Un’infrastruttura inaugurata nel 2016 e mai utilizzata continua a raccontare uno dei fallimenti più evidenti della programmazione pubblica nel territorio ibleo.
Doveva essere il cuore della logistica agroalimentare del Sud Est siciliano, un’infrastruttura strategica capace di sostenere il sistema produttivo ibleo e di collegarlo ai grandi mercati nazionali ed esteri. A distanza di quasi dieci anni dall’inaugurazione, l’Autoporto di Vittoria resta invece il simbolo più amaro di uno spreco di denaro pubblico che continua a pesare sul territorio.
Un progetto da sei milioni mai diventato realtà
Costato circa 6 milioni di euro di fondi pubblici, l’autoporto venne inaugurato nel 2016 con grandi aspettative. L’obiettivo era chiaro, creare un hub logistico moderno al servizio dell’agroalimentare, settore trainante dell’economia iblea. Quelle promesse, però, non si sono mai trasformate in realtà.
L’opera, di fatto, non è mai entrata in funzione per una serie di criticità mai risolte, dalla mancanza di completamenti essenziali ai problemi di allacciamenti, fino all’assenza di una gestione operativa stabile. Un elenco di nodi rimasti irrisolti che, negli anni, hanno trasformato un investimento pubblico in una struttura inutilizzata.
Abbandono, denunce e nessun passo avanti concreto
Oggi, gennaio 2026, l’area di contrada Crivello Capraro appare come una vera e propria cattedrale nel deserto. I capannoni mostrano i segni evidenti dell’abbandono, strutture vandalizzate, infissi divelti, ruggine che avanza, erbacce alte metri e un diffuso stato di degrado. In alcune zone sono stati segnalati anche rifiuti abbandonati, ulteriore conferma di un controllo inesistente su un bene pubblico che avrebbe dovuto rappresentare sviluppo e lavoro.
A riportare l’attenzione sul caso, lo scorso settembre 2025, è stata la CNA di Vittoria, che ha denunciato pubblicamente lo stato di abbandono dell’autoporto parlando senza mezzi termini di spreco di risorse e di occasione mancata per le imprese del territorio. L’associazione ha chiesto alla Regione e agli enti competenti un intervento urgente per completare l’opera e renderla finalmente utilizzabile.
Da allora, nonostante annunci e dichiarazioni di intenti, sul piano concreto non risultano passi avanti significativi. Nessun cantiere riaperto, nessun cronoprogramma ufficiale, nessuna soluzione strutturale alla questione della gestione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, un’infrastruttura strategica lasciata al degrado mentre le aziende iblee continuano a fare i conti con costi logistici elevati e collegamenti insufficienti.
L’autoporto di Vittoria resta così uno dei casi più emblematici di mala programmazione in Sicilia, una ferita aperta che interroga la politica regionale e locale sulla capacità di trasformare i finanziamenti pubblici in sviluppo reale. Per il territorio ibleo, più che un’opera incompiuta, è il promemoria quotidiano di promesse disattese e di un futuro che, almeno per ora, continua a restare chiuso dietro cancelli arrugginiti.
(czcz)







