Pil fermo e stipendi bassi, Ragusa sull’orlo della crisi
Ragusa scivola in fondo alla classifica economica nazionale e lo fa con numeri che parlano da soli.
Le stime dell’Ufficio studi Cgia per il 2026 collocano la provincia iblea al 107esimo posto nel confronto con le altre province italiane, una delle pochissime realtà per cui è prevista una contrazione del Pil.
Un dato che pesa e che restituisce l’immagine di un territorio in evidente affanno.
I numeri della Cgia e il confronto nazionale
Secondo il report diffuso dalla Cgia di Mestre a inizio gennaio, la Sicilia nel 2026 crescerà appena dello 0,28 per cento, una delle percentuali più basse a livello nazionale. All’interno di questo quadro già debole, Ragusa emerge come uno dei casi più critici. La variazione del prodotto interno lordo è stimata in territorio negativo, intorno a meno 0,05 per cento, un valore che colloca la provincia insieme a Enna tra le sole due in contrazione su un totale di 107 province monitorate. Il confronto con il resto del Paese è netto. Mentre molte aree del Centro Nord mostrano segnali di crescita più sostenuti, il Sud continua a scontare ritardi strutturali. Per Ragusa il dato assume un significato ancora più allarmante perché riguarda un territorio che in passato aveva mostrato una certa capacità di tenuta, soprattutto grazie all’agricoltura e ad alcuni comparti produttivi locali.

Le ricadute sul territorio e le critiche politiche
Le tabelle del report Cgia descrivono un’Italia che corre a velocità diverse e lasciano Ragusa sul gradino più basso della classifica. Una posizione che solleva interrogativi sulle prospettive di sviluppo della provincia e sulla capacità di attrarre investimenti e creare occupazione stabile. Su questo quadro si innestano anche le critiche del consigliere comunale Sergio Firrincieli, che richiama le stime Cgia per sottolineare la fragilità del tessuto economico locale. Firrincieli collega il dato negativo del Pil alla chiusura di importanti realtà produttive, come lo stabilimento Versalis, ai salari tra i più bassi della Sicilia e alla progressiva erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo il consigliere, senza interventi strutturali e politiche mirate il rischio è quello di una stagnazione prolungata, con effetti pesanti sul piano sociale e occupazionale. Al di là delle posizioni politiche, i numeri restituiscono una fotografia difficile da ignorare. Ragusa, oggi, cresce meno di tutte le altre province italiane e arretra rispetto al resto del Paese. Un segnale che impone una riflessione profonda sul futuro economico del territorio e sulle scelte necessarie per evitare che il divario continui ad allargarsi.
(czcz)
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