Scicli prova a giocarsi una carta importante e lo fa partendo dal mare. La città ha messo nero su bianco l’idea progettuale per la candidatura a Capitale italiana del mare 2026, aprendo ufficialmente un percorso che guarda alla costa, alla cultura marinara e allo sviluppo sostenibile come elementi centrali del futuro del territorio.
Il primo passo concreto sarà un incontro pubblico in programma martedì 13 gennaio alle 18 a Palazzo Spadaro. Un appuntamento aperto non solo ai cittadini, ma anche a chi opera sul territorio, dalle associazioni alle imprese, passando per enti, istituzioni e operatori legati ai settori del mare.
L’iniziativa nasce dopo l’avviso pubblico con cui il Comune ha chiesto manifestazioni di interesse per costruire una candidatura condivisa. L’obiettivo è quello di non limitarsi a una proposta calata dall’alto, ma di raccogliere contributi utili a dare forza e credibilità al dossier che Scicli intende presentare a livello nazionale.
Il mare come identità e risorsa
Al centro dell’idea progettuale ci sono alcuni temi chiave, la cultura del mare, la biodiversità marina, l’economia legata alle attività costiere e l’uso sostenibile delle risorse. Elementi che l’amministrazione considera parte integrante dell’identità cittadina e, allo stesso tempo, leve di sviluppo.
Durante l’incontro verranno illustrati il quadro strategico della candidatura, la visione complessiva del progetto e gli ambiti di intervento previsti. Spazio anche alle modalità di partecipazione, con l’indicazione di come enti pubblici, università, Terzo Settore, associazioni e operatori economici possano contribuire in modo concreto.
L’amministrazione comunale punta su un momento di ascolto e dialogo, considerato fondamentale per rafforzare la qualità della proposta. L’idea è quella di costruire una rete territoriale ampia, capace di assumersi una responsabilità condivisa nel dare forma alla candidatura.
Al di là dell’esito finale, il percorso avviato viene presentato come un’occasione per riflettere sul rapporto tra Scicli e il suo mare, mettendo insieme tutela ambientale, economia e cultura. Un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe lasciare segni concreti anche oltre il 2026.
(czcz)






