Da Ragusa a Modica, perplessità sul futuro di Malattie infettive

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Il trasferimento del reparto di Malattie infettive da Ragusa a Modica solleva interrogativi su rete ospedaliera e sicurezza dei percorsi.

A sollevare dubbi e perplessità è il consigliere comunale di Ragusa Federico Bennardo, che annuncia la volontà di aprire un confronto con i vertici dell’Asp e con tutti i soggetti coinvolti, mettendo al centro una questione che definisce di primaria importanza per la comunità.

Secondo Bennardo, il tema va affrontato con cautela e nel rispetto delle procedure. “Il piano della rete ospedaliera della Regione Siciliana non è stato ancora approvato dal ministero della Salute, cui spetta l’ultima parola ai sensi del Dm 70/2015, ma nonostante ciò alcune modifiche risultano già in fase di attuazione, quantomeno a livello locale”, osserva il consigliere, evidenziando una discrepanza tra iter formale e scelte operative. Il nodo principale riguarda proprio la prospettiva di trasferire il reparto di Malattie infettive all’ospedale di Modica. Una decisione che, secondo Bennardo, segue l’accentramento di altri reparti come Geriatria e Nefrologia già collocati nella struttura modicana.

“Questa scelta rischia di lasciare l’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa con una presenza ridotta di reparti internistici e di limitare il servizio di Malattie infettive al solo day hospital e all’ambulatorio”, avverte, parlando di un possibile indebolimento dell’offerta sanitaria nel capoluogo. Le perplessità non si fermano all’aspetto organizzativo, ma si estendono alla logistica della nuova configurazione. Il consigliere segnala che i servizi connessi alle Malattie infettive sarebbero collocati in adiacenza al reparto di Ostetricia e Ginecologia, separati soltanto da una porta in vetro. Una soluzione che, a suo giudizio, appare poco convincente. Sarebbe invece auspicabile, sottolinea, prevedere percorsi nettamente separati per pazienti, personale, materiali e rifiuti, considerando la delicatezza delle specialità coinvolte.

“Chiedo ai vertici dell’Asp di valutare, con spirito di collaborazione e condivisione, ogni aspetto logistico e organizzativo di questa nuova configurazione”, conclude Bennardo. Una richiesta che nasce dal timore che l’assetto ipotizzato possa appesantire i reparti internistici rimasti al Giovanni Paolo II e sollevare dubbi sulla sicurezza dei percorsi destinati a personale e pazienti, lasciando aperta una questione che promette di far discutere ancora.

(czcz)

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