Assenza verso la presidenza dell’Ars, Abbate resta al palo? Il risiko politico a Ragusa

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Nel risiko del rimpasto siciliano prende quota il nome di Giorgio Assenza, possibile carta di Fratelli d’Italia per la presidenza dell’Ars, mentre Ignazio Abbate vede complicarsi i suoi piani di prestigio.

Se il rimpasto dovesse davvero aprire scenari nuovi, il nome di Giorgio Assenza è uno di quelli che circola con più insistenza. L’eventuale uscita di scena di Gaetano Galvagno dalla presidenza dell’Ars aprirebbe uno spazio politico rilevante e Giorgio Assenza, deputato ibleo di Fratelli d’Italia, viene considerato tra i profili spendibili per quel ruolo.

Non è una suggestione campata in aria, ma una valutazione che nasce dal peso del partito e dai nuovi equilibri che si stanno costruendo attorno alla Sanità e non solo. Per il territorio ragusano sarebbe un passaggio di rilievo, forse il più alto possibile in questa fase. Ed è proprio questo elemento che rende ancora più delicata la posizione degli altri protagonisti politici della provincia… come Ignazio Abbate

Ignazio Abbate e le ambizioni frenate

Diversa, e più complessa, infatti è la traiettoria di Ignazio Abbate. Il deputato della Democrazia Cristiana continua a inseguire un ruolo di prestigio in giunta, ma il contesto non gioca a suo favore.

La Dc rifondata da Totò Cuffaro resta un marchio ingombrante e, secondo il presidente Renato Schifani, l’esclusione del partito dai giochi di governo sarebbe ormai irreversibile. Una valutazione politica pesante, che si riflette direttamente sulle ambizioni di Abbate. In una provincia piccola come Ragusa, poi, la matematica del potere geografico è spietata.

Pensare di esprimere allo stesso tempo il presidente dell’Ars e un assessore regionale appare francamente complicato e creerebbe non pochi mal di pancia . Se Giorgio Assenza dovesse davvero salire a Palermo con un ruolo di primo piano, lo spazio per Ignazio Abbate si restringerebbe drasticamente. Non è solo una questione di rapporti di forza, ma di equilibrio territoriale.

La Dc che cambia pelle

Da qui il tentativo, non troppo nascosto, di cambiare insegna. Dentro la Dc c’è chi spinge per un approdo nell’Udc, a cominciare dal coordinatore regionale Decio Terrana. In questo fronte si collocano Andrea Messina, Serafina Marchetta e lo stesso Ignazio Abbate.

L’obiettivo è chiaro, rientrare in giunta aggirando l’ostacolo politico rappresentato dalla Dc cuffariana. Ma anche questa strada non è priva di insidie. Se l’operazione dovesse andare in porto, il posto sarebbe uno solo e il derby interno tra Ignazio Abbate e Andrea Messina diventerebbe inevitabile. Un confronto che rischia di indebolire ulteriormente la rappresentanza iblea invece di rafforzarla.

Le altre carte sul tavolo

C’è poi un’altra linea, incarnata dal capogruppo Carmelo Pace, che guarda all’intesa parlamentare con Cateno De Luca in prospettiva elezioni regionali 2027. È una scommessa più lunga, meno immediata, che però potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nel centrodestra siciliano.

Anche qui, però, per Ignazio Abbate non ci sono certezze nell’immediato, né garanzie di quel ruolo di primo piano che il deputato ragusano sembra aspettarsi. In questo intreccio di ambizioni, veti e strategie, la sensazione è che Giorgio Assenza oggi giochi una partita in salita verso l’alto, mentre Ignazio Abbate sia costretto a fare i conti con limiti politici e territoriali difficili da aggirare, almeno per ora. (czcz)

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