Vittoria, Consiglio comunale contro il giornalista antimafia: scoppia il caso Bascietto

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Un Consiglio comunale convocato non per discutere di mafia, criminalità o sicurezza, ma per affrontare le critiche di un giornalista antimafia.

È da qui che nasce il caso esploso a Vittoria nelle ultime ore, trasformandosi rapidamente in una vicenda politica e istituzionale capace di scuotere l’opinione pubblica cittadina. Una convocazione che, dopo le proteste e le prese di posizione di quasi tutte le forze politiche, è stata prima corretta e poi annullata. Un doppio passo indietro che, secondo Giuseppe Bascietto, ha finito per apparire come “una toppa peggio del buco”, lasciando l’immagine di una politica confusa proprio sui temi più delicati come mafia e criminalità organizzata.

Al centro della vicenda c’è Giuseppe Bascietto, cronista d’inchiesta che da tempo racconta le dinamiche criminali del territorio.

Sentito telefonicamente, il giornalista ha chiarito che le sue critiche rivolte alla presidente del Consiglio comunale Concetta Fiore non riguardavano esclusivamente il rapimento del giovane vittoriese Nicosia avvenuto lo scorso settembre, ma soprattutto il silenzio seguito alla vasta operazione antimafia del 3 e 4 dicembre, conclusa con diversi arresti.

In quell’occasione, ha ricordato Bascietto, il Consiglio comunale non ha aperto alcun dibattito politico strutturato su quanto stava emergendo, fatta eccezione per l’intervento del solo consigliere Pippo Scuderi, di Fratelli d’Italia, che invocando l’articolo 40 del regolamento — quello che consente dichiarazioni fuori dall’ordine del giorno — ha ringraziato le forze dell’ordine e provato ad avviare un primo livello di riflessione politica. Un intervento che, secondo il giornalista, è stato completamente ignorato dalla presidente Fiore. Le sue parole, però, sono state lette come un attacco diretto alle istituzioni politiche cittadine.

La denuncia di Bascietto e l’accusa di silenzio istituzionale

In un lungo intervento pubblico, Bascietto ha ricostruito una sequenza di eventi che, a suo giudizio, raccontano un progressivo arretramento della politica di fronte alla pressione criminale. Dal sequestro del giovane in via Fava, poi ricondotto al boss Gianfranco Stracquadaini, fino alla maxi operazione antimafia di dicembre, agli arresti per droga, alle minacce al sindaco e all’incendio di un bene confiscato, il giornalista ha parlato di una città attraversata da segnali chiari e inquietanti.

Secondo Bascietto, di fronte a questo scenario, il Consiglio comunale avrebbe dovuto convocare una seduta straordinaria per analizzare, discutere e prendere posizione in modo pubblico e unitario. Invece, ha denunciato, l’aula è rimasta in larga parte silenziosa, lasciando soli i vertici istituzionali più esposti. Un silenzio che, in territori segnati dalla presenza mafiosa, non è neutro ma assume il peso di una scelta politica.

Il Consiglio convocato contro il giornalista

La svolta arriva quando la presidente Concetta Fiore decide di convocare d’urgenza il Consiglio comunale, ma non per affrontare il tema antimafia. All’ordine del giorno finiscono, di fatto, le dichiarazioni di Bascietto. Una decisione che il giornalista definisce gravissima, soprattutto perché maturata mentre è destinatario di minacce documentate e mentre il Prefetto di Ragusa ha disposto misure di tutela nei suoi confronti.

“Quando un’istituzione smette di contrastare le mafie e sceglie di indicare un giornalista come problema pubblico – ha scritto Bascietto – non compie un errore, ma assume una responsabilità storica”. Per il cronista, convocare il Consiglio contro una voce critica significa indicare un bersaglio, esponendo chi racconta ciò che accade sul territorio.

Le reazioni politiche e la solidarietà

La convocazione del Consiglio ha provocato una reazione immediata. L’avvocato ed ex candidato sindaco Piero Guerrieri ha parlato di un errore senza precedenti, sottolineando come in una città segnata da arresti per mafia, minacce e incendi intimidatori, le istituzioni dovrebbero mostrarsi unite e concentrate sull’essenziale, non arroccate contro una critica.

Anche il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, è intervenuto chiedendo di spostare il dibattito su un terreno diverso. Pur riconoscendo l’impegno della presidente Fiore sui temi della sicurezza urbana, Aiello ha auspicato una convocazione del Consiglio dedicata esplicitamente all’impegno antimafia della comunità, evitando sovraesposizioni personali e malintesi.

Sulla stessa linea il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, che ha ribadito la necessità di affrontare i temi della sicurezza e del contrasto alla criminalità organizzata, ma ha giudicato inopportuni consigli comunali straordinari aventi come oggetto le dichiarazioni di un giornalista, invitando a un confronto serio e unitario per il bene della città.

Il dietrofront e l’annullamento del Consiglio

La notizia più recente è arrivata nella giornata di oggi, 6 gennaio, ed è stata il risultato di un doppio passo indietro.

In un primo momento, infatti, la convocazione del Consiglio comunale è stata modificata con l’aggiunta di un nuovo punto all’ordine del giorno dedicato alla criminalità organizzata cittadina, senza però eliminare il dibattito sulle dichiarazioni di Giuseppe Bascietto. Una correzione che, secondo lo stesso giornalista, è apparsa subito insufficiente. “Una toppa peggio del buco”, l’ha definita, perché ha restituito l’immagine di una politica cittadina confusa e in difficoltà proprio sugli argomenti più scottanti, come mafia e criminalità. Poche ore dopo, a seguito delle prese di posizione di quasi tutti i movimenti politici, è arrivato l’annullamento completo della seduta consiliare.

Un epilogo che, se da un lato ha evitato lo scontro istituzionale, dall’altro ha lasciato sul campo una scia di interrogativi. Bascietto ha spiegato di sentirsi ancora più preoccupato per la propria incolumità, perché quanto accaduto avrebbe aggiunto “un nuovo bersaglio sulla schiena”. Ragionare come la mafia, per comprenderla, significa anche leggere questi passaggi: prima il silenzio della politica sui temi mafiosi, poi l’esplosione di un polverone contro chi quel silenzio lo ha denunciato, infine la modifica dell’ordine del giorno e l’annullamento del Consiglio. Dinamiche che, agli occhi delle organizzazioni criminali, possono apparire come il segnale di una città scossa e improvvisamente meno dormiente, proprio perché qualcuno ha rotto l’equilibrio del non detto.

Resta così il segno di una vicenda che ha scoperchiato tensioni profonde e aperto interrogativi non marginali: sul rapporto tra critica e istituzioni, sul ruolo del giornalismo in territori complessi e, soprattutto, sulla capacità della politica di parlare con una voce chiara e compatta quando la criminalità organizzata torna a farsi sentire.

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