Nel mirino finiscono anche le politiche dell’Amministrazione. “Non si vede un piano turistico, non ci sono azioni di rigenerazione urbana, non c’è programmazione né una vera valorizzazione delle potenzialità agroalimentari, paesaggistiche e culturali”, dice Gaetano Iacono. Al contrario, parlano di divieti, tasse, chiusure e di una comunicazione che prova a colorare di rosa un panorama che appare spento.
La richiesta di un cambio di passo
“Chiaramonte merita ben altro”, conclude Gaetano Iacono. Serve, secondo l’opposizione, un piano strategico per lo sviluppo dell’agroalimentare, dell’artigianato e del turismo, azioni concrete per la sicurezza e la vivibilità del centro e delle campagne, una cooperazione tra operatori economici, realtà sociali e terzo settore, investimenti seri in istruzione e cultura. Elementi che, ad oggi, non trovano riscontro nei numeri annunciati.
(czcz)






