Scicli al centro della scena culturale: Federculture sceglie il MACc per il suo 21° Rapporto Nazionale
Non è solo una meta barocca o un set cinematografico: Scicli oggi è un modello nazionale di gestione e rigenerazione culturale.
A sancire questo primato è stata la presentazione del 21° Rapporto Federculture, l’annuale “termometro” della cultura in Italia, ospitata proprio tra le mura del neonato MACc (Museo d’arte contemporanea del Carmine).
L’evento, che ha coinciso con il finissage della mostra “L’Opera delle formiche” di Emilio Isgrò, ha trasformato la cittadina iblea in un laboratorio di idee alla presenza dei massimi esponenti del settore: il presidente di Federculture Andrea Cancellato, il direttore Alberto Bonisoli e il Sovrintendente dell’Inda di Siracusa Daniele Pittèri.
Il MACc: una sfida amministrativa vinta
Inaugurato nel 2025, il MACc rappresenta un unicum per la complessità della sua genesi. Ospitato in un complesso conventuale del Settecento, il museo convive con una porzione di proprietà del FEC (Ministero dell’Interno) in uso alla Chiesa. “Un riconoscimento al lavoro dell’amministrazione”, ha sottolineato il sindaco Mario Marino, affiancato dall’assessore Giuseppe Mariotta, evidenziando come Scicli stia evolvendo da meta balneare a “giacimento culturale” d’eccellenza, inserendosi in quella rete di medie città che oggi costituiscono la vera nervatura produttiva del Paese.
Il dibattito è entrato nel vivo con le riflessioni di Cancellato e Bonisoli sulle strategie per sostenere il comparto. Tra i temi caldi: l’estensione dell’art bonus e le nuove leve fiscali. Inoltre si è parlato anche di unificare l’IVA al 5% sui prodotti culturali e di nuove tecnologie nel settore.
Il Sovrintendente Daniele Pittèri ha però ricordato che la tecnologia senza anima non basta: “La proposta culturale deve essere autentica, inconfondibile e unic”». Un concetto ripreso da Graziana Papale (Sikarte), che ha invocato la necessità di “fare sistema” tra le grandi mostre della Sicilia Orientale per creare un’offerta turistica integrata.
L’intervento più atteso è stato quello del Maestro Emilio Isgrò. L’artista ha esortato la Sicilia a superare i vecchi stereotipi: “Dobbiamo agire come le formiche: alacremente e in silenzio. Bisogna rifuggire dal sicilianismo, dal gattopardismo e dalla retorica dei Pupi che restituiscono un’immagine oleografica e ferma della nostra terra”.
Quello che emerge da Scicli è un vero e proprio nuovo manifesto culturale: una cultura che non è solo conservazione del passato, ma produzione contemporanea e motore economico.
La presentazione si è conclusa con le note del violinista Daniele Ricca, che nel suggestivo chiostro del Convento ha spaziato dai classici a Einaudi, e un brindisi che guarda già oltre.
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